Il futuro passato della scuola: quando la pandemia mette a nudo le “crepe” dell’edilizia scolastica

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L’edilizia scolastica pubblica in Italia: i numeri

“Scrivi bene, senza fretta / ogni giorno una paginetta. / Scrivi parole diritte e chiare: / Amore, lottare, lavorare”.

Termina così “il primo giorno di scuola” di Gianni Rodari (del quale, lo scorso 23 ottobre, abbiamo ricordato il centenario dalla nascita). La filastrocca ci parla di una scuola di altri tempi, di bidelle e bidelli, di maestri che arrivano dalla stazione, di scolaretti che usano penne, astucci, assorbenti e matite appuntite.

Viene da sorridere e da riflettere nel pensare come siano cambiati i tempi, da allora, nel modo di insegnare e di apprendere, ma come, al contempo, tutto sia rimasto pressoché invariato sotto il punto di vista dei “luoghi fisici” della scuola, delle infrastrutture, nonostante il repentino progresso delle tecniche costruttive e gli indubbi passi in avanti nell’ambito delle normative.

Attualmente, secondo l’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia Scolastica (fonte “Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca”), il patrimonio di edilizia scolastica “pubblica” è composto da 40.160 edifici “attivi”: strutture edilizie che rappresentano l’elemento fondamentale e integrante del sistema scolastico, alle quali, per stessa asserzione del Ministero, vanno assicurati uno sviluppo qualitativo e una collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle dinamiche formative, culturali, economiche e sociali (Art. 1, Legge n.23/1996).

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I dati sopra riportati (ultimo aggiornamento riferito all’Anno 2018) sono forniti dagli Enti locali (proprietari o gestori degli edifici pubblici adibiti a uso scolastico) e vengono utilizzati dal MIUR per acquisire le conoscenze necessarie all’adempimento della necessaria pianificazione.

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La “diagnostica” degli edifici scolastici italiani

Ma gli elementi interessanti che si desumono dal sito del MIUR riguardano soprattutto la “diagnostica” degli edifici scolastici.

Dei 40.160 fabbricati censiti soltanto il 38% è stato realizzato dal 1976 in poi, mentre il 30% tra il 1961 ed il 1976. Addirittura il 32% è antecedente al 1960 (parliamo quindi di immobili con vita utile di più di 60 anni, nella migliore delle ipotesi).

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I dati più “sconcertanti” arrivano allorché si analizzano le voci “Collaudo Statico”, “Antincendio” ed “Agibilità”.

In questo caso il 46% degli edifici non risulta “collaudato” staticamente, il 61% non è dotato di “agibilità” e addirittura il 76% non è in possesso del “Certificato di Prevenzioni Incendi”.

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Scuole: i dati della Provincia di Roma

Analizzando, a esempio, i dati relativi alla Provincia di Roma la situazione peggiora sensibilmente: dei 1843 edifici censiti il 72% è privo di “collaudo” e l’80% non è in regola con le norme “antincendio”. La condizione si aggrava addirittura nel caso della “Agibilità”, di cui sono sprovviste ben l’82% delle scuole.

La popolazione scolastica

Attualmente (i dati ISTAT sono aggiornati sempre al 2018), volendo analizzare la situazione considerando la “popolazione” scolastica e la sua suddivisione in “Istituti” e “Classi” ed “Iscritti per Classe”, emerge il seguente quadro:

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Per la Provincia di Roma il numero di Iscritti per “Classe” aumenta sensibilmente:

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Una scuola pubblica “malata e affollata”

Quanto evidenziato è di per se “inquietante”: ci mostra una scuola pubblica “malata” e “affollata” (due termini che l’attualità pandemica ci ha insegnato a temere, se associati).

Negli ultimi mesi, a partire dal termine del “lockdown” (e delle successive “fasi” che gradualmente ci hanno condotto alla apparente “tranquillità estiva”), l’unica preoccupazione del Governo, di Presidi, Insegnanti e Genitori è stata quella di garantire la “riapertura” delle scuole: aspettativa legittima e sacrosanta, ma in netto contrasto con le evidenze tecniche sullo stato di salute degli edifici che ospitano alunni e professori.

Quei dati ci raccontano (e ci confermano) che almeno l’82% delle scuole di Roma non è idonea ad accogliere attività così delicate, che implichino la permanenza di minori che, nella maggior parte dei casi, non avrebbero né la capacità e né, tantomeno, la prontezza di fronteggiare quegli eventi improvvisi, imprevedibili e repentini che sarebbero deleteri in edifici di nuova costruzione (pensiamo cosa potrebbe accadere in caso di sisma o incendio in edifici sprovvisti di collaudo, di certificazioni antincendio e, addirittura, di agibilità).

Sarebbe sufficiente ricordare due episodi relativamente recenti: il crollo del controsoffitto della scuola di Rivoli nel 2008 o la tragedia di San Giuliano nel 2002. Per chi avesse voglia di approfondire, sul web basterebbe digitare, ad esempio sulle ricerche di Google, le parole “crollo” o “incendio” associate alla parola “scuola” per trovarsi di fronte a decine e decine di episodi di sconcertante gravità (anche se fortunatamente, e per puro caso, senza vittime).

In realtà, sempre attraverso il sito del MIUR, si può appurare che almeno il 78% delle scuole è dotato del “Documento relativo ai rischi e alle misure di prevenzione per la salute e la sicurezza” (anche se in molti casi il Documento non è approfondito sotto il profilo del “Rischio Sismico”) e del “Piano di Emergenza”.

Ma al contempo ben l’87% degli edifici non è stato adeguato alla attuale normativa tecnica antisismica.

A tale proposito si evidenzia che ben il 43% delle scuole si trova in “Zone Sismiche 1 e 2” (le più critiche).

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Il Sito del MIUR non permette un’agile estrapolazione dei dati riguardanti la presenza nelle scuole di “macro ambiti funzionali” (palestre, mense, ecc.), la “raggiungibilità” degli edifici (trasporto pubblico locale, scuolabus, ecc), la presenza di vincoli idrogeologici, la tipologia di riscaldamento o se gli Istituti abbiano messo in atto degli accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche, per la riduzione dei consumi energetici o per la protezione dai rumori: l’esperienza di chi scrive (per aver appartenuto per più di due lustri ai Consigli di Istituto di diverse scuole), o dei molti genitori che leggono, indurrebbe però ad ipotizzare, ragionevolmente, la presenza di numerose criticità anche per i profili sopra citati.

Le domande che ci si dovrebbe porre, alla luce della fredda e distaccata analisi dei dati forniti dal Ministero e della quotidiana esperienza nel mondo della pubblica istruzione (anche solo come fruitori di secondo livello), sono:

  • Le nostre scuole sono veramente sicure?
  • Le nostre scuole andavano riaperte a tutti i costi anche a fronte di una minaccia supplementare come quella del “virus”?
  • Ma soprattutto, le nostre scuole sono idonee a garantire quel livello di “performance” che l’attuale momento storico richiede? (soprattutto sotto il profilo delle “dotazioni” tecniche e impiantistiche?)

Le priorità politiche per la scuola

Come si apprende dal sito del MIUR l’ “Atto di Indirizzo con le priorità politiche per il 2019” prevede di:

  • Mettere in sicurezza gli istituti scolastici con un piano pluriennale di investimenti;
  • Potenziare e supportare la capacità di progettazione degli Enti locali;
  • Adottare misure per la semplificazione delle procedure e per la verifica della sicurezza degli edifici scolastici;
  • Programmare e attuare un piano triennale di interventi di messa in sicurezza degli istituti, delle palestre e delle strutture scolastiche sportive;
  • Proseguire nell’azione di semplificazione burocratica e di trasparenza già avviata.

Per la prima volta l’Italia, nel maggio del 2015 (D.M. n. 322/2015), si è dotata di una programmazione nazionale triennale degli interventi di edilizia scolastica (per il triennio 2015/2017): oltre 6.000 gli interventi richiesti dagli Enti locali per un fabbisogno totale di 3,7 miliardi di euro.

La programmazione nazionale per il triennio 2015/2017 è stata poi aggiornata per il 2016 e per il 2017.

Successivamente, il D.Lgs. n. 65/2017 ha stabilito che dal 2018 potevano essere ammessi alla programmazione anche gli interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico.

La definizione di una nuova programmazione per il triennio 2018/2020 è stata infine avviata con D.I. 03/01/2018.

Una “selva” di finanziamenti, norme e decreti 

Secondo quanto possibile apprendere dal sito del MIUR le “Linee di Finanziamento” si articolano come segue:

  • il cosiddetto Piano 2019;
  • il Finanziamenti Province e Città Metropolitane;
  • il cosiddetto Fondo Comma 140 (per Provincie, Città Metropolitane e Comuni);
  • i Mutui Bei;
  • il cosiddetto Sisma 120 Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria;
  • la Progettazione di Interventi di Messa in Sicurezza di Edifici Scolastici;
  • le Indagini Diagnostiche;
  • le Verifiche Vulnerabilità Sismica;
  • le Scuole Antisismiche;
  • il Piano Antincendio;
  • le cosiddette Scuole Sicure;
  • le cosiddette Scuole Belle;
  • il Piano Palestre;
  • i Fondi edilizia scolastica per avvio anno scolastico 2020-2021 (in ambito di “Emergenza COVID”);

Una vera e propria “selva” di finanziamenti, provvedimenti legislativi, Norme, Decreti (spesso corretti e rimodulati) le cui scadenze sono state comunque prorogate dal MIUR in considerazione dell’attuale Emergenza sanitaria.

Il Piano 2019

Il cosiddetto “Piano 2019” prevede un impegno di € 830 mln (suddivisi in due “Piani”) a beneficio degli Enti locali per finanziare interventi di edilizia scolastica rientranti nella programmazione triennale:

  • con il D.M. 10/03/2020 n. 175 sono state ripartite, tra le Regioni, risorse pari a € 510 mln e individuati gli interventi degli Enti locali da ammettere a finanziamento;
  • con il successivo il D.M. 25/07/2020 n. 71 sono stati assegnati € 320 mln per finanziare ulteriori interventi rientranti nella programmazione triennale.

I Finanziamenti Province e Città Metropolitane

I “Finanziamenti Province e Città Metropolitane” (€ 855 mln dal 2020 al 2024 e € 225 mln dal 2025 al 2034) sono regolati dalla Legge n. 160/2019 e prevedono finanziamenti di interventi di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico nelle scuole superiori di competenza di Province e Città Metropolitane ripartiti sulla base dei seguenti criteri:

  • numero degli studenti nella misura del 50%;
  • numero edifici pubblici adibiti ad uso scolastico nella misura del 50%.

Le proposte degli interventi da finanziare dovevano pervenire entro il 17 novembre 2020.

Il Fondo Comma 140

Il “Fondo Comma 140” (D.L. n. 50 del 2017) assegna una quota del fondo di cui all’articolo 1, comma 140, della Legge n. 232 del 2016 in favore di Province e Città Metropolitane per interventi di edilizia scolastica per un importo complessivo di circa 321 mln di euro: si tratta principalmente di interventi di adeguamento sismico e di messa in sicurezza.

Con Decreto MIUR n. 607/2017 sono state individuate le Province e le Città Metropolitane beneficiarie del predetto finanziamento. Con D.P.C.M. 21/07/2017 sono state invece assegnate al MIUR risorse per oltre un 1 miliardo di euro da destinare a interventi che interesseranno, per la maggior parte, i Comuni: in data 28 novembre 2017 è stato adottato un Decreto del MIUR con il quale si è proceduto a ripartire tra le Regioni la quota di finanziamento pari a circa 1058 mln di euro.

I mutui BEI

I “Mutui BEI” (per un totale pari a € 905 mln) riguardano finanziamenti per la “Messa in sicurezza, manutenzione, ristrutturazione e nuove costruzioni” a beneficio di Enti locali: con decreto del MIUR n. 640/2015 (di concerto con il MEF e con MIT), è stato autorizzato l’utilizzo, da parte delle Regioni, di contributi pluriennali per € 40 mln (decorrenti dal 2015 e fino al 2044) per il finanziamento degli interventi inclusi nei Piani Regionali di Edilizia Scolastica.

Il 22 novembre 2018 è stato siglato un Protocollo di Intesa relativo all’attuazione del nuovo piano di interventi 2018/2020 tra il MIUR, il MEF, la BEI (Banca di Investimenti Europea), la Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa e la Cassa Depositi e Prestiti.

L’Accordo Quadro (raggiunto in sede di Conferenza Unificata il 6 settembre 2018) ha disposto che, nel triennio 2018/2020, le Regioni interessate potevano essere autorizzate dal MIUR, d’intesa con il MIT, a stipulare mutui trentennali al fine di favorire interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica, nonché di permettere la costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici e la realizzazione di palestre nelle scuole o di interventi volti al miglioramento delle palestre esistenti.

I fondi Sisma 120

I Fondi “Sisma 120 – Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria” prevedono un finanziamento pari ad € 120 mln destinato alla messa in sicurezza, all’adeguamento antisismico e/o alla nuova costruzione di edifici pubblici, adibiti a uso scolastico statale, ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2 delle quattro Regioni del Centro Italia interessate dagli eventi sismici del 2016 e del 2017 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria).

I fondi per la “Progettazione di interventi di messa in sicurezza di edifici scolastici”

I fondi per la “Progettazione di interventi di messa in sicurezza di edifici scolastici” sono invece relativi al finanziamento ad Enti locali di € 50 mln al fine di consentire la messa in sicurezza degli edifici scolastici (attraverso il D.L. n. 109/2018). Le risorse disponibili sono state accertate con Decreto del MIUR n. 850/2018.

I fondi per le Indagini diagnostiche

Attraverso i fondi per le “Indagini diagnostiche” (€ 40 mln), disposti al fine di garantire la sicurezza degli edifici scolastici e di prevenire eventi di crollo di solai e controsoffitti (in esecuzione del Decreto MIUR n. 734/2019), il Ministero ha indetto una procedura pubblica nazionale per l’erogazione di contributi per indagini e verifiche, appunto, di solai e controsoffitti degli edifici.

Le “Verifiche Vulnerabilità Sismica”

Le “Verifiche Vulnerabilità Sismica” usufruiscono invece di un finanziamento pari a € 100 mln: in esecuzione di quanto previsto dal D.L. n. 8/2017 e dal D.L. n. 50/2017, il MIUR, d’intesa con il Dipartimento “Casa Italia” (della Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha indetto una pubblica selezione per erogare contributi finalizzati alla verifica di vulnerabilità sismica e progettazione di interventi di adeguamento antisismico sugli edifici di proprietà pubblica adibiti ad uso scolastico ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2.

I fondi Scuole antisismiche

I fondi “Scuole antisismiche” (finanziamento pari a € 40 mln) attengono invece all’ “Adeguamento infrastrutturale e antisismico degli edifici del sistema scolastico” e sono a beneficio degli Enti locali (Decreto del MIUR n. 943/2015).

Il Piano Antincendio

Il cosiddetto “Piano Antincendio” consiste in due distinti finanziamenti, rispettivamente di € 114 mln (I Piano – D.M. MIUR n. 101/2019) ed € 98 mln (II Piano – D.M. MIUR n. 1111/2019) per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici scolastici.

Scuole sicure e Scuole belle

“Scuole sicure” e “Scuole belle” (rispettivamente finanziate con € 400 mln ed € 130 mln) prevedevano la “messa in sicurezza, manutenzione, ristrutturazione” (per 1.636 edifici in tutta Italia) ed “interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale degli edifici scolastici” (circa 20.000 interventi).

Il Piano Palestre

Con il D.M. MIUR n. 94/2019 sono stati finanziati interventi per la messa in sicurezza e/o nuova costruzione di edifici scolastici da destinare a palestre e/o strutture sportive (il cosiddetto “Piano Palestre”) per un finanziamento pari ad € 50 mln.

Una vera e propria “tempesta” di finanziamenti: una mole di dati in cui è estremamente complicato addentrarsi anche per un esperto di pratiche della Pubblica Amministrazione.

I fondi durante l’emergenza COVID

Nel frattempo si aggiunge l’Emergenza COVID: ed ecco che, come se per “magia” tutte le scuole fossero diventate idonee ad accogliere i loro naturali fruitori, arriva un’altra “pioggia” di contributi: i “Fondi edilizia scolastica per avvio anno scolastico 2020-2021” (in tutto € 30 mln), fondi per supportare gli Enti locali in interventi urgenti di edilizia scolastica, nonché per l’adattamento degli ambienti e delle aule didattiche al fine di garantire il contenimento del contagio relativo al COVID per l’avvio dell’anno.

I fondi sono stati assegnati con decreto del MIUR n. 77/2020 in favore di Province, Città Metropolitane e Comuni con popolazione pari o superiore ai 10.000 studenti. Successivamente (con il D.L. n. 104/2020) è stato deciso un incremento ai fini dell’acquisizione in affitto (o con le altre modalità previste dalla legislazione vigente, inclusi l’acquisto, il leasing o il noleggio di strutture temporanee) di ulteriori spazi da destinare all’attività didattica, nonché per le spese derivanti dalla conduzione dei suddetti spazi e dal loro adattamento alle esigenze didattiche.

Ripercorrendo a ritroso la selva di Norme, Decreti, Protocolli d’Intesa, Accordi Quadro, giungiamo (in piena “pandemia”) a scoprire che tutti gli interventi (e i finanziamenti) messi in atto nel corso degli anni (per lo meno dal 2015) ci hanno reso delle scuole che, nella stragrande maggior parte dei casi, non sono idonee alle loro funzioni in base ai requisiti minimi che erano richiesti dalle normative.

Il tema degli spazi e della sicurezza

Basti pensare, ad esempio, alla questione “affollamento”. In base alla normativa in materia (D.M. 18/12/1975), in riferimento alla funzionalità didattica, l’altezza dei soffitti delle aule non può essere inferiore a 3 metri e vengono previsti i seguenti standard minimi di superficie:

  • scuola dell’infanzia mq/alunno 1,80;
  • scuola primaria mq/alunno 1,80;
  • scuola media mq/alunno 1,80;
  • scuola secondaria 2 mq/alunno 1,96.

Ciò varrebbe a dire che, ad esempio, nel caso delle Aule delle classi presenti nelle scuole di Roma (per quanto riportato nella Tabella iniziale) la dimensione degli ambienti dovrebbe andare da un minimo di circa 40 mq per i primi cicli, fino a circa 42 mq per le superiori, non considerando che, nella media, esiste un considerevole numero di classi pari a 24/25 alunni (in alcuni casi però tale valore viene addirittura superato).

Le disposizioni tecniche di cui al suddetto D.M. 18/12/1975, pur essendo lo stesso abbastanza “datato”, risultano ancora in vigore fino all’emanazione delle nuove norme tecniche “quadro” e “specifiche”. Tra l’altro, gli standard sopra indicati vengono ripresi dal D.Lgs. n. 81/08 (“Testo Unico della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro”) che prevede addirittura uno “spazio vitale” superiore: una superficie di almeno 2,00 mq e una cubatura non inferiore a 10 mc per ogni lavoratore (ed è ormai chiaro che, per le Norme sulla Sicurezza, gli alunni vengono “assimilati” ai lavoratori).

Ciò starebbe a significare che, per un’aula che contiene 25 studenti (la “classica” classe di Scuola Media) dovrebbero essere necessari una superficie di almeno 50 mq e una cubatura di addirittura 250 mc. La circostanza risulta inverosimile nella maggior parte delle classi degli Istituti italiani che, come rammentato, per il 60% dei casi hanno una data di edificazione anteriore al 1975 (risentendo quindi, sia morfologicamente che costruttivamente, delle carenze dettate dalla loro vetustà).

Lo “spazio vitale” riferito agli spazi relativi all’insegnamento specializzato (i cosiddetti Laboratori) necessiterebbe di dimensioni ancora maggiori.

Cosa dice la normativa antincendio

Altri aspetti di criticità sono rappresentati dall’adeguamento alla normativa antincendio e alle norme tecniche per le costruzioni (sotto il profilo antisismico).

Il D.M. 26 agosto 1992 (“Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”) prevede che le aule scolastiche non possano contenere più di 26 persone (25 alunni + 1 docente o 24 alunni in caso di 2 docenti). Il mancato rispetto degli standard indicati potrebbe costituire rischio grave per la sicurezza degli alunni e del personale in caso di repentina necessità di evacuazione dell’edificio o dell’aula.

Per il mancato rispetto dei suddetti parametri i Vigili del Fuoco potrebbero non rilasciare (o revocare, ammesso che l’Istituto ne sia in possesso) il previsto “nullaosta”. Per i refettori e le palestre la densità di affollamento è pari a 0,4 persone/mq. Particolari indicazioni sono previste per gli Spazi di Esercitazione (soprattutto per i laboratori di Chimica), per le biblioteche, i depositi, le cucine, le Centrali termiche e il sistema di evacuazione (con particolare riguardo per “zone filtro”, scale normali e di emergenza, ascensori, ecc.).

La criticità, soprattutto nelle grandi città, è rappresentata dal fatto che molto spesso gli Istituti sono collocati in edifici molto “vecchi” (se non “storici” e addirittura “vincolati” per i Beni Culturali) e ciò determina, in molti casi, la necessità di delicate “deroghe”.

Nel 2009 il Dipartimento Sviluppo e Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma Capitale ha affidato alla Società Risorse S.p.A. l’incarico di progettazione generale della prevenzione incendi per 470 edifici scolastici, finalizzato alla riorganizzazione e integrazione degli interventi in progetti organici volti all’ottenimento del parere di conformità da parte dei Vigili del Fuoco e alla successiva acquisizione del Certificato Prevenzione Incendi: ad oggi ancora devono essere avviati i lavori per diversi Istituti ma, soprattutto, il problema è rappresentato dal considerevole lasso di tempo intercorso tra la progettazione e l’inizio degli interventi, circostanza che molto spesso determina il rinvenimento di situazioni distributive (e funzionali) variate nel tempo con conseguente necessità di introduzione di Varianti.

La questione della sicurezza antisismica degli edifici scolastici

Non meno critica è la situazione sotto il profilo strutturale.

Come accennato precedentemente la gran parte degli Edifici scolastici è priva della Certificazione di Collaudo Statico (a Roma circa il 72%). A seguito del terremoto in Puglia e Molise del 2002 è stata emanata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, che riclassifica l’intero territorio nazionale in quattro zone a diversa “pericolosità”, eliminando le zone non classificate e introducendo l’obbligo, per gli Enti proprietari, di procedere alla verifica sismica degli edifici strategici e di quelli rilevanti per finalità di Protezione Civile: tra questi ultimi rientrano anche le scuole.

Una missione estremamente ardua, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte degli Edifici risale a un periodo antecedente al 1975 (circa il 60%) e un cospicuo numero dei restanti Istituti è stato realizzato prima della nuova Classificazione Sismica e dell’entrata in vigore delle Norme Tecniche del 2008 (sostituite, ad oggi, dalle Norme Tecniche del 2018).

In ogni caso, a prescindere dal miglioramento o dall’adeguamento sismico dei fabbricati, si renderebbe indispensabile una verifica non solo della vulnerabilità sismica, ma anche del comportamento di elementi “non strutturali” (quali controsoffitti, canalizzazioni impiantistiche o, anche semplicemente, delle suppellettili tipo armadi, scaffali, plafoniere che, in caso di sisma lieve potrebbero causare danni irreparabili): non dimentichiamo che il 43% degli edifici scolastici si trova in Zone 1 e 2 (le più “pericolose”).

Anche per questo, nella stesura dei Documenti di Valutazione dei Rischi, un particolare riguardo andrebbe destinato alla “Valutazione del Rischio Sismico”.

Efficienza energetica, connessione internet, dispositivi performanti: le altre criticità

Tante, troppe criticità che “cozzano” con l’ostinata volontà (non solo del MIUR ma anche di Presidi, Docenti e della componente Genitoriale) di riaprire a “tutti i costi” delle scuole che i pochi tratti pennellati nella precedente asettica narrazione raffigurano come prive (in moltissimi casi) dei requisiti minimi richiesti per la semplice “vivibilità”.

Non si comprende, tecnicamente, il motivo per il quale per un semplice passaggio di proprietà o per un banale affitto di un appartamento si debba dimostrare la legittimità urbanistica dell’immobile, il collaudo, l’agibilità e l’efficienza energetica, mentre i figli nella nostra nazione possono tranquillamente frequentare edifici che (nella maggior parte dei casi) sono privi di molte delle suddette certificazioni. Per non parlare dell’aspetto del risparmio energetico o, ancor più banalmente, di tutte quelle dotazioni che ormai sono di uso comune in tutte le case italiane ma si stenta a trovare nelle classi: parliamo di hardware performanti, connessioni ultraveloci, ossia strumenti che, nel momento di attivazione della quarantena di una classe per accertato “Caso COVID”, sarebbero necessarie e indispensabili per i docenti al fine di garantire la “benedetta” Didattica Digitale Integrata (che sostituisce la “famigerata” Didattica a Distanza).

Legge di Bilancio 2021: quali misure per la scuola?

“Piano 2019”, “Finanziamenti Province e Città Metropolitane”, “Progettazione di Interventi di Messa in Sicurezza”, “Indagini Diagnostiche”, “Verifiche Vulnerabilità Sismica”, “Piano Antincendio”, “Scuole Sicure”, “Scuole Belle”, “Piano Palestre”, “Fondi COVID” (tanto per citare alcune delle linee di finanziamento) rappresentano sicuramente una garanzia sull’impegno che il Governo ed il MIUR stanno mettendo in campo, ma troppo spesso confliggono con la selva di Norme e Leggi che caratterizzano la farraginosa burocrazia italiana.

Un ulteriore sforzo è quindi stato intrapreso attraverso la “Legge di Bilancio 2020” ed il D.L. n. 34/2020 (che tratta delle misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica) che prevedono una serie di semplificazioni burocratiche (per accelerare la progettazione di interventi su edifici scolastici per il triennio 2020-2023) relative agli incarichi di progettazione (affidamento diretto fino alle soglie comunitarie previste dal Codice Appalti per le forniture e i servizi) e allo snellimento delle procedure per le Conferenze di Servizi e per i pareri delle Amministrazioni.

Inoltre, al fine di semplificare le procedure di pagamento, gli Enti locali sono stati autorizzati, per tutta la durata dell’emergenza, a procedere anche in deroga ai limiti fissati nell’ambito dei Contratti di Appalto. Il D.L. n. 22/2020 ha poi disposto che, fino al 31 dicembre 2020, al fine di garantire la rapida esecuzione di interventi di edilizia scolastica, i Sindaci e i Presidenti delle Province e delle Città Metropolitane potessero operare con i poteri dei Commissari Straordinari.

Semplificazioni che si aggiungono a quelle introdotte nel 2014 dalla “Agenzia per la coesione territoriale” che aveva avviato un’attività di presidio e affiancamento agli Enti locali beneficiari di risorse destinate all’edilizia scolastica attraverso l’istituzione di una specifica Task Force Edilizia Scolastica (TFES) con il compito di accelerare l’attuazione degli interventi e garantire il pieno utilizzo delle risorse assegnate.

Con il Disegno di “Legge di Bilancio 2021”, per agevolare gli interventi di edilizia scolastica, il termine per l’utilizzo dei poteri Commissariali da parte di Sindaci e Presidenti delle Province è stato poi prorogato al 31 dicembre 2021; inoltre è stata prevista la deroga agli articoli 21 e 27 del Codice Appalti (in ambito di programmazione ed approvazione dei progetti) e la possibilità, per gli Enti locali, di variare (a seguito dell’approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi) lo strumento urbanistico vigente, agendo in deroga alle attuali disposizioni nazionali e regionali.

La Legge di Bilancio prevede inoltre lo stanziamento di ulteriori 1,5 miliardi di euro per l’edilizia scolastica (100 milioni all’anno per 15 anni) e di 350 milioni per potenziare i servizi di trasporto scolastico (200 milioni per aumentare i bus per gli studenti e 150 milioni per consentire agli scuolabus di effettuare il servizio nel rispetto delle norme anti-COVID).

Un’importante novità è rappresentata infine dall’istituzione di un “Fondo perequativo infrastrutturale” con una dotazione complessiva di 4,6 miliardi di euro in 12 anni (dal 2022 al 2033): le risorse finanzieranno interventi per il recupero del deficit infrastrutturale tra le diverse aree geografiche attraverso una ricognizione (da stabilire con apposito D.P.C.M. entro il 30 giugno 2021) delle dotazioni infrastrutturali esistenti.

Dai finanziamenti agli interventi nelle scuole: quale prassi?

Le linee di finanziamento appena descritte (dalla “Programmazione nazionale triennale 2015” alla “Legge di Bilancio 2021”) sono indubbiamente un grande passo in avanti per un settore che sconta decenni di ritardi, ma potrebbero non essere sufficienti. Nel quadro rappresentato s’innesta infatti la parte (forse più importante e complessa) della Procedura, che riguarda la programmazione, la progettazione e l’esecuzione degli interventi.

È questa la fase più delicata, con ricadute evidenti anche sullo stanziamento dei fondi: vale a dire, un seria e ponderata azione di supporto economico agli Enti locali da parte del Governo non può prescindere da una chiara rappresentazione del Quadro Esigenziale.

Le cifre delle linee di finanziamento, in sintesi, dovrebbero essere determinate, inderogabilmente, attraverso un quadro chiaro e preciso della situazione: ogni Ente locale, attraverso i propri Uffici Tecnici dovrebbe rendere l’esatta fotografia, in tempo reale, delle effettive esigenze del patrimonio edilizio scolastico sotto tutti i profili (manutentivo, strutturale, impiantistico).

Comuni, Provincie, Regioni, in quanto soggetti “proprietari” o “affidatari”, dovrebbero tenere in costante aggiornamento il censimento delle “necessità” degli edifici di propria competenza: ma ciò, soprattutto per le grandi città e per le aree Metropolitane, non è sempre vero (considerando anche i problemi di “sotto organico” che affliggono le Pubbliche Amministrazioni). Un lavoro estremamente complesso ma necessario e da svolgere “gomito a gomito” con i veri fruitori delle scuole (Dirigenti, Collegi Docenti e Consigli di Istituto, Responsabili dei Servizi di Protezione e Prevenzione, Rappresentanti dei Lavoratori, forze Sindacali): ciò anche al fine di evitare, come troppo spesso accade, che i progetti vengano redatti “su carta”, rendendo soluzioni superate dalla reale consuetudine e dall’effettivo uso e degli ambienti scolastici.

Tale fase dovrebbe rappresentare il punto di partenza di una corretta e ragionata programmazione degli interventi sia di natura manutentiva “ordinaria” (perché purtroppo le scuole “soffrono” della atavica mancanza di semplice manutenzione che poi, inevitabilmente, si trasforma in qualcosa di più grave e patologico), che “straordinaria”, che di “adeguamento normativo” o, semplicemente, di “sviluppo” ed “implementazione” delle dotazioni infrastrutturali.

Va da se che le linee di finanziamento (e conseguentemente le programmazioni e le progettazioni) dovrebbero “dialogare” tra di loro: sarebbe assurdo (oltre che anti economico) prevedere dei lavori “a compartimento” senza studiare le implicazioni che ogni categoria di lavoro potrebbe (e può) comportare nelle restanti o sottovalutando la corretta necessità di “integrare” le progettazioni in corso al fine di ottimizzarle ed eliminare eventuali sovrapposizioni e ridondanze.

Ad esempio: quasi tutte le scuole di Roma sono state oggetto (nel 2009!) di progettazione ai fini antincendio; ebbene gli studi eseguiti dovrebbero essere messi a confronto (dopo l’opportuna verifica, visto il tempo trascorso) e poi integrati con eventuali ulteriori progetti di necessaria manutenzione straordinaria (impiantistica o di adeguamento normativo – ad esempio risparmio energetico ed adeguamento sismico). Il rischio che molto spesso si corre è quello di “rimettere le mani” su lavori eseguiti da poco, con evidente spreco di tempo e di danaro.

Altro aspetto (di criticità) fondamentale è rappresentato dal dialogo tra Pubbliche Amministrazioni (spesso inefficiente e farraginoso). Oltre alle Conferenze di Servizi (e a tutte le semplificazioni ultimamente introdotte) sarebbe indispensabile prevedere dei Protocolli d’Intesa permanenti con i vari Uffici Tecnici preposti al controllo della Progettazione e dell’Esecuzione: ad esempio gli Uffici Regionali del Genio Civile (per l’aspetto strutturale), i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco (per l’antincendio), le ASL territoriali (per le questioni inerenti il Titolo IV del Testo Unico sulla Sicurezza), le Soprintendenze Regionali e Territoriali (per gli aspetti “vincolistici”).

Un vero e proprio Piano Strategico Nazionale: questo è ciò di cui la nostra Scuola Pubblica (“affollata” e “malata”) avrebbe bisogno in questo momento. Non solo finanziamenti “a pioggia” e progetti per rincorrere affannosamente (e parzialmente) la triste realtà.

Un Piano lungimirante ed ambizioso che preveda una programmazione territoriale scrupolosa (e che soprattutto renda una “fotografia” reale dello “stato di fatto” degli edifici scolastici) finalizzata ad armonizzare tutte le linee di finanziamento previste.

Un Piano che veda coinvolti tutti gli “attori” del processo (personale scolastico, Enti Locali, Uffici territorialmente competenti) in maniera “strutturata” attraverso procedure chiare ed efficaci finalizzate all’ottenimento di Progetti Esecutivi che tengano realmente conto dell’appaltabilità della soluzione, della durabilità nel tempo e della manutenibilità (art. 26 del Codice dei Contratti Pubblici), dell’economicità e dell’efficacia degli interventi (art. 4), della minimizzazione dei rischi di introduzione di varianti e di contenziosi e della possibilità di ultimazione dell’opera entro i termini previsti (sempre art. 26), ma che non si limitino soltanto a questo.

Basti pensare ai vantaggi che potrebbe garantire una “cabina di regia” territoriale in termini di risparmio economico in forniture per categorie di lavoro estese all’intera area di Provincie, Città Metropolitane o Comuni di vasta entità; o il dialogo propositivo tra Scuola e Gestori telefonici in tempo di Didattica a Distanza; o forti e stabili partnership con produttori di hardware e software (per lo sviluppo delle attività laboratoriali) e fornitori di energia (per assicurare un efficace contenimento delle spese).

Un laboratorio progettuale (da contestualizzare nel più ampio dibattito sulla revisione del Titolo V della Costituzione in tema di Autonomie locali) replicabile in altri ambiti (sanità, infrastrutture, edilizia pubblica, edifici strategici) attraverso modelli per quanto possibile standardizzati su scala territoriale anche al fine di rendere finalmente efficace il principio costituzionale riguardante la parità di trattamento e di opportunità (in questo caso eliminando aspetti di “discriminazione” tra le aree cosiddette “industrializzate” e le aree maggiormente “depresse”, aspetto fortunatamente preso in esame dalla attuale Legge di Bilancio).

Un Piano Strategico Nazionale che ci renda finalmente una Scuola Pubblica efficiente, accogliente, sicura.

La scuola pubblica “ideale”

Una scuola fatta di aule “normali” (che rispettino gli standard dimensionali, i rapporti aeroilluminanti, i criteri di sicurezza per pavimenti, tinteggiature, controsoffitti, mobili e suppellettili e che siano dotate di apparati interattivi evoluti); in cui i corridoi e le vie di esodo (ascensori, scale normali e di emergenza) assolvano pienamente al loro compito; in cui i laboratori siano veramente “moderni” ed assicurino la possibilità di “sperimentare” tutte le nuove tecnologie; in cui le mense possano essere un luogo in cui cibare il corpo ma anche lo spirito (con sistemi di controllo della coibentazione acustica e dell’aerazione naturale) e le cucine possano diventare “luoghi sicuri” (nella corretta attuazione dei cicli “sporco/pulito”).

Una Scuola che finalmente sia dotata di palestre attrezzate di tutti i mezzi necessari a garantire il pieno sviluppo psicomotorio; in cui prendano vita luoghi idonei a fare musica, recitazione, e dove gli studenti possano liberare la propria creatività artistica con strumenti e dotazioni all’altezza; in cui gli spazi esterni (giardini, parcheggi, aree verdi) siano curati e manutenuti con il rispetto che meritano.

Una scuola in cui tutte le “carte” tecnico amministrative (specialmente quelle che riguardano il collaudo, l’agibilità, l’antincendio e gli impianti) siano finalmente “rimesse in ordine” in un unico “Fascicolo Fabbricato della Scuola” tenuto dagli Enti Proprietari e costantemente aggiornato nell’ottica di migliorare non solo l’aspetto manutentivo ma anche quello del risparmio energetico e della connettività. Ma soprattutto una scuola libera da “pregiudizi fisici”, da tutte quelle barriere che la rendono troppo spesso lontana e inaccessibile a molte delle “differenti abilità” (che invece rappresentano la sua inestimabile ricchezza).

Una scuola, finalmente, “green” (votata alla sostenibilità ed all’ecocompatibilità), “smart” (facile e piacevole da frequentare) e pronta ad entrare nel mondo della “Innovation Technology”.

Insomma, un Piano Strategico che ci restituisca una Scuola capace di mettersi al passo con i tempi e di formare nuove generazioni in grado di assicurare al paese un “futuro” degno del suo “passato”, fatto di cultura, sperimentazione, genio e creatività, ma soprattutto di rispetto, educazione e condivisione. Una Scuola che possa supportare, con edifici e dotazioni all’avanguardia, l’eccellenza di un corpo docente (il vero pilastro del “sistema”) che, troppo spesso, è chiamato a sopperire ad ogni tipo di carenza con spirito di sacrificio e ammirevole disponibilità.

Per tornare a Gianni Rodari, “Amore, lottare, lavorare”… Parole da scrivere “dritte e chiare”, con serietà, capacità e saggezza.

Tutto ciò, soprattutto, perché “la scuola è (e deve essere) aperta a tutti” (Art. 34 della Costituzione Italiana).

Fonte [Ingenio]