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Edifici storici: Competenze Professionali

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Il sempre verde argomento delle competenze professionali per gli interventi sugli edifici storici: spettano agli architetti o agli ingegneri? Bella domanda, e stiamo attenti a rivolgerla a voi, diretti interessati, perchè gli animi potrebbero scaldarsi. Giustamente, perchè è un argomento molto interessante, dal punto di vista tecnico e da quello lavorativo. In ogni modo, cerchiamo di capire chi ha le competenze professionali per fare tali interventi, sulla base della normativa.

Il tema delle competenze professionali per la realizzazione degli interventi sul patrimonio edilizio suscita sempre notevole interesse, ma anche rivalità competitiva e controversie tra le varie categorie di professionisti della progettazione tecnica, per imprimere le proprie idee nella progettazione ed esecuzione degli interventi.

Spesso, infatti, insorgono controversie in ordine alla legittimità di determinazioni amministrative che sostanzialmente escludono i professionisti che appartengono alla categoria degli ingegneri dal conferimento di incarichi afferenti la direzione di lavori da eseguirsi su immobili di interesse storico-artistico.

Il diniego implicito è stato adottato in un caso similare dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici in ordine alla comunicazione di subentro di un ingegnere nell’incarico di direttore dei lavori relativi alla concessione edilizia rilasciata dal comune per la realizzazione di lavori su un immobile di interesse storico-artistico e in quanto tale sottoposto al vincolo di tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Il provvedimento è stato adottato sull’assunto che l’attività professionale in oggetto debba ritenersi inibita agli ingegneri, essendo riservata agli architetti, ai sensi dell’articolo 52, secondo comma, del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto).

La parte lesa ha impugnato il provvedimento negativo, deducendo in via principale la sua illegittimità per contrasto con la direttiva del Consiglio CE 10 giugno 1985 n. 384 (cui l’Italia ha dato esecuzione con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129) nella parte in cui la stessa, con il proposito di uniformare in ambito europeo le condizioni minime di formazione di coloro che operano nel settore dell’architettura, avrebbe sostanzialmente parificato i titoli di laurea in ingegneria ed in architettura, ricorrendo alcune condizioni minime in relazione ai percorsi formativi dei distinti corsi di laurea ovvero – a titolo transitorio – in relazione ad alcuni titoli rilasciati fino ad una certa data da istituzioni europee di formazione tassativamente indicate.

Da ciò i ricorrenti hanno tratto la conclusione secondo cui ogni discriminazione tra le due categorie professionali sarebbe illegittima alla luce del diritto comunitario e dei principi dallo stesso desumibili.

I Giudici hanno affermato che “è evidente l’arbitraria discriminazione a danno degli ingegneri civili italiani operata dalla norma in esame, i quali, equiparati agli ingegneri civili ed agli architetti europei dalla normativa comunitaria, possono esercitare, diversamente da questi ultimi, l’attività professionale riservata ai titolari di diploma di architetto in tutta l’Europa, ma non in Italia: discriminazione che, trovando causa nel contrasto tra la normativa nazionale e il diritto comunitario, va risolta con la disapplicazione della disciplina interna e la conseguente invalidità degli atti applicativi”.

Al riguardo si osserva:
– che nello stato attuale di evoluzione del diritto comunitario, la disciplina sostanziale dell’attività degli architetti e degli ingegneri non costituisce oggetto di armonizzazione, né di ravvicinamento delle legislazioni, così come risulta allo stato non armonizzata la disciplina delle condizioni di accesso a tali professioni;

– che l’ordinanza della Corte di giustizia del 5 aprile 2004 ha ipotizzato la sussistenza nell’ordinamento italiano di un’ipotesi di “reverse discrimination” in danno dell’ingegnere civile italiano e in favore di ogni altro ingegnere di altri Paesi UE, non ha in alcun modo affermato la sicura sussistenza di una siffatta discriminazione, ma ne ha soltanto ipotizzato la possibilità, al ricorrere di taluni presupposti soggettivi e oggettivi.

In particolare, con la decisione del 5 aprile 2004, la Corte di giustizia ha affermato che tale ipotesi potrebbe verificarsi solo quando il possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato da altro Paese dell’UE fosse espressamente menzionato negli elenchi redatti ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 85/384/CEE, ovvero nello speciale elenco transitorio di cui agli articoli 10 e 11 della medesima direttiva e laddove analoga possibilità fosse esclusa nei confronti di un professionista italiano in possesso dei medesimi requisiti.

Fonte [ediltecnico.it]

Inarcassa insostenibile, parte la protesta di Architetti e Ingegneri – lavoripubblici.it

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Il lavoro che scarseggia, i clienti che non pagano, nessun riferimento tariffario a tutela del proprio lavoro, i noti problemi con i lavori pubblici, i continui cambiamenti normativi che obbligano ad un aggiornamento continuo e dispendioso, la crisi. Sono solo alcuni dei problemi che soverchiano una platea di professionisti costituita da 150.000 architetti e 220.000 ingegneri che nel 2013 si troveranno a dover fronteggiare anche l’aumento del contributo Inarcassa che rischia seriamente di portare alla chiusura delle partite iva delle fasce più deboli.

Dall’1 gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova Riforma Previdenziale per Architetti e Ingegneri che segna il passaggio al metodo contributivo che prevede:

  • un contributo soggettivo obbligatorio calcolato applicando una sola aliquota fino a concorrenza del massimale contributivo. In particolare l’aliquota ordinaria è passata dal 13,5% al 14,5% con un contributo minimo aumentato da € 1.645,00 a € 2.250,00 (aumento del 36,8% circa);
  • un contributo integrativo che tutti gli iscritti all’Albo degli Ingegneri o all’Albo degli Architetti P.P.C. devono applicare una maggiorazione percentuale del 4% su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari professionale ai fini dell’I.V.A., e versarne ad INARCASSA l’ammontare indipendentemente dall’effettivo pagamento da parte del debitore. La maggiorazione è ripetibile nei confronti di quest’ultimo. Con la riforma il contributo minimo è aumentato da € 375,00 a € 660,00 (aumento del 76!).

In pratica anche un piccolo professionista o un giovane appena entrato nel mondo del lavoro, dovranno versare ogni anno ad Inarcassa un contributo minimo di € 2.910,00 (pari a € 242,50 al mese).

E’ così partita dal mondo delle professioni una protesta contro un aumento ritenuto assolutamente controcorrente oltre che dannoso, che costringerà più di un professionista a prendere in seria considerazione l’ipotesi di chiudere o preferire il lavoro subordinato alla libera attività intellettuale.

La parte “istituzionale” e “politica” delle professioni costituita dai Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri ha inviato una lettera al Presidente di Inarcassa Arch. Paola Muratorio in cui hanno pregato di capire il momento di grave sofferenza dei propri iscritti ed in generale quello del Paese, chiedendo di intraprendere delle iniziative “atte a ridurre, sia pur temporaneamente, gli oneri a carico degli iscritti, tra cui un temporaneo congelamento dell’aumento dei contributi minimi.”

Da segnalare la nota inviata dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Messina che, dopo aver mostrato l’insostenibilità dei contributi Inarcassa, ha formulato una proposta che verrebbe incontro alle impellenti esigenze degli iscritti. In particolare:

  • abolizione del contributo minimo perché con l’avvento del sistema contributivo sarebbe corretto prevedere il versamento di una aliquota rapportata a ciò che realmente si guadagna;
  • sospensione del versamento dei contributi previdenziali per 24 mesi;
  • regolarizzazione automatica dei contributi non pagati negli anni trascorsi, attraverso la rateizzazione in 10 anni dell’importo dovuto;
  • regolarizzazione dei contributi attraverso la volontaria cessione del credito;
  • allungamento dei termini di pagamento con interessi da applicare con un tasso non superiore a quello legale o a quello del rendimento obiettivo medio di Inarcassa ovvero a quello di capitalizzazione dei contributi.

Segnaliamo, inoltre, la protesta degli Ordini degli Architetti e Ingegneri di Lecce che si sono schierati al fianco di un gruppo di professionisti salentini capeggiati dagli architetti Claudio Marasco e Valeria Solazzo che hanno fatto partire una petizione che ha già raggiunto oltre 1.800 firme contro l’aumento dei contributi Inarcassa. In tal senso il Presidente degli Ingegneri di Lecce Daniele De Fabrizio ha definito tali aumenti vergognosi e inaccettabili mentre il l’Ordine degli Architetti di Lecce ha proposto una sospensione per 24 mesi del versamento dei contributi. Sull’argomento è stato organizzato un incontro che si terrà il 24 maggio 2013 alle 16.30 presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Lecce per discutere sui possibili rimedi e proposte.

Per ultimo segnaliamo la delibera Inarcassa del 15 maggio 2013 con cui è stato deciso:

  • di differire la scadenza della prima rata dei minimi 2013 dal 30/06 al 31/07/2013;
  • di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti, che non beneficino di riduzioni e/o frazionamenti dei contributi minimi e che ritengono di conseguire nell’anno 2013 un reddito pari od inferiore a €. 15.000,00, di poter versare, alle scadenze del 31/7 e del 30/09/2013, unitamente al contributo di maternità previsto per il 2013, quale acconto sui contributi minimi, gli stessi importi dei contributi minimi dell’anno 2012. Il versamento della differenza dovuta – pari ad € 890,00 – viene differito alla data del 31/10/2016 con l’applicazione di un interesse dilatorio nella misura del 3% fisso annuo. Coloro che intendono fruire di detta agevolazione devono presentare domanda entro e non oltre il 30/06/2013;
  • agli iscritti che si fossero avvalsi di tale agevolazione, nel caso in cui all’atto della presentazione della dichiarazione per l’anno 2013, il valore del reddito 2013 risultasse tale da comportare il pagamento di un conguaglio a saldo, l’importo dilazionato dei contributi minimi 2013 dovrà essere corrisposto unitamente al saldo entro il termine ordinario. In tal caso sull’importo di € 890,00 sarà applicato l’interesse del 4,5% fisso annuo;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per il 2013, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Lo stanziamento complessivo del monte contributi rateizzabile per il 2013, unito a quello oggetto di rateazione delle annualità 2011, 2012 e 2013, ammonta ad € 150.000.000,00 e l’agevolazione di cui sopra è applicabile comunque entro il termine del 31/12/2013.

Con la delibera si è, infine, deciso, fermo restando i piani di rateazione già concessi e tuttora validi, nonché la valenza degli istituti di concessione dei piani di rateazione in essere, di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti una rateazione straordinaria applicabile agli importi relativi alle annualità 2011, 2012 e 2013, secondo le seguenti modalità:

  • l’istanza deve essere presentata entro e non oltre il 30/06/2013;
  • il debito complessivo rateizzabile deve essere di importo superiore ad € 2.000 e inferiore ad € 40.000;
  • la durata massima del piano di rateazione è fissata in trentasei mesi con rate quadrimestrali posticipate di pari importo ed applicazione dell’interesse annuo del 4,5% fermo restando che il saldo dell’onere complessivo della rateazione deve avvenire entro la data di decorrenza del trattamento pensionistico;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per le annualità rateizzate, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Possono essere ripresentate istanze non accolte per incapienza del limite di rateazione o per inapplicabilità delle annualità interessate. La rateazione non è cumulabile con la dilazione del pagamento dei minimi 2013 prevista dalla deliberazione n. 19964/13 del 15 maggio 2013.

Fonte [lavoripubblici.it]

Ingegneri, obbligo di assicurazione solo per chi esercita la professione – edilportale.com

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Lo afferma il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri in un parere sulla questione dell’obbligatorietà per gli ingegneri dell’assicurazione professionale per la responsabilità civile dei professionisti, che copre i danni eventualmente arrecati alla clientela in seguito ad errori, omissioni o negligenze.

Ricordiamo che l’obbligo di “stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale” e l’obbligo di “rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale” sono stati introdotti dall’articolo 3, comma 5, lettera e) del DL 138/2011, convertito nella Legge 148/2011.

L’obbligo è stato poi disciplinato più nel dettaglio dal Regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (DPR 137 del 7 agosto 2012) nel quale si chiarisce che “la violazione del predetto obbligo, alle condizioni ivi stabilite, costituisce illecito disciplinare”.

Entrambe le norme – spiega il parere – collegano l’obbligo di stipulazione di idonea polizza professionale all’esercizio dell’attività professionale, con la conseguenza che esso, pur essendo astrattamente riferibile a tutti i professionisti iscritti ai rispettivi Ordini, diviene concretamente esigibile solo qualora costoro mostrino di esercitare in modo effettivo e attuale la professione.

Restano quindi esclusi dall’obbligo gli ingegneri assunti alle dipendenze di pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, i quali esercitino l’attività professionale esclusivamente per conto dell’amministrazione o dell’ente di appartenenza, e gli ingegneri posti alle dipendenze di un datore di lavoro privato (ad esempio una società o uno studio professionale), ovviamente ad eccezione dell’attività da loro effettuata in proprio (anche se congiuntamente ai titolari dello studio o della società) con apposizione della firma negli elaborati progettuali ed altri documenti.

In conclusione “l’obbligo di assicurazione professionale – spiega il Centro Studi CNI – vale esclusivamente per gli ingegneri iscritti agli Ordini che esercitano, in modo effettivo, l’attività libero-professionale. Al contrario, gli ingegneri iscritti, ma che non esercitano concretamente, non sono obbligati a sottoscrivere l’assicurazione professionale. Nessun obbligo, a maggior ragione, anche per gli ingegneri assunti dalla P.A. che esercitano la professione in esclusiva per il proprio ente e per quei dipendenti delle aziende private che non firmano i progetti”.

I professionisti soggetti all’obbligo saranno quindi tenuti ad assicurarsi prima di assumere un incarico. Infatti, il cliente può pretendere l’esibizione della polizza assicurativa prima dell’affidamento dell’incarico stesso.

L’obbligo di assicurazione scatterà il 15 agosto 2013.

Fonte [edilportale.com]

Avvocati,notai, ingegneri ed architetti: Cancellata l’Irap con sentenza della Ctr di Roma – lavoripubblici.it

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La Commissione tributaria regionale di Roma con la sentenza n. 238/01/13 del 22 aprile scorso è intervenuta sull’importante questione dell’Irap (Imposta regionale attività produttive) relativa ai redditi di alcune professioni precisando che in alcuni casi l’autonoma organizzazione quale presupposto dell’imposizione Irap è esclusa per orincipio.
Nella sentenza la Commissione tributaria porta avanti un nuovo ragionamento centrato sul concetto che “nell’esercizio delle professioni intellettuali è, in via di principio, assolutamente non configurabile l’esistenza di un’organizzazione di beni che possa funzionare separatamente ed indipendentemente dall’intervento del professionista, dovendo essere prevalente la sua personale attività professionale rispetto all’eventuale utilizzazione di qualsivoglia organizzazione di beni strumentali che non potrà mai essere sostitutiva dell’attività medesima”.

Nella sentenza viene precisato che talune attività professonali quali quelle del geometra, dell’ingegnere, dell’avvocato, del notaio, dell’agente di commercio non possono svolgersi in assenza del professionista stesso ed a prescindere dell’organizzazione professionale della quale lo stesso si serva (minima o ampia e sofisticata); la sua presenza nell’esercizio dell’attività professionale stessa è. comunque, sempre indispensabile e necessaria perché l’attività possa effettivamente essere svolta.
La sentenza si riferisce, dunque, a quelle attività professionali intellettuali dove il professionista è fondamentale importanza per lo svolgimento del lavoro quotidiano ma anche per la reale soddisfazione del cliente.

In base all’affermazione contenuta nella sentenza n. 156/01 della Corte Costituzionale l’esercizio delle professioni cosiddette protette, cioè quelle per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione all’ordine professionale, non integra mai il presupposto per l’applicazione dell’IRAP. Ne deriva così che ai fini IRAP rileva la presenza di un’organizzazione d’impresa e questa non è data dal coordinamento e dall’organizzazione più o meno complessa di cui è capace il professionista per migliorare o rendere più agevole lo svolgimento del proprio lavoro, ma da quella organizzazione, autonoma rispetto al lavoro professionale, capace di spersonalizzare l’attività svolta e di fornire come struttura a se stante quella prestazione professionale che connota l’attività professionale tipica del professionista.
Per altro, anche a parere della stessa agenzia delle entrate (risoluzione n. 118 del 28 maggio 2003), la natura personale dell’attività professionale non viene meno, anche nel caso di organizzazioni più complesse come quella della società tra professionisti.

Fonte [lavoripubblici.it]

Equiparata la competenza degli architetti e degli ingegneri – lavoripubblici.it

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progettazioneArchitetti o ingegneri: a chi spetta la realizzazione dell’intero complesso degli impianti tecnologici a corredo del fabbricato? Secondo la recente sentenza del Consiglio di Stato(sez. VI) n. 1550 del 15 marzo 2013, entrambe le categorie professionali possono occuparsi di tutte le realizzazioni tecniche, comprese quelle di carattere accessorio.

Una decisione che ribalta la sentenza del T.A.R. per il Lazio n. 7174/2008, che aveva escluso, nella fattispecie, la competenza degli architetti in materia di impianti soggetti ad omologazione ISPESL. E proprio in seguito a tale sentenza, l’Ordine degli Architetti di Roma ha presentato ricorso in appello contro l’Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza del Lavoro.

Il Consiglio di Stato ha quindi stabilito l’ampiezza delle competenze riconosciute – rispettivamente – agli ingegneri e agli architetti facendo riferimento agli artt. 51 e 52 del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (“Approvazione del regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto”). In particolare, è sulla base del primo comma dell’articolo 52, secondo cui formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative che Palazzo Spada si è pronunciato in senso positivo sulla competenza o meno degli architetti anche in materia di impianti soggetti ad omologazione ISPESL.

Il tutto facendo riferimento anche a normative successive che corroborano tale decisione, rilevando come risultano di esclusivo appannaggio della professione di ingegnere solo le opere di carattere più marcatamente tecnico- scientifico, come ad esempio le opere di ingegneria idraulica, e come invece il concetto di edilizia civile possa essere interpretato estensivamente, facendovi ricadere le realizzazioni tecniche anche di carattere accessorio collegate al fabbricato mediante l’esecuzione delle necessarie opere murarie (ad esempio gli impianti di videosorveglianza).

Ciò implica che la circostanza che il progetto sia presentato autonomamente non fa venire meno il collegamento univoco e funzionale con l’opera di edilizia civile e, quindi, permette che il progetto stesso sia sottoscritto anche da un architetto.

Non meno rilevante il giudizio sulla memoria depositata dall’ISPESL poco prima della sentenza, con la quale l’Istituto ha affermato la cessazione della materia del contendere in conseguenza del mutato orientamento giurisprudenziale, con il riconoscimento della competenza professionale degli architetti in materia di impianti tecnologici a corredo dei fabbricato. Il Consiglio di Stato non ha infatti ritenuto condivisibile tale tesi, perché altrimenti l’Istituto avrebbe dovuto già emanare un atto integralmente satisfattivo delle pretese dell’ordine appellante, equiparando, di fatto, ex tunc, la competenza degli architetti a quella degli ingegneri.

Fonte [lavoripubblici.it]

Ingegneri e imprese private, nel 2012 emorragia di assunzioni: -27% – ediltecnico.it

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scale-che-scendono-sempre-piu-giu-140x105La crisi continua a mordere anche i laureati in ingegneria e lo fa in maniera particolarmente dura, se è vero che rispetto nel 2012 il numero di ingegneri assunti dalle imprese private è stato di appena 15.230 unità, oltre il 27% in meno rispetto ai 20.950 del 2011. A renderlo noto è una recente pubblicazione curata dal Centro Studi del CNI intitolata Le assunzioni dei laureati in ingegneria nelle imprese private (scarica il documento integrale dal sito del Centro Studi CNI).

Il dato rilevato è il più basso degli ultimi 7 anni per quanto riguarda la domanda di lavoro di profili professionali a elevata specializzazione e con laurea in ingegneria. A inizio crisi, nel 2008, si era raggiunto il picco di assunzioni di ingegneri da parte del settore privato con 26.220 laureati nei Politecnici italiani contesi dalle imprese.

Gli ingegneri più desiderati? Elettronici e informatici. Quelli meno cercati? Civili e ambientali
Andando a esaminare nel dettaglio i profili più richiesti dai privati per indirizzo di laurea in ingegneria nel 2012, la parte del leone la fanno gli ingegneri elettronici e dell’informazione, che rappresentano quasi la metà del totale degli ingegneri assunti lo scorso anno (7.230 unità). In questo ambito, gli sviluppatori di software sono i più ricercati con 1.230 assunzioni, seguiti dagli ingegneri programmatori informatici con 940 unità e i progettisti elettronici con 620 assunzioni.

Tiene anche la domanda per il settore industriale dove i progettisti meccanici assunti l’anno scorso sono stati 1.490 (il dato migliore in assoluto per la categoria degli ingegneri). L’ambito generale dell’ingegneria industriale ha assorbito 4.400 ingegneri che hanno trovato un’occupazione nel settore privato.

La nota dolente, dovuta anche al perdurante e infinito avvitamento del settore dell’edilizia, arriva dagli indirizzi di laurea di ingegneria civile e ambientale che, nel 2012, hanno portato a un totale di appena 800 laureati assunti, così ripartiti

– Progettista edile, 190 assunti nel 2012

– Esperto di ingegneria idraulica, 140 assunti nel 2012

– Tecnico dell’ambiente, 70 assunti nel 2012

– Progettista trasporti e infrastrutture, 60 assunti nel 2012

– Direttore tecnico di cantiere, 50 assunti nel 2012

– Tecnico di cantiere edile, 40 assunti nel 2012

– Tecnico sicurezza ambiente lavorativo, 30 assunti nel 2012

– Altre professioni nell’ambito di ingegneria civile e ambientale, 220 assunti nel 2012.

Si salva l’appeal dell’ingegnere
Dai dati rilevati dal Centro Studi del CNI, fortunatamente, risulta che l’emorragia di assunzioni non dipende da un calo del prestigio e della considerazione della professione di ingegnere, ma dalla sempre più pessima congiuntura economica e finanziaria.

“Gli imprenditori interpellati”, si legge infatti nel documento, “continuano ad apprezzare gli ingegneri riconoscendone le doti professionali e le spiccate capacità di lavorare in gruppo come pure di risolvere i problemi”.

Fonte [ediltecnico.it]

Abilitazione professionale in calo tra gli ingegneri – ingegneri.info

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14670_abilitazioneingegneri_ingegneri_LContinua a calare tra i laureati in ingegneria l’appeal dell’abilitazione professionale necessaria per l’iscrizione all’albo. I laureati che scelgono di abilitarsi e di iscriversi all’albo nel 2011 sono stati 11.660, tra ingegneri e ingegneri juniores, il 5,5% in meno rispetto all’anno precedente. In totale è risultato abilitato il 56,3% dei potenziali ingegneri, contro l’85% dell’anno 2006.

Queste le conclusioni dello studio “L’accesso alle professioni di ingegnere e architetto” elaborato dal Centro Studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Diminuiscono gli ingegneri della sezione A (10.416 abilitati), ma continuano a calare soprattutto gli abilitati di primo livello che raggiungono nel 2011 il minimo storico: solo 1.244 contro i 1.358 del 2010, valori assai distanti dal picco massimo registrato nel 2006 quando conseguirono l’abilitazione 1.916 ingegneri juniores, segno inequivocabile di come tale profilo professionale, a 10 anni dalla sua introduzione, non riesca ancora a trovare idoneo consolidamento.

Con la divisione dell’albo in tre settori (civile ed ambientale, industriale e dell’informazione) poteva essere abbastanza prevedibile che soprattutto tra i laureati del settore dell’informazione, ma anche tra quelli provenienti dagli indirizzi industriali, categorie in cui è assai prevalente l’attività di lavoro dipendente, l’utilità del titolo abilitante venisse meno.

Mentre infatti con il vecchio sistema anch’essi potevano svolgere attività professionale riservata, con la divisione in settori, questa appare quasi completamente appannaggio degli iscritti del settore civile ed ambientale. La conseguenza è che i laureati “dell’informazione” pur risultando una componente molto corposa tra i laureati che escono dall’università, costituiscono meno del 16% degli abilitati nel 2011.

Il tasso di successo, a differenza di altre professioni, in primis quella degli architetti, si mantiene comunque su valori molto alti (85,3% tra gli abilitati della sezione A e 80,2% tra quelli della sezione B), sebbene la situazione vari molto tra ateneo e ateneo. Il Politecnico di Milano, principale centro di formazione ingegneristica in Italia, risulta l’ateneo con la percentuale più bassa di ingegneri abilitati (61,2%) mentre in altri atenei, soprattutto nel meridione, la corrispondente quota supera costantemente la soglia del 90% (solo Lecce e Reggio Calabria registrano valori più bassi, pari rispettivamente al 76% e all’80%).

 Fonte [ingegneri.info]

Ritardati pagamenti: il CNI tutela gli Ingegneri, anche dalla p.a. – ediltecnico.it

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professionisti-140x105Il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha diramato un documento che chiarisce i dettagli relativi all’applicazione della normativa europea 2011/7/UE  sui ritardati pagamenti, estesa anche alla Pubblica Amministrazione.

Nel documento si segnala come con l’articolo 2 del Dlgs n. 192/2012 sia stata integralmente recepita la direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e in tutti i contratti pubblici, da parte delle pubbliche amministrazioni.

Il CNI sottolinea che la normativa italiana, con decreto legislativo n. 192/2012, è entrata in sintonia con le indicazioni della Ue, innovando la legislazione che disciplina i pagamenti delle pubbliche amministrazioni. In particolare la normativa si rifà all’articolo 11, che recita: “la fornitura di merci e la prestazione di servizi dietro corrispettivo a cui si applica la presente direttiva dovrebbero anche includere la progettazione e l’esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile”.

La direttiva europea contro i pagamenti lenti ha invece la funzione di “lottare contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, al fine di garantire il corretto funzionamento del mercato interno, favorendo in tal modo la competitività delle imprese ed in particolare delle PMI” (art.1). Nella direttiva c’è un richiamo esplicito ai principi del libero mercato, come dimostra il fatto che i ritardi di pagamenti sono ritenuti un “fattore distorsivo della concorrenza”.

In questo quadro normativo italiano ed europeo, il Consiglio nazionale degli ingegneri e gli Ordini territoriali sono impegnati per la tutela degli interessi dei propri iscritti e per rilevare l’eventuale iniquità delle condizioni contrattuali, facendone dichiarare la nullità.

Ha dichiarato il Presidente del CNI, Armando Zambrano: “L’articolo 8 del Dlgs 231/2002 ha introdotto una forma di garanzia generale e preventiva contro l’utilizzazione di condizioni contrattuali inique rispetto alla tutela del singolo soggetto che abbia stipulato un contratto con clausole considerate inique”.
Lo stesso articolo 8 si rifà alle indicazioni dell’articolo 3 della direttiva 2000/35/CE che a proposito dei ritardi di pagamento afferma come “gli Stati membri assicurano che, nell’interesse dei creditori e dei concorrenti, esistano mezzi efficaci e idonei per impedire il continuo ricorso a condizioni gravemente inique”.
Ecco perchè l’invito ad adottare norme che consentano alle organizzazioni che ufficialmente rappresentano piccole e medie imprese, di “agire a norma delle legislazione nazionale dinanzi ai tribunali o ad organi amministrativi competenti per decidere se le condizioni contrattuali stabilite sono gravemente ingiuste”, in modo da ricorrere a “mezzi appropriati ed efficaci per impedire che si continui a ricorrere a tali condizioni”.

Fonte [ediltecnico.it]

Redditi professionisti, ingegneri e architetti sono quelli che perdono di più – ediltecnico.it

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Secondo i dati delle Casse previdenziali, i redditi dei Professionisti sono in calo sensibile e costante: rispetto al 2007, si registrano diminuzioni anche del 25,9%, per ingegneri e gli architetti, i professionisti che pagano lo scotto più alto. Il motivo principale è il ritardo del pagamento delle parcelle, non solo dalle P.A. ma anche dai clienti privati. Per questo motivo, molti professionisti ricorrono alla riscossione crediti o addirittura al decreto ingiuntivo o al recupero crediti.

La contrazione degli stipendi non riguarda i giovani, ma soprattutto gli over 50. Anche i giovani hanno però difficoltà serie: la pensione per loro sarà più magra rispetto al passato.

Le contromisure delle Casse previdenziali
Sono corse ai ripari anche le Casse che stanno allargando le prestazioni assistenziali per gli iscritti, prestazioni che erano già aumentate del 12,3% nel 2011 rispetto al 2010, pur mantenendo i vincoli legati all’obbligo di garanzia dell’equilibrio del saldo previdenziale a 50 anni. Alcune Casse  portano avanti i crediti agevolati per i professionisti iscritti, in particolare per l’avvio dell’attività. La Casse, inoltre, hanno potenziato l’assistenza sanitaria integrativa e quella per disabili e non autosufficienti. Sono aumentati anche i sussidi economici per stato di bisogno. Lo scopo ultimo è quello di riformare il welfare, ma per farlo, servono risorse. L’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, chide meno tasse per allargare il welfare: lo dice il Presidente Adepp, Andrea camporese. In gennaio, l’Associazione ha lanciato il “Manifesto per un welfare dei professionisti italiani”, col quale ha lanciato proprio il “welfare allargato”, un sistema di protezione che accompagna il professionista lungo tutta la vita lavorativa, fornendo più assistenza.

I lavoratori dipendenti
Anche i dipendenti degli studi professionali non se la passano meglio: in 6 mila hanno beneficiato della cassa integrazione nel 2012, con una crescita del 65% rispetto al 2011.

Uno dei motivi della crisi delle professioni è la Spending review: l’obbligo di contribuzione (che nel 2013 è salito al 10%) vale anche per gli enti previdenziali privati, inseriti nel conto economico delle P.A. Ma la questione non si chiude qui: l’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri) la vuole portare in Cassazione  poiché è convinta la norma vìoli i diritti soggettivi; l’Adepp ha impugnato le Circolari attuative della Spending review (il 22 e 23 maggio ci sarà l’udienza di fronte al Tar Lazio).

Facciamo ora il punto della situazione sulla crisi dei professionisti tecnici.

Architetti e Ingegneri negli ultimi tre anni hanno perso un quarto del reddito. Coloro che chiedono i sussidi per situazioni di disagio economico non più solo gli anziani, ma soprattutto i 50enni. Le contromisure di Inarcassa (che conta 160.802 iscritti) sono:
– stipulazione di una convenzione per ridurre della metà i costi della polizza assicurativa per responsabilità civile dei professionisti;
– prestiti per gli iscritti giovani (sotto i 35 anni di età);
– finanziamenti agevolati per le spese per lo studio;
– con il Comune di Bologna Inarcassa ha stipultao un accordo per investire nel fondo scuole e dare opportunità di lavoro agli iscritti, soprattutto i più giovani;
– in  futuro si vorrebbe puntare all’aiuto alle professioniste donne e madri (attualmente hanno indennità solo per 5 mesi).

Gli stipendi dei Geometri hanno subito un calo del 13% in 4 anni, dal 2007 al 2011 e la Cassa (Cipag, 95.419 iscritti) si aspetta una diminuzione di un ulteriore 4% nel 2012. La Cipag ha preso alcuni provvedimenti:
– possibilità di rateizzare il versamento dei contributi;
– possibilità di compensare i debiti previdenziali con crediti fiscali;
– partecipazione a un fondo di garanzia del Confidi, a favore degli iscritti per l’acquisto delle apparecchiature più costose per il professionista;
– si vorrebbe creare un sistema di ammortizzatori sociali.