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Edifici storici: Competenze Professionali

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Il sempre verde argomento delle competenze professionali per gli interventi sugli edifici storici: spettano agli architetti o agli ingegneri? Bella domanda, e stiamo attenti a rivolgerla a voi, diretti interessati, perchè gli animi potrebbero scaldarsi. Giustamente, perchè è un argomento molto interessante, dal punto di vista tecnico e da quello lavorativo. In ogni modo, cerchiamo di capire chi ha le competenze professionali per fare tali interventi, sulla base della normativa.

Il tema delle competenze professionali per la realizzazione degli interventi sul patrimonio edilizio suscita sempre notevole interesse, ma anche rivalità competitiva e controversie tra le varie categorie di professionisti della progettazione tecnica, per imprimere le proprie idee nella progettazione ed esecuzione degli interventi.

Spesso, infatti, insorgono controversie in ordine alla legittimità di determinazioni amministrative che sostanzialmente escludono i professionisti che appartengono alla categoria degli ingegneri dal conferimento di incarichi afferenti la direzione di lavori da eseguirsi su immobili di interesse storico-artistico.

Il diniego implicito è stato adottato in un caso similare dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici in ordine alla comunicazione di subentro di un ingegnere nell’incarico di direttore dei lavori relativi alla concessione edilizia rilasciata dal comune per la realizzazione di lavori su un immobile di interesse storico-artistico e in quanto tale sottoposto al vincolo di tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Il provvedimento è stato adottato sull’assunto che l’attività professionale in oggetto debba ritenersi inibita agli ingegneri, essendo riservata agli architetti, ai sensi dell’articolo 52, secondo comma, del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto).

La parte lesa ha impugnato il provvedimento negativo, deducendo in via principale la sua illegittimità per contrasto con la direttiva del Consiglio CE 10 giugno 1985 n. 384 (cui l’Italia ha dato esecuzione con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129) nella parte in cui la stessa, con il proposito di uniformare in ambito europeo le condizioni minime di formazione di coloro che operano nel settore dell’architettura, avrebbe sostanzialmente parificato i titoli di laurea in ingegneria ed in architettura, ricorrendo alcune condizioni minime in relazione ai percorsi formativi dei distinti corsi di laurea ovvero – a titolo transitorio – in relazione ad alcuni titoli rilasciati fino ad una certa data da istituzioni europee di formazione tassativamente indicate.

Da ciò i ricorrenti hanno tratto la conclusione secondo cui ogni discriminazione tra le due categorie professionali sarebbe illegittima alla luce del diritto comunitario e dei principi dallo stesso desumibili.

I Giudici hanno affermato che “è evidente l’arbitraria discriminazione a danno degli ingegneri civili italiani operata dalla norma in esame, i quali, equiparati agli ingegneri civili ed agli architetti europei dalla normativa comunitaria, possono esercitare, diversamente da questi ultimi, l’attività professionale riservata ai titolari di diploma di architetto in tutta l’Europa, ma non in Italia: discriminazione che, trovando causa nel contrasto tra la normativa nazionale e il diritto comunitario, va risolta con la disapplicazione della disciplina interna e la conseguente invalidità degli atti applicativi”.

Al riguardo si osserva:
– che nello stato attuale di evoluzione del diritto comunitario, la disciplina sostanziale dell’attività degli architetti e degli ingegneri non costituisce oggetto di armonizzazione, né di ravvicinamento delle legislazioni, così come risulta allo stato non armonizzata la disciplina delle condizioni di accesso a tali professioni;

– che l’ordinanza della Corte di giustizia del 5 aprile 2004 ha ipotizzato la sussistenza nell’ordinamento italiano di un’ipotesi di “reverse discrimination” in danno dell’ingegnere civile italiano e in favore di ogni altro ingegnere di altri Paesi UE, non ha in alcun modo affermato la sicura sussistenza di una siffatta discriminazione, ma ne ha soltanto ipotizzato la possibilità, al ricorrere di taluni presupposti soggettivi e oggettivi.

In particolare, con la decisione del 5 aprile 2004, la Corte di giustizia ha affermato che tale ipotesi potrebbe verificarsi solo quando il possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato da altro Paese dell’UE fosse espressamente menzionato negli elenchi redatti ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 85/384/CEE, ovvero nello speciale elenco transitorio di cui agli articoli 10 e 11 della medesima direttiva e laddove analoga possibilità fosse esclusa nei confronti di un professionista italiano in possesso dei medesimi requisiti.

Fonte [ediltecnico.it]

Inarcassa insostenibile, parte la protesta di Architetti e Ingegneri – lavoripubblici.it

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Il lavoro che scarseggia, i clienti che non pagano, nessun riferimento tariffario a tutela del proprio lavoro, i noti problemi con i lavori pubblici, i continui cambiamenti normativi che obbligano ad un aggiornamento continuo e dispendioso, la crisi. Sono solo alcuni dei problemi che soverchiano una platea di professionisti costituita da 150.000 architetti e 220.000 ingegneri che nel 2013 si troveranno a dover fronteggiare anche l’aumento del contributo Inarcassa che rischia seriamente di portare alla chiusura delle partite iva delle fasce più deboli.

Dall’1 gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova Riforma Previdenziale per Architetti e Ingegneri che segna il passaggio al metodo contributivo che prevede:

  • un contributo soggettivo obbligatorio calcolato applicando una sola aliquota fino a concorrenza del massimale contributivo. In particolare l’aliquota ordinaria è passata dal 13,5% al 14,5% con un contributo minimo aumentato da € 1.645,00 a € 2.250,00 (aumento del 36,8% circa);
  • un contributo integrativo che tutti gli iscritti all’Albo degli Ingegneri o all’Albo degli Architetti P.P.C. devono applicare una maggiorazione percentuale del 4% su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari professionale ai fini dell’I.V.A., e versarne ad INARCASSA l’ammontare indipendentemente dall’effettivo pagamento da parte del debitore. La maggiorazione è ripetibile nei confronti di quest’ultimo. Con la riforma il contributo minimo è aumentato da € 375,00 a € 660,00 (aumento del 76!).

In pratica anche un piccolo professionista o un giovane appena entrato nel mondo del lavoro, dovranno versare ogni anno ad Inarcassa un contributo minimo di € 2.910,00 (pari a € 242,50 al mese).

E’ così partita dal mondo delle professioni una protesta contro un aumento ritenuto assolutamente controcorrente oltre che dannoso, che costringerà più di un professionista a prendere in seria considerazione l’ipotesi di chiudere o preferire il lavoro subordinato alla libera attività intellettuale.

La parte “istituzionale” e “politica” delle professioni costituita dai Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri ha inviato una lettera al Presidente di Inarcassa Arch. Paola Muratorio in cui hanno pregato di capire il momento di grave sofferenza dei propri iscritti ed in generale quello del Paese, chiedendo di intraprendere delle iniziative “atte a ridurre, sia pur temporaneamente, gli oneri a carico degli iscritti, tra cui un temporaneo congelamento dell’aumento dei contributi minimi.”

Da segnalare la nota inviata dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Messina che, dopo aver mostrato l’insostenibilità dei contributi Inarcassa, ha formulato una proposta che verrebbe incontro alle impellenti esigenze degli iscritti. In particolare:

  • abolizione del contributo minimo perché con l’avvento del sistema contributivo sarebbe corretto prevedere il versamento di una aliquota rapportata a ciò che realmente si guadagna;
  • sospensione del versamento dei contributi previdenziali per 24 mesi;
  • regolarizzazione automatica dei contributi non pagati negli anni trascorsi, attraverso la rateizzazione in 10 anni dell’importo dovuto;
  • regolarizzazione dei contributi attraverso la volontaria cessione del credito;
  • allungamento dei termini di pagamento con interessi da applicare con un tasso non superiore a quello legale o a quello del rendimento obiettivo medio di Inarcassa ovvero a quello di capitalizzazione dei contributi.

Segnaliamo, inoltre, la protesta degli Ordini degli Architetti e Ingegneri di Lecce che si sono schierati al fianco di un gruppo di professionisti salentini capeggiati dagli architetti Claudio Marasco e Valeria Solazzo che hanno fatto partire una petizione che ha già raggiunto oltre 1.800 firme contro l’aumento dei contributi Inarcassa. In tal senso il Presidente degli Ingegneri di Lecce Daniele De Fabrizio ha definito tali aumenti vergognosi e inaccettabili mentre il l’Ordine degli Architetti di Lecce ha proposto una sospensione per 24 mesi del versamento dei contributi. Sull’argomento è stato organizzato un incontro che si terrà il 24 maggio 2013 alle 16.30 presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Lecce per discutere sui possibili rimedi e proposte.

Per ultimo segnaliamo la delibera Inarcassa del 15 maggio 2013 con cui è stato deciso:

  • di differire la scadenza della prima rata dei minimi 2013 dal 30/06 al 31/07/2013;
  • di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti, che non beneficino di riduzioni e/o frazionamenti dei contributi minimi e che ritengono di conseguire nell’anno 2013 un reddito pari od inferiore a €. 15.000,00, di poter versare, alle scadenze del 31/7 e del 30/09/2013, unitamente al contributo di maternità previsto per il 2013, quale acconto sui contributi minimi, gli stessi importi dei contributi minimi dell’anno 2012. Il versamento della differenza dovuta – pari ad € 890,00 – viene differito alla data del 31/10/2016 con l’applicazione di un interesse dilatorio nella misura del 3% fisso annuo. Coloro che intendono fruire di detta agevolazione devono presentare domanda entro e non oltre il 30/06/2013;
  • agli iscritti che si fossero avvalsi di tale agevolazione, nel caso in cui all’atto della presentazione della dichiarazione per l’anno 2013, il valore del reddito 2013 risultasse tale da comportare il pagamento di un conguaglio a saldo, l’importo dilazionato dei contributi minimi 2013 dovrà essere corrisposto unitamente al saldo entro il termine ordinario. In tal caso sull’importo di € 890,00 sarà applicato l’interesse del 4,5% fisso annuo;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per il 2013, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Lo stanziamento complessivo del monte contributi rateizzabile per il 2013, unito a quello oggetto di rateazione delle annualità 2011, 2012 e 2013, ammonta ad € 150.000.000,00 e l’agevolazione di cui sopra è applicabile comunque entro il termine del 31/12/2013.

Con la delibera si è, infine, deciso, fermo restando i piani di rateazione già concessi e tuttora validi, nonché la valenza degli istituti di concessione dei piani di rateazione in essere, di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti una rateazione straordinaria applicabile agli importi relativi alle annualità 2011, 2012 e 2013, secondo le seguenti modalità:

  • l’istanza deve essere presentata entro e non oltre il 30/06/2013;
  • il debito complessivo rateizzabile deve essere di importo superiore ad € 2.000 e inferiore ad € 40.000;
  • la durata massima del piano di rateazione è fissata in trentasei mesi con rate quadrimestrali posticipate di pari importo ed applicazione dell’interesse annuo del 4,5% fermo restando che il saldo dell’onere complessivo della rateazione deve avvenire entro la data di decorrenza del trattamento pensionistico;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per le annualità rateizzate, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Possono essere ripresentate istanze non accolte per incapienza del limite di rateazione o per inapplicabilità delle annualità interessate. La rateazione non è cumulabile con la dilazione del pagamento dei minimi 2013 prevista dalla deliberazione n. 19964/13 del 15 maggio 2013.

Fonte [lavoripubblici.it]

Equiparata la competenza degli architetti e degli ingegneri – lavoripubblici.it

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progettazioneArchitetti o ingegneri: a chi spetta la realizzazione dell’intero complesso degli impianti tecnologici a corredo del fabbricato? Secondo la recente sentenza del Consiglio di Stato(sez. VI) n. 1550 del 15 marzo 2013, entrambe le categorie professionali possono occuparsi di tutte le realizzazioni tecniche, comprese quelle di carattere accessorio.

Una decisione che ribalta la sentenza del T.A.R. per il Lazio n. 7174/2008, che aveva escluso, nella fattispecie, la competenza degli architetti in materia di impianti soggetti ad omologazione ISPESL. E proprio in seguito a tale sentenza, l’Ordine degli Architetti di Roma ha presentato ricorso in appello contro l’Istituto Superiore Prevenzione e Sicurezza del Lavoro.

Il Consiglio di Stato ha quindi stabilito l’ampiezza delle competenze riconosciute – rispettivamente – agli ingegneri e agli architetti facendo riferimento agli artt. 51 e 52 del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (“Approvazione del regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto”). In particolare, è sulla base del primo comma dell’articolo 52, secondo cui formano oggetto tanto della professione di ingegnere quanto di quella di architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative che Palazzo Spada si è pronunciato in senso positivo sulla competenza o meno degli architetti anche in materia di impianti soggetti ad omologazione ISPESL.

Il tutto facendo riferimento anche a normative successive che corroborano tale decisione, rilevando come risultano di esclusivo appannaggio della professione di ingegnere solo le opere di carattere più marcatamente tecnico- scientifico, come ad esempio le opere di ingegneria idraulica, e come invece il concetto di edilizia civile possa essere interpretato estensivamente, facendovi ricadere le realizzazioni tecniche anche di carattere accessorio collegate al fabbricato mediante l’esecuzione delle necessarie opere murarie (ad esempio gli impianti di videosorveglianza).

Ciò implica che la circostanza che il progetto sia presentato autonomamente non fa venire meno il collegamento univoco e funzionale con l’opera di edilizia civile e, quindi, permette che il progetto stesso sia sottoscritto anche da un architetto.

Non meno rilevante il giudizio sulla memoria depositata dall’ISPESL poco prima della sentenza, con la quale l’Istituto ha affermato la cessazione della materia del contendere in conseguenza del mutato orientamento giurisprudenziale, con il riconoscimento della competenza professionale degli architetti in materia di impianti tecnologici a corredo dei fabbricato. Il Consiglio di Stato non ha infatti ritenuto condivisibile tale tesi, perché altrimenti l’Istituto avrebbe dovuto già emanare un atto integralmente satisfattivo delle pretese dell’ordine appellante, equiparando, di fatto, ex tunc, la competenza degli architetti a quella degli ingegneri.

Fonte [lavoripubblici.it]

Architetti, il 40% pensa di trasferirsi all’estero – edilportale.com

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f_32677_01Nel mercato dell’architettura l’Italia si colloca al secondo posto dopo la Germania, con un volume d’affari pari a 2,8 miliardi di euro. Nonostante ciò, la situazione degli architetti appare tutt’altro che rosea. Il motivo è l’alto numero di professionisti, che con 147 mila architetti rappresenta il 27%, quindi più di un quarto del totale europeo.

A causa del numero degli architetti i guadagni medi sono quindi bassi se paragonati al resto dell’Europa. Per questi motivi, se al momento la quasi totalità degli architetti lavora in Italia, è vero anche che il 40% dei professionisti sta seriamente pensando di trasferirsi, complice anche il basso indice di soddisfazione.

Sono questi i dati che emergono dallo studio pubblicato dall’Architects’ Council of Europe. In base ai report elaborati, la soddisfazione dei professionisti non è molto alta per le prospettive di carriera, la qualità della vita e l’ambiente di lavoro, ma scende in modo brusco se si prendono in considerazione i livelli di pagamento, giudicati bassi rispetto all’impegno lavorativo, che spesso supera le 40 ore settimanali.

In Italia il 72% degli architetti lavora full time, ma a causa della crisi e della diminuzione della domanda di lavoro il 19% dei professionisti ha iniziato a lavorare part time.

Il carico di lavoro degli architetti italiani si concentra prevalentemente nel settore delle abitazioni private, seguito da quello pubblico e commerciale.

Dal punto di vista dei servizi offerti, le maggiori opportunità di lavoro riguardano il design delle abitazioni, seguito da servizi e dall’interior design.

L’organizzazione del lavoro degli architetti in Italia appare inoltre molto frastagliata. A prevalere sono gli studi singoli, in cui il professionista opera come socio unico, che rappresentano il 46% del totale. Numerosi anche i team di piccole dimensioni, formati da due a cinque architetti, mentre i gruppi di lavoro composti da trenta o più professionisti rappresentano una realtà rara.

La situazione in Europa
Il dato sui grandi studi e sulla divisione del lavoro si pone in controtendenza rispetto al resto d’Europa, dove nonostante i licenziamenti, resi necessari dalla crisi, sono proprio le realtà con più professionisti a tenere meglio, con un aumento nei livelli di reddito e nei profitti.

In generale, in base allo studio realizzato si può affermare che a partire dal 2008 la crisi ha avuto un impatto negativo sugli architetti in tutta Europa, con conseguenti diminuzioni in termini di ore di lavoro e guadagni.

Al momento sembra che la situazione si stia stabilizzando con prospettive al ribasso. Se, però, nel centro e nel nord Europa il ritmo di realizzazione delle costruzioni sta riprendendo a crescere, la situazione è ancora stagnante nel sud, dove la crisi sta avendo gli effetti peggiori.

Fonte [edilportale.com]

Redditi professionisti, ingegneri e architetti sono quelli che perdono di più – ediltecnico.it

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Secondo i dati delle Casse previdenziali, i redditi dei Professionisti sono in calo sensibile e costante: rispetto al 2007, si registrano diminuzioni anche del 25,9%, per ingegneri e gli architetti, i professionisti che pagano lo scotto più alto. Il motivo principale è il ritardo del pagamento delle parcelle, non solo dalle P.A. ma anche dai clienti privati. Per questo motivo, molti professionisti ricorrono alla riscossione crediti o addirittura al decreto ingiuntivo o al recupero crediti.

La contrazione degli stipendi non riguarda i giovani, ma soprattutto gli over 50. Anche i giovani hanno però difficoltà serie: la pensione per loro sarà più magra rispetto al passato.

Le contromisure delle Casse previdenziali
Sono corse ai ripari anche le Casse che stanno allargando le prestazioni assistenziali per gli iscritti, prestazioni che erano già aumentate del 12,3% nel 2011 rispetto al 2010, pur mantenendo i vincoli legati all’obbligo di garanzia dell’equilibrio del saldo previdenziale a 50 anni. Alcune Casse  portano avanti i crediti agevolati per i professionisti iscritti, in particolare per l’avvio dell’attività. La Casse, inoltre, hanno potenziato l’assistenza sanitaria integrativa e quella per disabili e non autosufficienti. Sono aumentati anche i sussidi economici per stato di bisogno. Lo scopo ultimo è quello di riformare il welfare, ma per farlo, servono risorse. L’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, chide meno tasse per allargare il welfare: lo dice il Presidente Adepp, Andrea camporese. In gennaio, l’Associazione ha lanciato il “Manifesto per un welfare dei professionisti italiani”, col quale ha lanciato proprio il “welfare allargato”, un sistema di protezione che accompagna il professionista lungo tutta la vita lavorativa, fornendo più assistenza.

I lavoratori dipendenti
Anche i dipendenti degli studi professionali non se la passano meglio: in 6 mila hanno beneficiato della cassa integrazione nel 2012, con una crescita del 65% rispetto al 2011.

Uno dei motivi della crisi delle professioni è la Spending review: l’obbligo di contribuzione (che nel 2013 è salito al 10%) vale anche per gli enti previdenziali privati, inseriti nel conto economico delle P.A. Ma la questione non si chiude qui: l’Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri) la vuole portare in Cassazione  poiché è convinta la norma vìoli i diritti soggettivi; l’Adepp ha impugnato le Circolari attuative della Spending review (il 22 e 23 maggio ci sarà l’udienza di fronte al Tar Lazio).

Facciamo ora il punto della situazione sulla crisi dei professionisti tecnici.

Architetti e Ingegneri negli ultimi tre anni hanno perso un quarto del reddito. Coloro che chiedono i sussidi per situazioni di disagio economico non più solo gli anziani, ma soprattutto i 50enni. Le contromisure di Inarcassa (che conta 160.802 iscritti) sono:
– stipulazione di una convenzione per ridurre della metà i costi della polizza assicurativa per responsabilità civile dei professionisti;
– prestiti per gli iscritti giovani (sotto i 35 anni di età);
– finanziamenti agevolati per le spese per lo studio;
– con il Comune di Bologna Inarcassa ha stipultao un accordo per investire nel fondo scuole e dare opportunità di lavoro agli iscritti, soprattutto i più giovani;
– in  futuro si vorrebbe puntare all’aiuto alle professioniste donne e madri (attualmente hanno indennità solo per 5 mesi).

Gli stipendi dei Geometri hanno subito un calo del 13% in 4 anni, dal 2007 al 2011 e la Cassa (Cipag, 95.419 iscritti) si aspetta una diminuzione di un ulteriore 4% nel 2012. La Cipag ha preso alcuni provvedimenti:
– possibilità di rateizzare il versamento dei contributi;
– possibilità di compensare i debiti previdenziali con crediti fiscali;
– partecipazione a un fondo di garanzia del Confidi, a favore degli iscritti per l’acquisto delle apparecchiature più costose per il professionista;
– si vorrebbe creare un sistema di ammortizzatori sociali.