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Tag Archive for: stefano crivelli

Musei, castelli, aree archeologiche ecco il maxi-database interattivo – roma.repubblica.it

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E’ online il primo dataset open sui luoghi di maggiore interesse. Testi, immagini, video e ricostruzioni 3D per scoprire i tesori culturali del Lazio. Il portale propone sei circuiti culturali da esplorare e scoprire. Read more →

I disegni di Daniel Libeskind. Sguardo nel processo creativo dell’Archistar – paesesera.it

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Libeskind-WordTradeCenter_2_2003_57_2x76_2_inchiostro-su-carta_fullUn excursus poetico, anche se molto veloce, all’interno del processo creativo di uno degli architetti più importanti dei nostri tempi: Daniel Libeskind. La Ermanno Tedeschi Gallery mette in mostra 52 disegni, tra cui progetti, schizzi, acquerelli, idee, tutti accomunati dalla stessa tensione e da quella poesia che contraddistingue l’”archistar” polacca. Read more →

Solare termico e fotovoltaico, un’industria che deve evolversi – ingegneri.cc

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vvJrECzf8M240_180_75_0Lo ha anticipato anche l’ing. Bruno De Nisco, progettista e consulente FER, nel corso di una recente video intervista (guarda il video dell’intervista): il settore delle energie rinnovabili del solare deve evolversi e lo devono fare, a maggiore ragione, anche le imprese che operano in questo comparto.

Il tema del passaggio verso un mercato in Grid Parity e senza incentivi, che seguirà la fine del quinto Conto Energia, per il fotovoltaico e la necessità di implementare nuove tecnologie sempre più performanti nel solare termico sarà al centro della discussione del Global Solar Summit, in programma a Milano l’8 e il 9 maggio 2013 presso il quartiere fieristico di Rho.

L’appuntamento si terrà i prossimi 8 e 9 maggio presso il Centro Congressi del quartiere fieristico di Fiera Milano a Rho, in parallelo con Solarexpo, uno dei tre membri fondatori dell’Alliance insieme a Solar Power International (USA) e a SNEC PV Power Expo (Cina). L’iniziativa si pone come punto di riferimento per la comunità solare a livello mondiale per promuovere lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia solare nel prossimo futuro.

L’industria globale del solare sta vivendo una svolta epocale, un cambiamento trainato da una serie di dinamiche che nei mesi a venire richiederanno chiare decisioni strategiche che possano sostenere un rinnovato periodo di crescita e una maggiore competitività nel più ampio mercato dell’energia.

Nel corso delle due giornate i più autorevoli rappresentanti a livello internazionale delle istituzioni, associazioni di settore, mondo finanziario, analisti, senior executive dei player industriali si riuniranno in un momento di dibattito e confronto su aspetti chiave del mercato fotovoltaico mondiale: quali sono le nuove sfide e le opportunità che il mercato dovrà considerare per formulare una strategia globale che possa sostenere il trend positivo di crescita dell’industria globale del solare nei prossimi mesi.

Tre i filoni attorno cui ruoterà il dibattito:
1. Razionalizzazione, quale direzione necessaria per il consolidamento e la trasformazione dell’industria fotovoltaica; l’energia solare nel più ampio contesto del mercato dell’energia
2. Nuove opportunità, sfruttare la riorganizzazione, gli scambi energetici in un mercato aperto, quali prospettive di sviluppo verso i nuovi mercati emergenti
3. Crescita sostenuta, nel solco di un migliore controllo delle variabili che frenano lo sviluppo

Fonte [ingegneri.cc]

Appalti pubblici, nuovi obblighi di trasparenza per P.A. e imprese – ediltecnico.it

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trasparenza-140x105Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto 26 febbraio 2013, entrano in vigore nuovi obblighi di trasparenza  sugli appalti pubblici. Il provvedimento  prevede degli obblighi di comunicazione sia per  i soggetti aggiudicatari, sia per le pubbliche amministrazioni.

I primi dovranno fornire tutte le  informazioni relative al proprio profilo (ragione sociale, numero dipendenti, tutori, etc.) in quanto hanno ricevuto l’incarico di  realizzare un’opera utile alla collettività e finanziata da commesse pubbliche.

Le P.A sono invece obbligate a  comunicare tutti i dati relativi alle opere pubbliche ad un database informatizzato, inserendo le informazioni anagrafiche, finanziarie, fisiche e procedurali relative alla programmazione delle opere, all’affidamento e allo stato dei lavori.

Le informazioni dovranno essere inoltrate ogni due mesi (28 febbraio, del 30 aprile, del 30 giugno, del 31 agosto, del 31 ottobre e del 31 dicembre di ciascun anno) e i dati raccolti vengono inserite nel sistema centrale entro i 30 giorni successivi. Quest’anno la prima scadenza sarà il 30 giugno 2013.

L’obbligo si applica alle opere pubbliche in corso di progettazione o realizzazione a partire dal 21 febbraio 2012. L’inosservanza di questi obblighi comporta la revoca del finanziamento dell’opera.

Il dettaglio delle informazioni che le Amministrazioni e i soggetti aggiudicatori devono trasmettere è contenuto nell’Allegato A al Decreto Ministeriale.

Fonte [ediltecnico.it]

“Via Giulia, sì all’invasione di cemento” arriva l’ok dalle soprintendenze – roma.repubblica.it

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214825606-260f8709-df4d-4256-8b73-2687775975d4Il via libera più importante è arrivato. Sul project financing di via Giulia, tutte le Soprintendenze sono d’accordo e, dai primi documenti che emergono dalla conferenza dei servizi, c’è il parere favorevole sia dell’Archeologica, sia dei Beni Culturali e Paesaggistici nonché il sigillo della direzione regionale.

Il progetto prevede sul lungotevere dei Tebaldi tra via Giulia, largo Perosi e via Bravaria: un albergo di lusso, decine di appartamenti tra i 45 e i 150 metri quadrati, un urban center e la musealizzazione dei reperti. Gli scavi non sono ancora terminati e dovrebbero durare almeno altri due mesi, dunque il parere della Soprintendenza Archeologica è legato all’esito delle indagini, tuttavia l’ok riguarda solo la sistemazione dei reperti e non il progetto di superficie e, dunque, la musealizzazione soddisferebbe in pieno le esigenze degli archeologici che lì hanno rinvenuto “i resti che costituiscano parte degli “stabula”, stalle per il ricovero dei cavalli utilizzati nelle competizioni – si legge nella relazione – Si ipotizza inoltre che la struttura, di età augustea, possa essere identificata come il “Trigarium” ovvero stalle per ricovero dei carri trainati da tre cavalli. Sono stati rinvenuti anche i resti di una struttura termale con pavimenti a mosaico e basoli appartenenti ad un antico tracciato”.

La Cam, la società che doveva realizzare i parcheggi e che ha proposto il nuovo progetto, ha chiesto di gestire l’area dei reperti per 45 anni acquisendone i profitti. “Così la ditta oltre ai guadagni favolosi, derivanti da migliaia di nuovi metri cubi realizzati in pieno centro storico, riuscirebbe a lucrare anche sui reperti archeologici – attacca Nathalie Naim, consigliere del Municipio I che ha acquisito le carte – Rimango sconcertata dal parere positivo espresso delle Soprintendenza e spero che gli altri uffici non approvino questo progetto che non risponde ad alcun bisogno dei cittadini”.

Gli edifici che saranno realizzati sono cinque e verranno costruiti lasciando un minimo distacco dai palazzi esistenti. Nella relazione si annuncia che non verranno rispettate le distanze minime previste dal Piano regolatore e dalle leggi vigenti. La ditta si giustifica motivando che occorre l’utilizzo al massimo dell’area per costruire e che “la nuova edificazione è guidata dalle giaciture delle preesistenze demolite così come risultano dal vecchio catasto e dalle fonti d’archivio. È evidente, pertanto, che non è possibile in questo caso rispettare i distacchi minimi fissati dal Piano regolatore e dalle altre normative vigenti. Sarebbe inoltre un errore dare alle traverse di via Giulia una larghezza maggiore della strada principale disequilibrando tutto il sistema”.

I palazzi avranno, però, un aspetto moderno con una struttura di cemento armato con i reperti archeologici utilizzati come decorazioni su alcune facciate. Di più. I locali al piano terra saranno utilizzati per “l’incontro, la ristorazione e il tempo libero” allo scopo di vivacizzare l’area e attrarre avventori. Il ristorante dell’albergo da 70 coperti interni, oltre all’uso degli spazi esterni, potrà essere aperto al pubblico mantenendo una gestione privata. “Ciò contribuirà a portare la vita notturna e traffico nella finora tranquilla via Giulia e nella vicina piazza della Moretta – conclude Naim – aggravando anche il problema della sosta selvaggia. Si fermi lo scempio e si realizzi il bel progetto di Deiner che ricuciva gli spazi in via Giulia con una quinta arborea”.

Fonte [roma.repubblica.it]

Pantheon, il giallo del frontone più alto l’errore degli architetti – messaggero.it

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20130303_pantheon-frontoneC’è tanto da scoprire a Roma, che, spiegava l’archeologo Antonio Nibby (1792 – 1839), sostarvi tre giorni significa esservi passati, starci un mese vuol dire averla visitata, viverci per sempre rappresenta l’itinerario ideale. Forse, aveva ragione. Per esempio, quanti in piazza del Pantheon, oltre che al «più grandioso, più significativo e meglio conservato» dei monumenti romani antichi (lo diceva Armando Ravaglioli), dedicano un’occhiata ai muri degli edifici, o alla sua sommità?

Ci sono almeno tre lapidi, che definire eloquenti è poco; e spesso, queste piccole tavole in marmo raccontano incisa la storia di una città: solo nel Centro storico, se ne contano oltre novecento. In piazza, si vede poi il segno perfino d’un clamoroso errore degli architetti antichi. Una lapide è dei papi, invece le altre, successive all’Unità; la prima è proprio di fronte al tempio, e le altre, girando le spalle alla cupola che per 1.700 anni è stata la più grande del mondo (diametro 43 metri e mezzo, uno più di San Pietro), in piazza sulla destra. Infine, il dettaglio che rivela l’errore è proprio sopra il pronao dell’edificio dell’anno 27 avanti Cristo (che noi vediamo ricostruito da Adriano), dietro al timpano triangolare.

TAVOLINI
La prima lapide è di Pio VII, il cesenate papa Chiaramonti: nel 1823, ordinava di abbattere le «ignobili taverne», che «occupavano» l’area davanti al monumento; così, indica la dicitura, «vendicava la deformità» inflitta al sito. E mostrava quanto, già in antico, si badasse al luogo e alla sua integrità, alla sua monumentalità. Allora, non si potrebbe pensare a una lapide per chi, adesso, liberi quella piazza dai tavolini e dalle mille brutture, che non di meno la deformano?

GARIBALDI
Accanto, altre due lapidi successive. Ricordano i soggiorni del musicista Pietro Mascagni nel 1890, e Ludovico Ariosto in marzo e aprile 1513, in un albergo che si chiamava del Montone, e poi del Sole. Da qui tuttavia, pur se nessuna lapide lo indica (e sarebbe ancor più significativa), si affacciò anche Garibaldi, che indossava non già i panni del conquistatore, ma ormai quelli del senatore del Regno, dopo l’unificazione del nostro Paese. L’apparizione al balcone, suscitò un autentico tripudio della folla. Ma in cambio l’eroe dei due mondi disse: «O Romani, vi esorto a essere seri». Tuttavia, anche se le fonti non sono univoche, non parrebbe che egli preconizzasse, oltre 150 anni fa, i tempi e i guai moderni: ma soltanto che la gente lo invocasse come un re; lui se ne sarebbe schermito in questa maniera, assolutamente «tranchant».

FRONTONE
Dalla piazza, con qualche fatica per quanto è in alto ed anche nascosto dal frontone (alla cui base è la dicitura in cui se ne ricorda l’autore: Marco Vispanio Agrippa, genero dell’imperatore Augusto), si può anche apprezzare l’errore di un’epoca e di architetti antichi. Il Pantheon, dietro il pronao, mostra le tracce di un altro frontone, più elevato dell’attuale. L’archeologo Andrea Carandini ricorda: «Era il progetto originario; però, non furono trovate colonne sufficientemente alte; e quindi, la facciata del monumento fu ridotto di misura». Per questo, il tempio che ha «così poco sofferto, che ci appare come dovrebbero averlo visto alla loro epoca i Romani» (scrive Marie-Henri Beyle, detto Stendhal, nelle Passeggiate romane) è probabilmente il solo che vanti una tale eclatante singolarità.

«Il Pantheon è forse sul luogo dove i Romani credevano che Romolo fosse stato divinizzato», dice Paolo Carafa, docente alla Sapienza. Il mito ha due varianti: la morte in Senato, o la sparizione in Campo Marzio, quindi qui, durante una tempesta. Supportano la tesi di Carafa indizi intriganti: un bassorilievo e un racconto di Svetonio, che indicano e parlano proprio di questo tempio. Augusto, insomma, si fa divinizzare come il fondatore; e per questo costruisce una singolare «unità di luogo»: il tempio, con il progetto che poi deve essere variato. Nelle città è opportuno vagare con gli occhi in alto: si scoprono parecchi dettagli. Roma ne è piena; forse aveva proprio ragione Nibby: per un itinerario completo, serve una vita. O forse, nemmeno: un conoscitore come Silvio Negro ha infatti intitolato, nel 1962, un libro sulla città «Roma, non basta una vita».

Fonte [messaggero.it]

“La Casa dei Cavalieri di Rodi nuovo museo ai Fori imperiali” – roma.repubblica.it

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225021794-63b2dfd6-09c4-4718-829d-9ed9f08312a3Un museo nella Casa dei Cavalieri di Rodi. È l’intenzione della Sovrintendenza capitolina che ha in progetto di lavorare con l’Ordine dei Cavalieri di Rodi e di Malta. L’obiettivo è valorizzare lo straordinario edificio nel Foro di Augusto e inserirlo nel circuito museale dei Fori Imperiali. La struttura è stata oggetto di nuove indagini realizzate con tecnologie all’avanguardia, presentate ieri e oggi nelle giornate di studio a cura di Lucrezia Ungaro, responsabile del museo dei Fori Imperiali, della ricercatrice Letizia Abbondanza e di Richard Neudecker, dell’Istituto archeologico germanico.

Nel convegno, che ha ricostruito la stratigrafia storica del monumento grazie alla scansione a laser, sono stati illustrati anche i progetti elaborati da un master della Sapienza per un’ipotetica trasformazione della Casa in museo. “Potrebbe diventare museo di se stessa e dell’Ordine” spiega il sovrintendente Umberto Broccoli. Che sottolinea: “Vogliamo creare sempre più piccoligrandi poli che raccontino pagine fondamentali della storia di Roma, come quella, in questo caso, della presenza dei monaci basiliani in città”. “Dal 1230 la storia della Casa si è legata a quella del nostro ordine” spiega, infatti, Frà John Cretien, cavaliere conservatore delle raccolte d’arte.

Fu, del resto, il priore romano dell’ordine, il cardinale Marco Barbo, a commissionare la grande ristrutturazione del 1466, in cui furono realizzati gli affreschi che ancora oggi decorano il loggiato. Affreschi che, però, avrebbero bisogno di un nuovo restauro. “Quando la Casa, nel 1566, fu temporaneamente abbandonata dai Cavalieri, che si trasferirono sull’Aventino, Papa Pio V la affidò alle suore domenicane, che intonacarono gli affreschi – racconta Ungaro – Solo il restauro di Guido Fiorini realizzato nel ’46, quando la Casa fu nuovamente data in concessione ai Cavalieri, lì “liberò”. Da allora, per proteggerli, li abbiamo staccati dal muro e deposti su dei sostegni, ma andrebbero restaurati”.

Fonte [roma.repubblica.it]

Progettare la citta’ verde del futuro: la sfida di TreeCity – ingegneri.info

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14250_treecity_ingegneri_LProgettare la città verde del futuro per contrastare inquinamento e cambiamenti climatici. È questo l’obiettivo di TreeCity, un progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin) appena finanziato dal Miur con 812.000 euro e coordinato dal Giacomo Lorenzini, professore di Patologia forestale urbana del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa.

“Nel 2050, il 70% della popolazione mondiale sarà classificata come ‘urbana’ – spiega Lorenzini -. Contestualmente, a causa del cambiamento climatico, i centri abitati saranno sempre più caldi, più aridi e più inquinati. Proprio per questo è importante selezionare alberi capaci di resistere allo stress ambientale e di garantire, al contempo, il sequestro e lo stoccaggio del carbonio atmosferico e di altri contaminanti aerodispersi, il miglioramento del microclima, la riduzione dei consumi energetici e dei relativi carichi inquinanti”.

La sfida di TreeCity riguarda infatti il miglioramento della salute e del benessere dell’uomo e da questo punto di vista la ricerca può svolgere un ruolo chiave nell’assicurare competenze e servizi ai decisori politici e ai pianificatori urbanistici futuri, con l’obiettivo di contrastare gli effetti del cambiamento globale. Oltre all’Ateneo pisano, il progetto, che si svilupperà nei prossimi tre anni, coinvolge sette unità di ricerca, distribuite nel territorio nazionale, da Trieste a Palermo, con il contributo di dodici team di supporto, la maggior parte dei quali esteri e provenienti da Stati Uniti, Brasile, Germania, Spagna, Austria.

“Si tratta di un progetto multidisciplinare e applicativo, con competenze che spaziano dalla biologia molecolare alla modellistica ambientale e al telerilevamento – conclude Giacomo Lorenzini -. Una delle linee di ricerca simulerà uno scenario al 2050 attraverso l’applicazione di stress combinati in ambiente controllato. Questo consentirà di investigare il ruolo degli alberi nel verde urbano e di conoscere l’impatto degli stress ambientali sulla funzionalità degli ecosistemi arborei cittadini”.

Fonte [ingegneri.info]

Fotovoltaico e sistema elettrico verso una trasformazione epocale – lavoripubblici.it

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fotovoltaico_integratoSi è svolto ieri a Milano l’incontro tra ANIE/GIFI con gli esponenti dei maggiori partiti candidati alle prossime elezioni, per definire le misure volte a fornire maggiore competitività all’industria fotovoltaica e l’impegno per lo sviluppo sostenibile del settore elettrico in transizione verso la generazione distribuita.

“I tempi sono maturi – ha dichiarato Valerio Natalizia, Presidente ANIE/GIFI – abbiamo l’esperienza ed anche la tecnologia. L’industria fotovoltaica nazionale ha bisogno in questo momento di stabilità, certezza delle regole e di una visione strategica per poter sfruttare al meglio tutte le opportunità offerte da questa transizione e per rilanciare l’economia italiana”.

ANIE/GIFI ha evidenziato che, secondo recenti studi europei, l’utilizzo della tecnologia fotovoltaica induce una diminuzione del prezzo dell’elettricità fino a 4.8 cent€/kWh per effetto della riduzione delle perdite di rete, delle emissioni inquinanti e della dipendenza dalle importazioni. Parallelamente si è ridotto nell’ultimo anno del 35% il LCOE (il costo di produzione dell’energia elettrica durante l’intera vita dell’impianto fotovoltaico) mentre si riduce del 22% il costo dei moduli (che rappresentano oggi circa il 40% dell’investimento totale) ad ogni raddoppio della potenza installata.

“Gli incentivi sono serviti a creare competenze, know-how e benefici per tutto il Sistema Paeseha continua NataliziaOra ci stiamo incamminando verso la piena competitività che potrà essere raggiunta solo attraverso la completa liberalizzazione del mercato elettrico, il potenziamento delle infrastrutture di rete, la facilitazione di accesso al credito per le aziende, la riduzione della burocrazia, innescando una serie di misure di stimolo al mercato: SEU, RIU e detrazioni”.

“Non è colpa del fotovoltaico se il prezzo dell’energia elettrica è così altoha dichiarato l’On Paolo Romani del PDLLa SEN deve diventare nel prossimo Governo lo strumento principale per armonizzare la produzione energetica delle diverse fonti con l’obiettivo di alleggerire la bolletta degli italiani”.

“C’è bisogno di una politica industriale specificaha dichiarato la Dott.ssa Stella Bianchi del PDche contempli l’integrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico a favore della generazione distribuita attraverso i piccoli medi impianti. Allo stesso tempo è importante evitare battute d’arresto dovute a modifiche improvvise nelle regole avvenute in passato e all’eccessiva burocrazia”.

“Le nostre imprese hanno una elevata capacità di innovazioneha dichiarato Ermete Realacci del PDe attraverso la sburocratizzazione ed il supporto alla ricerca possiamo fornire strumenti fondamentali per la loro competizione nei mercati globali”.

“Le grandi imprese dell’energia hanno il dovere di prendere atto della trasformazione epocale della generazione elettricaha dichiara Monica Frassoni di SELSottolineo la necessità di un lavoro sinergico fra le forze politiche e il settore delle imprese della green economy e per consentire lo sviluppo del fotovoltaico, delle rinnovabili e del l’efficienza energetica”.

“Siamo soddisfattiha concluso Nataliziache la politica abbia oggi condiviso le nostre proposte e preso un impegno formale davanti ad una platea foltissima e rappresentativa dell’industria fotovoltaica italiana. La strada da percorrere verso la piena competitività è ancora lunga ma oggi abbiamo dimostrato di avere le idee chiare e soprattutto di essere compatti verso obiettivi comuni. L’auspicio finale è l’urgente unità del settore per affrontare con più determinazione le sfide del cambiamento”.

Fonte [lavoripubblici.it]

Scavi, scoperte, mappe in 3D il museo diventa virtuale – roma.repubblica.it

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212515264-a1db249c-cc39-451f-ad5d-12fa4f441584Un atlante analogico e digitale del Lazio antico. Il progetto ambizioso, che vede al lavoro docenti e laureandi della Sapienza, è stato presentato lunedì scorso dall’archeologo Andrea Carandini nel corso dell’incontro su “Antichità e innovazione” organizzato dall’associazione Civita. Una naturale evoluzione dell’Atlante di Roma antica (edito da Electa), con cui il team guidato da Carandini e da Paolo Carafa, docente di Archeologia alla Sapienza, aveva ricostruito l’evoluzione dei paesaggi urbani dalla metà del IX secolo a. C. alla metà del VI d. C., condensando 25 anni di ricerche in un’opera mastodontica e senza eguali. Una sorta di museo virtuale con immagini in 3D, per “rendere visitabile e percepibile il mondo antico, con la sua architettura, a tutti i cittadini” ha spiegato Carandini.

Una missione la prossima in cantiere che è prima di tutto, appunto, un work in progress. “Un seminario permanente, alla Sapienza, si sta occupando di aggiornare i dati sulla base delle nuove scoperte: dopo gli scavi del settembre scorso al Palatino, alcune piante sono già state modificate  –  spiega Carafa  –  L’atlante è nato, infatti, da un sistema informativo archeologico, realizzato con il supporto tecnico di Integraph: una banca dati digitale in continuo aggiornamento”. Al momento l’immenso database non è online, ma presto verrà creato un portale web: “Stiamo comprando un nuovo server e speriamo di vedere il sito online entro fine anno”.

Nel frattempo, sono partite le prime tesi di laurea volte a ricostruire, con questa nuova cartografia dedicata ai beni culturali antichi, le trasformazioni del territorio anche al di fuori dei confini dell’Urbe: dopo la completa sistematizzazione di tutta la fascia del Tevere, dalla valle dell’Aniene a Ostia, ci si sta muovendo ora verso i Colli Albani, fino ad Anzio, prima di proseguire in tutto il Lazio meridionale. “Abbiamo scoperto, ad esempio, che già nel V secolo a. C. al di fuori della città si ponevano le basi, attraverso grandi insediamenti agricoli, per il modello di sfruttamento delle campagne che avrebbe caratterizzato lo sviluppo economico di Roma nei secoli successivi” racconta Carafa.

Il potenziale della ricerca, condotta al momento da 18 laureandi e da alcuni collaboratori, è immenso: le carte potrebbero servire come base per lo sviluppo di piani regolatori che tengano conto da subito delle aree a maggior densità archeologica, come è da poco successo nel comune di Castrovillari, in Calabria.

“Grazie al metodo “predittivo”, usato in archeologia, si possono individuare le zone del territorio più a rischio: un lavoro che con la Sapienza abbiamo fatto anche per l’Anas e che si è rivelato utile per decidere dove costruire infrastrutture evitando sorprese inattese che potevano bloccare lavori” aggiunge l’archeologo. Dalle fondamenta del mondo antico, insomma, potrebbe partire uno sviluppo più consapevole di quello moderno.

Fonte [roma.repubblica.it]