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Sicurezza sul lavoro, denunciati undici titolari di ditte edili – paesesera.it

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Multe complessivamente per 72mila euro circa, verificate anche le posizioni di 75 operai di cui due risultati assunti in nero. E’ il bilancio delle verifiche che i carabinieri di Palestrina hanno effettuato nei cantieri dell’area Prenestina a Cave, Genazzano, Zagarolo, Palestrina e Poli

Undici persone denunciate a piede libero, per lo più titolari di ditte edili, multe complessivamente per 72mila euro circa, verificate anche le posizioni di 75 operai di cui due risultati assunti in nero: è il bilancio delle verifiche che i carabinieri della Compagnia di Palestrina hanno effettuato nei cantieri dell’area Prenestina a Cave, Genazzano, Zagarolo, Palestrina e Poli per verificare la sicurezza sul lavoro e le norme in materia edilizia.

I militari, accompagnati da ispettori della Asl RM/G di Palestrina, hanno eseguito le ispezioni riscontrando una ventina di infrazioni in materia di sicurezza sul lavoro tra cui l’assenza degli appositi parapetti nei pressi di sbancamenti e verso il vuoto, il non avere fornito una corretta informazione ai lavoratori in materia di sicurezza, la mancanza di opere provvisionali di sicurezza, la mancanza di segnalazioni obbligatorie di aperture al suolo e di adeguati passaggi per il transito degli operai, l’incompleto utilizzo di dispositivi di protezione individuale e, in alcuni casi , l’assenza del piano operativo di sicurezza dei lavori e di montaggio dei ponteggi. Le mancanze riscontrate esponevano i lavoratori a gravi rischi che avrebbero potuto causare infortuni. In tre cantieri è stata disposta la sospensione dei lavori.

Fonte [paesesera.it]

Detrazione fiscale 55%, in arrivo la proroga fino al 31 dicembre 2013 – edilportale.com

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Proroga fino al 31 dicembre 2013 della detrazione del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e recepimento della Direttiva europea sugli edifici a energia quasi zero.

Sono i contenuti della Bozza di Decreto-Legge in materia di energia nel settore dell’edilizia che il Consiglio dei Ministri potrebbe approvare domani.

DETRAZIONE DEL 55% PER LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA
Alle detrazioni per l’efficienza energetica degli edifici è dedicato il penultimo articolo della bozza di DL. Non c’è ancora un testo ma solo un pro-memoria: “proroga per gli incentivi fiscali per gli interventi di efficienza energetica”.

Stando alle indiscrezioni delle ultime ore, il Consiglio dei Minstri dovrebbe deliberare una proroga fino al 31 dicembre 2013 della detrazione del 55% (in scadenza al 30 giugno 2013), così come annunciato dal premier Enrico Letta nella sua relazione alle Camere (leggi tutto) e ribadito dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, all’assemblea dei giovani costruttori Ance (leggi tutto).

Ma come sarà la nuova detrazione del 55? L’ipotesi allo studio – anticipata dal ministro Zanonato al Sole24Ore – è quella di “limitare la detrazione del 55% a chi non gode già di altri benefici fiscali, in particolare legati al cosiddetto Conto Termico, in modo tale da usare in modo più razionale queste risorse. Stiamo pensando di prorogarlo fino alla fine dell’anno – ha aggiunto il ministro -, salvaguardando così la filiera, per poi valutare in seconda battuta un prolungamento il prossimo anno attraverso una migliore definizione dei tetti oggi in vigore”.

DIRETTIVA EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO
Il DL che sarà approvato domani attua la Direttiva europea 2010/31/UE sulla prestazione energetica in edilizia, sul recepimento della quale l’Italia è in forte ritardo e rischia il deferimento alla Corte di Giustizia europea (leggi tutto).

La Direttiva 2010/31/UE, ricordiamo, impone agli Stati membri di fissare requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi ed esistenti, assicurare la certificazione energetica e di disciplinare i controlli sugli impianti di climatizzazione e prevede che, entro il 2021, tutte le nuove costruzioni siano “Edifici a Energia Quasi Zero”.

Per recepire la Direttiva 2010/31/UE, il nuovo DL modifica il Dlgs 192/2005, emanato a suo tempo in attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia.

Il DL adotta la nuova metodologia di calcolo della prestazione energetica dell’edificio, che tiene conto delle sue caratteristiche termiche, e fissa i requisiti minimi di prestazione energetica in modo da conseguire livelli ottimali in funzione dei costi. Uno studio su questo tema è stato condotto dal Buildings Performance Institute Europe (leggi tutto).

Nella relazione al Dl si legge che la metodologia di calcolo e i requisiti minimi di prestazione energetica sono in fase di definizione e saranno inviati alla Commissione Europea entro la metà di giugno 2013.

Viene definita una strategia per l’incremento degli Edifici a Energia Quasi Zero. La Direttiva 2010/31/UE obbliga gli Stati ad assicurare che, entro il 2021, tutte le nuove costruzioni siano a energia quasi zero, scadenza anticipata al 2018 per gli edifici pubblici. Inoltre, sono disciplinati i controlli periodici sugli impianti di climatizzazione.

Il DL trasforma l’‘attestato di certificazione energetica’ in ‘attestato di prestazione energetica’, da redigersi a cura di esperti qualificati e indipendenti, che fornirà raccomandazioni per il miglioramento delle performance energetiche. Sarà obbligatorio redigerlo in caso di costruzione, vendita o locazione e per tutti gli immobili della P.A. con quest’ultima previsione si mira a chiudere definitivamente la procedura di infrazione per la non completa attuazione della Direttiva 2002/91/CE (leggi tutto).

Importante è il capitolo sulle sanzioni. Il professionista abilitato che non rispetti i criteri e le metodologie previste rischierà una multa da 700 a 4.200 euro. Il direttore dei lavori che non presenterà al Comune l’asseverazione di conformità con l’attestato di qualificazione energetica sarà soggetto a multa da 1.000 a 6mila euro.

Il proprietario di un appartamento o l’amministratore di condominio che non fanno effettuare la manutenzione dell’impianto di climatizzazione rischieranno una multa da 500 a 3mila euro, mente chi non fornisce all’inquilino l’attestato di prestazione energetica pagherà una multa da 300 a 1.800 euro.

I commenti
Anche se “al momento non è chiaro se il 55% sarà prorogato solo fino alla fine del 2013 o reso strutturale nel tempo, e se la normativa per accedere alle detrazioni ricalcherà quella attuale o presenterà alcune novità”, “Uncsaal continua la propria azione di sensibilizzazione di Esecutivo e Parlamento affinché il 55% sia prorogato con una normativa che non penalizzi alcun prodotto e che contenga una maggiore flessibilità nella scelta delle annualità di detrazione da parte dei consumatori”. Così Uncsaal, l’unione dei Costruttori di Serramenti, sulle ipotesi di proroga delle detrazioni del 55%.

Fonte [edilportale.com]

Istanze di sanatoria: la legittimità dei provvedimenti sanzionatori – lavoripubblici.it

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Rimessa in pristino di opere abusive: in presenza di istanza di sanatoria, si possono emettere provvedimenti sanzionatori solo qualora sia stato previamente adottato un espresso provvedimento sull’istanza di condono, ma ciò comunque non è rapportabile al cosiddetto silenzio assenso delle Amministrazioni.

Con questa motivazione la V Sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso in appello del Comune di Limena per la riforma della sentenza n. 1008/2000 del Tar Veneto Sez. II, che aveva annullato un provvedimento dell’Amministrazione nei confronti di due privati cittadini nel quale veniva disposta la rimessione in pristino di luoghi dove erano state realizzate delle opere ritenute abusive e per le quali era stata presentata istanza di condono – a poco più di un mese di distanza dalla richiesta di rilascio di una concessione edilizia per un’area adiacente – motivando la decisione con il silenzio assenso, essendo trascorsi ventiquattro mesi previsti dall’art. 35 della legge n. 47/1985, senza che il Comune si pronunciasse esplicitamente sulla fattispecie.

Contro tale parere del giudice di prime cure, il Comune di Limena ha quindi proposto appello proprio in Consiglio di Stato, facendo presente come l’avere emanato un provvedimento di remissione in pristino dei luoghi fosse già in sè espressione di un diniego all’istanza di sanatoria, unito tra l’altro, in questo caso, anche al fatto che il termine annuale decorrente dalla data di presentazione di domanda di sanatoria non fosse decorso, proprio per l’intervento di tale impugnativa e che il silenzio-assenso dell’amministrazione non fosse comunque scattato per l’assenza di alcuni requisiti indispensabili nell’istanza di sanatoria stessa.

I giudici di Palazzo Spada hanno invece considerate infondate tale motivazioni, e ribadendo l’illegittimità del provvedimento del Comune perché emesso senza previa adozione di uno specifico provvedimento di rigetto dell’istanza di sanatoria, hanno rilevato che quando viene presentata domanda di sanatoria di abusi edilizi, diventano inefficaci i precedenti atti sanzionatori (ordini di demolizioni, inibitorie, ordine di sospensione dei lavori), nel presupposto, così come affermato da ricorrente giurisprudenza, che “sul piano procedimentale, il Comune è tenuto innanzi tutto a esaminare ed eventualmente a respingere la domanda di condono effettuando, comunque, una nuova valutazione della situazione mentre, dal punto di vista processuale, la documentata presentazione di istanza di condono comporta l’improcedibilità del ricorso per carenza di interesse avverso i pregressi provvedimenti repressivi” (Consiglio di Stato, Sez. V, 31 ottobre 2012, n. 5553).

Ciò tra l’altro implica che non si può ritenere il silenzio assenso dell’Amministrazione quale causa di illegittimità dell’impugnativa, ragion per cui il Consiglio di Stato, ha comunque stabilito che la motivazione della sentenza di primo grado vada riformulata laddove si faccia riferimento all’essere intervenuto un condono edilizio.

Fonte [lavoripubblici.it]

Inarcassa insostenibile, parte la protesta di Architetti e Ingegneri – lavoripubblici.it

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Il lavoro che scarseggia, i clienti che non pagano, nessun riferimento tariffario a tutela del proprio lavoro, i noti problemi con i lavori pubblici, i continui cambiamenti normativi che obbligano ad un aggiornamento continuo e dispendioso, la crisi. Sono solo alcuni dei problemi che soverchiano una platea di professionisti costituita da 150.000 architetti e 220.000 ingegneri che nel 2013 si troveranno a dover fronteggiare anche l’aumento del contributo Inarcassa che rischia seriamente di portare alla chiusura delle partite iva delle fasce più deboli.

Dall’1 gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova Riforma Previdenziale per Architetti e Ingegneri che segna il passaggio al metodo contributivo che prevede:

  • un contributo soggettivo obbligatorio calcolato applicando una sola aliquota fino a concorrenza del massimale contributivo. In particolare l’aliquota ordinaria è passata dal 13,5% al 14,5% con un contributo minimo aumentato da € 1.645,00 a € 2.250,00 (aumento del 36,8% circa);
  • un contributo integrativo che tutti gli iscritti all’Albo degli Ingegneri o all’Albo degli Architetti P.P.C. devono applicare una maggiorazione percentuale del 4% su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari professionale ai fini dell’I.V.A., e versarne ad INARCASSA l’ammontare indipendentemente dall’effettivo pagamento da parte del debitore. La maggiorazione è ripetibile nei confronti di quest’ultimo. Con la riforma il contributo minimo è aumentato da € 375,00 a € 660,00 (aumento del 76!).

In pratica anche un piccolo professionista o un giovane appena entrato nel mondo del lavoro, dovranno versare ogni anno ad Inarcassa un contributo minimo di € 2.910,00 (pari a € 242,50 al mese).

E’ così partita dal mondo delle professioni una protesta contro un aumento ritenuto assolutamente controcorrente oltre che dannoso, che costringerà più di un professionista a prendere in seria considerazione l’ipotesi di chiudere o preferire il lavoro subordinato alla libera attività intellettuale.

La parte “istituzionale” e “politica” delle professioni costituita dai Consigli Nazionali di Architetti e Ingegneri ha inviato una lettera al Presidente di Inarcassa Arch. Paola Muratorio in cui hanno pregato di capire il momento di grave sofferenza dei propri iscritti ed in generale quello del Paese, chiedendo di intraprendere delle iniziative “atte a ridurre, sia pur temporaneamente, gli oneri a carico degli iscritti, tra cui un temporaneo congelamento dell’aumento dei contributi minimi.”

Da segnalare la nota inviata dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Messina che, dopo aver mostrato l’insostenibilità dei contributi Inarcassa, ha formulato una proposta che verrebbe incontro alle impellenti esigenze degli iscritti. In particolare:

  • abolizione del contributo minimo perché con l’avvento del sistema contributivo sarebbe corretto prevedere il versamento di una aliquota rapportata a ciò che realmente si guadagna;
  • sospensione del versamento dei contributi previdenziali per 24 mesi;
  • regolarizzazione automatica dei contributi non pagati negli anni trascorsi, attraverso la rateizzazione in 10 anni dell’importo dovuto;
  • regolarizzazione dei contributi attraverso la volontaria cessione del credito;
  • allungamento dei termini di pagamento con interessi da applicare con un tasso non superiore a quello legale o a quello del rendimento obiettivo medio di Inarcassa ovvero a quello di capitalizzazione dei contributi.

Segnaliamo, inoltre, la protesta degli Ordini degli Architetti e Ingegneri di Lecce che si sono schierati al fianco di un gruppo di professionisti salentini capeggiati dagli architetti Claudio Marasco e Valeria Solazzo che hanno fatto partire una petizione che ha già raggiunto oltre 1.800 firme contro l’aumento dei contributi Inarcassa. In tal senso il Presidente degli Ingegneri di Lecce Daniele De Fabrizio ha definito tali aumenti vergognosi e inaccettabili mentre il l’Ordine degli Architetti di Lecce ha proposto una sospensione per 24 mesi del versamento dei contributi. Sull’argomento è stato organizzato un incontro che si terrà il 24 maggio 2013 alle 16.30 presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Lecce per discutere sui possibili rimedi e proposte.

Per ultimo segnaliamo la delibera Inarcassa del 15 maggio 2013 con cui è stato deciso:

  • di differire la scadenza della prima rata dei minimi 2013 dal 30/06 al 31/07/2013;
  • di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti, che non beneficino di riduzioni e/o frazionamenti dei contributi minimi e che ritengono di conseguire nell’anno 2013 un reddito pari od inferiore a €. 15.000,00, di poter versare, alle scadenze del 31/7 e del 30/09/2013, unitamente al contributo di maternità previsto per il 2013, quale acconto sui contributi minimi, gli stessi importi dei contributi minimi dell’anno 2012. Il versamento della differenza dovuta – pari ad € 890,00 – viene differito alla data del 31/10/2016 con l’applicazione di un interesse dilatorio nella misura del 3% fisso annuo. Coloro che intendono fruire di detta agevolazione devono presentare domanda entro e non oltre il 30/06/2013;
  • agli iscritti che si fossero avvalsi di tale agevolazione, nel caso in cui all’atto della presentazione della dichiarazione per l’anno 2013, il valore del reddito 2013 risultasse tale da comportare il pagamento di un conguaglio a saldo, l’importo dilazionato dei contributi minimi 2013 dovrà essere corrisposto unitamente al saldo entro il termine ordinario. In tal caso sull’importo di € 890,00 sarà applicato l’interesse del 4,5% fisso annuo;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per il 2013, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Lo stanziamento complessivo del monte contributi rateizzabile per il 2013, unito a quello oggetto di rateazione delle annualità 2011, 2012 e 2013, ammonta ad € 150.000.000,00 e l’agevolazione di cui sopra è applicabile comunque entro il termine del 31/12/2013.

Con la delibera si è, infine, deciso, fermo restando i piani di rateazione già concessi e tuttora validi, nonché la valenza degli istituti di concessione dei piani di rateazione in essere, di concedere agli ingegneri ed architetti iscritti una rateazione straordinaria applicabile agli importi relativi alle annualità 2011, 2012 e 2013, secondo le seguenti modalità:

  • l’istanza deve essere presentata entro e non oltre il 30/06/2013;
  • il debito complessivo rateizzabile deve essere di importo superiore ad € 2.000 e inferiore ad € 40.000;
  • la durata massima del piano di rateazione è fissata in trentasei mesi con rate quadrimestrali posticipate di pari importo ed applicazione dell’interesse annuo del 4,5% fermo restando che il saldo dell’onere complessivo della rateazione deve avvenire entro la data di decorrenza del trattamento pensionistico;
  • agli iscritti che, dopo essersi avvalsi di tale agevolazione, non rispettino anche solo una delle scadenze previste, l’agevolazione decadrà e saranno conseguentemente posti in riscossione gli importi dovuti per le annualità rateizzate, maggiorati delle sanzioni e degli interessi previsti dalle norme vigenti in caso di inadempienza.

Possono essere ripresentate istanze non accolte per incapienza del limite di rateazione o per inapplicabilità delle annualità interessate. La rateazione non è cumulabile con la dilazione del pagamento dei minimi 2013 prevista dalla deliberazione n. 19964/13 del 15 maggio 2013.

Fonte [lavoripubblici.it]

Ingegneri, obbligo di assicurazione solo per chi esercita la professione – edilportale.com

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Lo afferma il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri in un parere sulla questione dell’obbligatorietà per gli ingegneri dell’assicurazione professionale per la responsabilità civile dei professionisti, che copre i danni eventualmente arrecati alla clientela in seguito ad errori, omissioni o negligenze.

Ricordiamo che l’obbligo di “stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale” e l’obbligo di “rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale” sono stati introdotti dall’articolo 3, comma 5, lettera e) del DL 138/2011, convertito nella Legge 148/2011.

L’obbligo è stato poi disciplinato più nel dettaglio dal Regolamento di riforma degli ordinamenti professionali (DPR 137 del 7 agosto 2012) nel quale si chiarisce che “la violazione del predetto obbligo, alle condizioni ivi stabilite, costituisce illecito disciplinare”.

Entrambe le norme – spiega il parere – collegano l’obbligo di stipulazione di idonea polizza professionale all’esercizio dell’attività professionale, con la conseguenza che esso, pur essendo astrattamente riferibile a tutti i professionisti iscritti ai rispettivi Ordini, diviene concretamente esigibile solo qualora costoro mostrino di esercitare in modo effettivo e attuale la professione.

Restano quindi esclusi dall’obbligo gli ingegneri assunti alle dipendenze di pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, i quali esercitino l’attività professionale esclusivamente per conto dell’amministrazione o dell’ente di appartenenza, e gli ingegneri posti alle dipendenze di un datore di lavoro privato (ad esempio una società o uno studio professionale), ovviamente ad eccezione dell’attività da loro effettuata in proprio (anche se congiuntamente ai titolari dello studio o della società) con apposizione della firma negli elaborati progettuali ed altri documenti.

In conclusione “l’obbligo di assicurazione professionale – spiega il Centro Studi CNI – vale esclusivamente per gli ingegneri iscritti agli Ordini che esercitano, in modo effettivo, l’attività libero-professionale. Al contrario, gli ingegneri iscritti, ma che non esercitano concretamente, non sono obbligati a sottoscrivere l’assicurazione professionale. Nessun obbligo, a maggior ragione, anche per gli ingegneri assunti dalla P.A. che esercitano la professione in esclusiva per il proprio ente e per quei dipendenti delle aziende private che non firmano i progetti”.

I professionisti soggetti all’obbligo saranno quindi tenuti ad assicurarsi prima di assumere un incarico. Infatti, il cliente può pretendere l’esibizione della polizza assicurativa prima dell’affidamento dell’incarico stesso.

L’obbligo di assicurazione scatterà il 15 agosto 2013.

Fonte [edilportale.com]

Abusi edilizi che restano impuniti. Più di duecento i casi in centro – roma.repubblica.it

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Un fiume di abusi edilizi nel centro storico. Sono oltre 200 le coperture, le tettoie, i gazebo e gli allargamenti fuori legge. Scempi che in 78 casi invadono i palazzi vincolati, gli immobili storici e le facciate di pregio da via Giulia a via della Pace, da piazza di Spagna a piazza delle Coppelle, su altri 120 pende una richiesta di condono e altri 14 invece non vengono rimossi per mancato controllo da parte dei vigili o per mancanza di fondi del municipio I. “Certo è che negli ultimi tre anni gli abusi rimossi sono stati soltanto due, uno di questi era la terrazza abusiva di Lory Del Santo con vista sul Colosseo”, denuncia Nathalie Naim, consigliera del municipio I che ha elaborato un dettagliato report.

“Non si arriva mai, salvo rarissimi casi, alla demolizione. Un bilancio disastroso poiché a fronte di centinaia di abusi accertati solo due sono quelli demoliti in questi ultimi anni”, racconta la consigliera. I vigili accertano l’abuso, i tecnici del municipio scrivono una relazione e inviano al responsabile una determinazione dirigenziale di sospensione lavori. E entro 45 giorni deve essere emesso il provvedimento di demolizione. A questo punto le pratiche si bloccano per diversi motivi: c’è la mancata risposta della Soprintendenza nel caso di immobile vincolato che è l’unica a poter avviare la procedura che porta fino alla demolizione.

“Invece per consuetudine l’ufficio tecnico del municipio, nonostante la grave mancanza di personale e di fondi, si occupa anche di questi abusi però visto che la competenza spetta per legge alla Soprintendenza è tenuto prima di emettere un provvedimento di demolizione a chiederne l’autorizzazione  –  sottolinea Naim candidata nella lista civica con Marino al municipio I  –  Che però non arriva. Il risultato è che proprio gli immobili vincolati, quindi più preziosi e meritori di tutela sono quelli che possono essere deturpati impunemente con abusi edilizi che non vengono mai demoliti”. Ci sono casi su cui pende la richiesta di condono: sono 120 da via Frattina a via Mario dè Fiori, da via Condotti a via del Governo Vecchio, da via del Tritone a piazza di Pietra. Nel 25% degli abusi, le procedure avviate vengono bloccate dai ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.

“Si arriva a sentenza dopo molti anni e a volte così si perde la traccia dell’abuso”, continua la consigliera. Quando poi si riescono a superare tutti gli ostacoli burocratici, la cronica mancanza di fondi del municipio I non permette di demolire l’abuso. “Ciò che emerge da questi dati è che il contrasto all’abusivismo edilizio in centro storico è totalmente fallimentare, nonostante vengano svolti tutti gli accertamenti e espletate le lunghe procedure amministrative, non si arriva mai alla demolizione  –  conclude Naim  –  Così da un lato vengono disperse enormi risorse della pubblica amministrazione e dall’altro la zona più pregiata della città, patrimonio Unesco, viene impunemente sfregiata da elevazioni, canne fumarie, scavi e abusi di ogni genere. La prossima amministrazione deve investire fondi per le demolizioni”.

Fonte [roma.repubblica.it]

Dall’Europa una nuova strategia per le infrastrutture verdi – edilportale.com

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La Commissione europea ha adottato una nuova strategia per promuovere il ricorso alle infrastrutture verdi e far sì che il miglioramento dei processi naturali diventi parte integrante della pianificazione territoriale.

Le infrastrutture verdi sono uno strumento di comprovata efficacia, che si serve della natura per ottenere benefici ecologici, economici e sociali. Per difenderci dalle alluvioni, ad esempio, invece di costruire nuove infrastrutture potremmo sfruttare la soluzione offerta dalle zone umide naturali, che assorbono l’acqua in eccesso provocata da piogge intense.

Janez Potočnik, commissario per l’Ambiente, ha dichiarato: “La costruzione di infrastrutture verdi è spesso un buon investimento per la natura, per l’economia e per l’occupazione. Quando sono giustificate da ragioni economiche e ambientali, dobbiamo presentare ai cittadini soluzioni che siano in sintonia e non in contrapposizione con la natura”.

Le infrastrutture verdi, spesso, costano meno e durano di più rispetto alle alternative classiche offerte dall’ingegneria civile: prendiamo le ondate di calore estive, cosa c’è di meglio che mitigarle con parchi ricchi di biodiversità, spazi verdi e corridoi di aria fresca?

Oltre alla salute e all’ambiente, a trarne vantaggio sono anche altri aspetti del vivere sociale, con nuovi posti di lavoro e città trasformate in spazi in cui è più gradevole vivere e lavorare. Per non parlare della flora e della fauna selvatiche, che grazie alle infrastrutture verdi trovano un ambiente propizio al loro insediamento, anche in contesti urbani.

La strategia appena varata verterà sui seguenti punti:
– promuovere le infrastrutture verdi nelle politiche principali, ossia quelle in materia di agricoltura, silvicoltura, natura, acqua, ambiente marino e pesca, coesione sociale, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, trasporti, energia, prevenzione delle catastrofi e uso del suolo. Entro la fine del 2013 la Commissione metterà a punto degli orientamenti per indicare in che modo le infrastrutture verdi potranno far parte integrante di queste politiche nel periodo 2014-2020;
– migliorare la ricerca e i dati, arricchire la base di conoscenze e promuovere le tecnologie innovative a sostegno delle infrastrutture verdi;
– facilitare l’accesso ai finanziamenti per i progetti dedicati alle infrastrutture verdi – Questi progetti potranno contare su uno strumento unionale di finanziamento che la Commissione, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, istituirà entro il 2014;
– sostenere i progetti di infrastrutture verdi a livello di UE – Entro la fine del 2015 la Commissione realizzerà uno studio per valutare la possibilità di sviluppare una rete di infrastrutture verdi di portata europea.

Le prossime tappe
Entro la fine del 2017 la Commissione esaminerà a che punto è lo sviluppo delle infrastrutture verdi e pubblicherà una relazione che, oltre a illustrare quanto realizzato, sarà accompagnata da raccomandazioni su come muoversi negli anni a venire.

Contesto
L’inarrestabile sviluppo umano si ripercuote vistosamente sul paesaggio europeo, che subisce ogni giorno mutamenti sotto forma di frammentazione del territorio, sfruttamento sempre più intensivo del suolo e cambiamenti della sua destinazione d’uso. L’espansione urbana e la costruzione di infrastrutture stradali ed energetiche hanno causato il degrado e la frammentazione di preziosi ecosistemi, con ripercussioni sugli habitat e sulle specie che li popolano, riducendo in tal modo la continuità spaziale e funzionale del paesaggio. Rispetto a un ecosistema sano, un ecosistema degradato presenta una minore varietà di specie e offre meno servizi. Questi servizi hanno tuttavia un valore diretto per la nostra economia, ragion per cui, economicamente parlando, ha senso investire nelle infrastrutture verdi.

Gli investimenti nelle infrastrutture verdi sono di solito molto redditizi. Citiamo il caso del progetto di ripristino di una pianura alluvionale lungo il fiume Elba, in Germania: lo spostamento delle dighe, il passaggio a una gestione agricola adeguata alla natura del territorio e la costruzione di passaggi per pesci si sono tradotti in benefici quattro volte superiori ai costi. Se poi si calcolassero anche i vantaggi in termini di spazi ricreativi, protezione dalle alluvioni e emissioni di carbonio, il valore di questi benefici sarebbe ben più elevato.

Dai tetti ricoperti di vegetazione, ai parchi, ai corridoi verdi, le infrastrutture verdi in città non solo costituiscono elementi a servizio della salute pubblica, ma offrono anche soluzioni ai problemi sociali, fanno risparmiare energia e favoriscono lo scolo delle acque. Una buona pianificazione delle infrastrutture concorre poi a rendere più efficienti la politica della mobilità e quella immobiliare.

La comunicazione sulle infrastrutture verdi si basa sulla Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse e sulla strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020, per promuovere gli investimenti nelle infrastrutture verdi e la loro diffusione in Europa.

Fonte [edilportale.com]

Lazio, in arrivo il testo unico dell’urbanistica – edilportale.com

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Il progetto normativo rientra tra le linee programmatiche illustrate dall’assessore alle Politiche del Territorio, Michele Civita alla commissione ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica del Consiglio regionale; l’assessore ha anche annunciato ulteriori modifiche normative in materia di tutela del paesaggio ed edilizia.

“Vogliamo approvare – ha spiegato Civita – un testo unico che riordini, semplifichi e vada a innovare un settore nel quale abbiamo 72 leggi regionali differenti; poi, approvazione definitiva del Piano paesistico regionale e revisione del Piano casa, modificando quelle norme che hanno dato origine al contenzioso con il Ministero per i Beni culturali (leggi tutto)”.

Giudizi positivi sull’istituzione del testo unico sono stati espressi dalla commissione che ha suggerito, inoltre, il decentramento delle competenze ai Comuni.

Inoltre, l’assessore ha definito le strategie regionali per la gestione dell’emergenza rifiuti: “per la prima volta dopo 40 anni, nel Lazio non verranno più scaricati in discarica rifiuti non trattati grazie agli accordi con altre Regioni, ma dobbiamo arrivare rapidamente ad un sistema autosufficiente”.

“Abbiamo stanziato 150 milioni per i prossimi tre anni – ha proseguito Civita – per estendere in tutto il Lazio la raccolta differenziata porta a porta, dobbiamo lavorare sulla riduzione dei rifiuti, sulla creazione di un’industria del riuso e del riciclo”

Fonte [edilportale.com]

Avvocati,notai, ingegneri ed architetti: Cancellata l’Irap con sentenza della Ctr di Roma – lavoripubblici.it

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La Commissione tributaria regionale di Roma con la sentenza n. 238/01/13 del 22 aprile scorso è intervenuta sull’importante questione dell’Irap (Imposta regionale attività produttive) relativa ai redditi di alcune professioni precisando che in alcuni casi l’autonoma organizzazione quale presupposto dell’imposizione Irap è esclusa per orincipio.
Nella sentenza la Commissione tributaria porta avanti un nuovo ragionamento centrato sul concetto che “nell’esercizio delle professioni intellettuali è, in via di principio, assolutamente non configurabile l’esistenza di un’organizzazione di beni che possa funzionare separatamente ed indipendentemente dall’intervento del professionista, dovendo essere prevalente la sua personale attività professionale rispetto all’eventuale utilizzazione di qualsivoglia organizzazione di beni strumentali che non potrà mai essere sostitutiva dell’attività medesima”.

Nella sentenza viene precisato che talune attività professonali quali quelle del geometra, dell’ingegnere, dell’avvocato, del notaio, dell’agente di commercio non possono svolgersi in assenza del professionista stesso ed a prescindere dell’organizzazione professionale della quale lo stesso si serva (minima o ampia e sofisticata); la sua presenza nell’esercizio dell’attività professionale stessa è. comunque, sempre indispensabile e necessaria perché l’attività possa effettivamente essere svolta.
La sentenza si riferisce, dunque, a quelle attività professionali intellettuali dove il professionista è fondamentale importanza per lo svolgimento del lavoro quotidiano ma anche per la reale soddisfazione del cliente.

In base all’affermazione contenuta nella sentenza n. 156/01 della Corte Costituzionale l’esercizio delle professioni cosiddette protette, cioè quelle per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione all’ordine professionale, non integra mai il presupposto per l’applicazione dell’IRAP. Ne deriva così che ai fini IRAP rileva la presenza di un’organizzazione d’impresa e questa non è data dal coordinamento e dall’organizzazione più o meno complessa di cui è capace il professionista per migliorare o rendere più agevole lo svolgimento del proprio lavoro, ma da quella organizzazione, autonoma rispetto al lavoro professionale, capace di spersonalizzare l’attività svolta e di fornire come struttura a se stante quella prestazione professionale che connota l’attività professionale tipica del professionista.
Per altro, anche a parere della stessa agenzia delle entrate (risoluzione n. 118 del 28 maggio 2003), la natura personale dell’attività professionale non viene meno, anche nel caso di organizzazioni più complesse come quella della società tra professionisti.

Fonte [lavoripubblici.it]

Debiti Pubblica Amministrazione, all’appello mancano 2 miliardi – edilportale.com

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Sono circa 1500 le domande di anticipazione di liquidità ricevute da CdP, Cassa Depositi e Prestiti, dopo lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione a favore di professionisti e imprese, stabilito con il DL 35/2013.

Per soddisfarle sarebbero necessarie risorse pari a 6 miliardi di euro. Si tratta di un importo che supera quello del Fondo dedicato agli Enti locali, su cui CdP opera per conto del Ministero dell’Economia e delle finanze, e che prevede un totale di 4 miliardi, due per il 2013 e 2 per il 2014.

A causa dell’insufficienza delle somme stanziate, si legge nel comunicato di cassa Depositi e Prestiti, si procederà ad un riparto delle somme richieste.

Chi ha presentato domanda
La quasi totalità delle domande di anticipazione della liquidità sono state presentate dalle Amministrazioni comunali. I Comuni hanno infatti inoltrato 1500 richieste per un totale di 5,8 miliardi di euro.

Altre 15 domande sono state presentate dalle Amministrazioni provinciali, per un valore di 110 milioni di euro.

Altri enti locali hanno infine inoltrato 25 richiesteper circa 53 milioni di euro.

Le risorse saranno erogate entro il 15 maggio dopo la sottoscrizione di appositi contratti.

Per poter accedere ai fondi le Amministrazioni avevano tempo fino al 30 aprile per la presentazione delle domande. L’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, nei giorni precedenti aveva quindi messo a disposizione delle Associazioni territoriali e delle imprese associatedue lettere tipo da inviare alle Pubbliche Amministrazioni per sollecitarle a presentare quanto richiesto (Leggi Tutto).

Ricordiamo che il DL 35/2013 per lo sblocco dei pagamenti è stato approvato all’inizio del mese scorso e prevede l’erogazione di 40 miliardi di euro nell’arco dei prossimi dodici mesi, effettuata senza sforare il limite di debito del 3% ammesso dall’Unione Europea (Leggi Tutto).

Fonte [edilportale.com]