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Il Bosco Verticale di Boeri

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Anche Arup, la società globale di progettazione e ingegneria, ha svolto un ruolo da protagonista nel progetto del Bosco Verticale, il celebre complesso residenziale ‘verde’ progettato dallo Studio Boeri e sviluppato da Hines per l’area di Porta Nuova a Milano, ormai vicino alla conclusione dei lavori. Due edifici pionieristici per l’integrazione del verde in architettura: alte rispettivamente 110 e 76 metri, le torri già ospitano circa 900 alberi tra i 3 e i 6 metri piantati sulle terrazze, insieme a siepi, cespugli e circa 11 mila piante floreali, collocate fino all’ultimo piano dell’edificio più alto, il 27esimo.

Arup ha contribuito alla realizzazione con i design strutturali e geotecnici, e fornendo inoltre servizi di consulenza sul piano dell’acustica, delle vibrazioni e degli scavi. Inoltre ha fornito soluzioni avanzate per gestire le problematiche legate ai due tunnel ferroviari già esistenti al di sotto del sito, che hanno reso necessario su sistema di isolamento per gli edifici principali.

“Essere parte del team di progettazione di un progetto tanto innovativo ci ha messo di fronte a nuove sfide quotidiane, dato che gli edifici e le strutture stesse dovevano relazionarsi con un ambiente in costante cambiamento, e gli inusuali input per il design dovevano essere profondamente compresi e incorporati nel progetto complessivo”, ha commentato Luca Buzzoni, project manager di Arup Milano.

Pensato come un nuovo paradigma di sviluppo urbano, il Bosco Verticale dà vita a un nuovo habitat biologico, una possibile risposta tramite la biodiversità alla sfida dell’aumento di inquinamento della città lombarda. Grazie all’abbondante quantità di verde, l’edificio non solo ottimizzerà l’energia, ma la produrrà. Attraverso la produzione di ossigeno e umidità, le piante inoltre assorbiranno CO2 e particelle di polvere.

Fonte [ediltecnico.it]

Edifici storici: Competenze Professionali

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Il sempre verde argomento delle competenze professionali per gli interventi sugli edifici storici: spettano agli architetti o agli ingegneri? Bella domanda, e stiamo attenti a rivolgerla a voi, diretti interessati, perchè gli animi potrebbero scaldarsi. Giustamente, perchè è un argomento molto interessante, dal punto di vista tecnico e da quello lavorativo. In ogni modo, cerchiamo di capire chi ha le competenze professionali per fare tali interventi, sulla base della normativa.

Il tema delle competenze professionali per la realizzazione degli interventi sul patrimonio edilizio suscita sempre notevole interesse, ma anche rivalità competitiva e controversie tra le varie categorie di professionisti della progettazione tecnica, per imprimere le proprie idee nella progettazione ed esecuzione degli interventi.

Spesso, infatti, insorgono controversie in ordine alla legittimità di determinazioni amministrative che sostanzialmente escludono i professionisti che appartengono alla categoria degli ingegneri dal conferimento di incarichi afferenti la direzione di lavori da eseguirsi su immobili di interesse storico-artistico.

Il diniego implicito è stato adottato in un caso similare dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici in ordine alla comunicazione di subentro di un ingegnere nell’incarico di direttore dei lavori relativi alla concessione edilizia rilasciata dal comune per la realizzazione di lavori su un immobile di interesse storico-artistico e in quanto tale sottoposto al vincolo di tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Il provvedimento è stato adottato sull’assunto che l’attività professionale in oggetto debba ritenersi inibita agli ingegneri, essendo riservata agli architetti, ai sensi dell’articolo 52, secondo comma, del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto).

La parte lesa ha impugnato il provvedimento negativo, deducendo in via principale la sua illegittimità per contrasto con la direttiva del Consiglio CE 10 giugno 1985 n. 384 (cui l’Italia ha dato esecuzione con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129) nella parte in cui la stessa, con il proposito di uniformare in ambito europeo le condizioni minime di formazione di coloro che operano nel settore dell’architettura, avrebbe sostanzialmente parificato i titoli di laurea in ingegneria ed in architettura, ricorrendo alcune condizioni minime in relazione ai percorsi formativi dei distinti corsi di laurea ovvero – a titolo transitorio – in relazione ad alcuni titoli rilasciati fino ad una certa data da istituzioni europee di formazione tassativamente indicate.

Da ciò i ricorrenti hanno tratto la conclusione secondo cui ogni discriminazione tra le due categorie professionali sarebbe illegittima alla luce del diritto comunitario e dei principi dallo stesso desumibili.

I Giudici hanno affermato che “è evidente l’arbitraria discriminazione a danno degli ingegneri civili italiani operata dalla norma in esame, i quali, equiparati agli ingegneri civili ed agli architetti europei dalla normativa comunitaria, possono esercitare, diversamente da questi ultimi, l’attività professionale riservata ai titolari di diploma di architetto in tutta l’Europa, ma non in Italia: discriminazione che, trovando causa nel contrasto tra la normativa nazionale e il diritto comunitario, va risolta con la disapplicazione della disciplina interna e la conseguente invalidità degli atti applicativi”.

Al riguardo si osserva:
– che nello stato attuale di evoluzione del diritto comunitario, la disciplina sostanziale dell’attività degli architetti e degli ingegneri non costituisce oggetto di armonizzazione, né di ravvicinamento delle legislazioni, così come risulta allo stato non armonizzata la disciplina delle condizioni di accesso a tali professioni;

– che l’ordinanza della Corte di giustizia del 5 aprile 2004 ha ipotizzato la sussistenza nell’ordinamento italiano di un’ipotesi di “reverse discrimination” in danno dell’ingegnere civile italiano e in favore di ogni altro ingegnere di altri Paesi UE, non ha in alcun modo affermato la sicura sussistenza di una siffatta discriminazione, ma ne ha soltanto ipotizzato la possibilità, al ricorrere di taluni presupposti soggettivi e oggettivi.

In particolare, con la decisione del 5 aprile 2004, la Corte di giustizia ha affermato che tale ipotesi potrebbe verificarsi solo quando il possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato da altro Paese dell’UE fosse espressamente menzionato negli elenchi redatti ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 85/384/CEE, ovvero nello speciale elenco transitorio di cui agli articoli 10 e 11 della medesima direttiva e laddove analoga possibilità fosse esclusa nei confronti di un professionista italiano in possesso dei medesimi requisiti.

Fonte [ediltecnico.it]

Il consumo di suolo non risolve l’emergenza casa

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Legambiente presenta il dossier ‘Basta case vuote di carta’ contro la costruzione di case insicure, inefficienti e inutili perché spesso inutilizzate

“Basta case vuote di carta”. È il monito lanciato da Legambiente nel nuovo Dossier che fotografa una situazione caratterizzata da un alto consumo di suolo, ma allo stesso tempo dalla mancanza di abitazioni per le fasce deboli e da case insicure, fragili, non coibentate ed energeticamente costose.

Si tratta, denuncia Legambiente, di abitazioni che spesso rimangono vuote e inutilizzate e che sono quindi inutili. L’associazione ambientalista le definisce “case di carta” perché inefficienti ed insicure.

Nel 2014, si legge nel dossier, in larga parte d’Italia ancora non esistono verifiche sugli attestati di prestazione energetica, ormai obbligatori, né viene utilizzato il libretto del fabbricato, con la conseguenza che le famiglie non sanno nulla della sicurezza degli edifici in cui vivono.

Nasce quindi con l’obiettivo di monitorare e difendere il territorio il portale nazionale stopalconsumodisuolo.crowdmap.com, che ha raccolto le segnalazioni, informazioni, foto e video di oltre 100 aree messe in pericolo da piani urbanistici, progetti di grandi infrastrutture e piccole e grandi lottizzazioni.

Per cancellare questi paradossi Legambiente propone inoltre un progetto di riqualificazione complessiva del patrimonio edilizio che affronti in modo unitario il problema del consumo di suolo, la carenza di alloggi e la riqualificazione delle periferie.

Consumo di suolo
Il tasso di consumo di suolo, lamenta Legambiente, è passato dal 2,9% degli anni cinquanta al 7,3%. Dei 22mila chilometri quadrati urbanizzati in Italia, il 30% è occupato da edifici e capannoni, il 28% da strade asfaltate e ferrovie. A detenere il record di città con superfici più cementificate sono Napoli, Milano, Pescara, Torino, Monza, Bergamo, Brescia e Bari.

Al momento ci sono diversi ddl che mirano a contrastare il consumo di suolo, ma che rischiano di tradursi in un nulla di fatto per i tempi di approvazione tra Camera e Senato. Legambiente chiede quindi che il Governo ponga la tutela del territorio tra le sue priorità, orientando l’attività legislativa secondo cinque linee direttrici: obiettivi vincolanti per sensibilizzare Comuni e Regioni, monitoraggio delle trasformazioni dei suoli da affidare a Istat e Ispra, obbligo per i Comuni di realizzare un censimento del patrimonio non utilizzato o dismesso pubblico e privato, semplificazioni per il riuso e recupero del patrimonio esistente, introduzione di un contributo per la trasformazione dei suoli ad usi urbani, da legare a vantaggi fiscali e procedurali per gli interventi dentro la città e di recupero e riqualificazione.

Emergenza casa
In Italia l’emergenza casa esiste nonostante la presenza di 2milioni e 700mila case vuote. Secondo Legambiente il DL Casa varato dal Governo è uno strumento inefficace e sbagliato perché prevede da un lato fondi inadeguati e strumenti troppo complessi di intervento, legati a 9 decreti attuativi, le solite dismissioni di patrimonio pubblico in affitto e le solite case di edilizia sociale in periferia in deroga agli strumenti urbanistici. Al contrario, sostengono gli ambientalisti, si dovrebbe introdurre un finanziamento per il recupero del patrimonio edilizio pubblico in locazione e per la produzione di nuova edilizia in locazione negli ambiti di riqualificazione urbana. In ogni intervento, inoltre, i comuni dovrebbero prevedere una quota di alloggi di edilizia pubblica in affitto e benefici fiscali per le riqualificazioni.

Rigenerazione urbana
Secondo il dossier di Legambiente, 865mila edifici si trovano in aree ad alto rischio sismico, mentre un milione di edifici sono a rischio frane ed alluvioni. Nonostante ciò, gli ambientalisti denunciano che è impossibile realizzare progetti ambiziosi di riqualificazione di aree degradate o dismesse perché continua a risultare più facile e economico costruire palazzi in aree agricole. Allo stesso tempo, nei condomini è difficile realizzare interventi di riqualificazione edilizia e energetica. Si tratta di problemi legati al consumo di suolo e alla mancanza di alloggi, che potrebbero essere risolti concentrando le risorse nelle aree da riqualificare, dove realizzare alloggi sociali e sostenibili.

Fonte [edilportale.com]

Edilizia scolastica, assegnato il 95,7% degli interventi

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È scaduta lo scorso 30 aprile la proroga di due mesi concessa dal governo agli enti locali per l’affidamento degli interventi del Piano per l’edilizia da 150 milioni di euro previsto dal decreto “fare”. La scadenza iniziale era fissata al 28 febbraio scorso, ma, a quella data, risultavano assegnati 207 interventi su 692 ammessi al finanziamento, per un totale di 35,7 milioni di euro. Quindi meno del 30% degli interventi possibili, e meno di un quarto delle risorse a disposizione.

Allo scadere della proroga di due mesi il ministero dell’Istruzione ha fatto una ricognizione puntuale della situazione da cui risulta affidato il 95,7% delle opere. Gli interventi assegnati dagli enti locali alle ditte che dovranno eseguirli sono infatti 603 su 630 – al totale di 692 vanno tolte le 62 opere da assegnare in Puglia e Campania dove è in vigore una proroga fino al 30 giugno prossimo -.

Restano non affidati 27 interventi, ma le risorse, assicura il ministero, non si perderanno: saranno assegnate ad altre amministrazioni locali che avevano fatto domanda e i cui interventi erano risultati ammissibili al finanziamento.

Fonte [ingegenri.info]

Testo Unico Prevenzione Incendi: addio all’istituto della deroga?

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Nel settore della prevenzione incendi si è assistita a una progressiva stratificazione di norme, pareri e circolari che, nel tempo, ha creato non poche difficoltà non solo ai professionisti tecnici ma anche agli organi deputati a vigilare sulla correttezza delle scelte progettuali effettuate.

Il recente progetto di Testo Unico Prevenzione Incendi, di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa e a cui è dedicato un Dossier Speciale, mira a semplificare la normativa antincendio ma non a banalizzarla.

Vai al Dossier Testo Unico Prevenzione Incendi

Tra gli obiettivi che si pone il futuro Testo Unico Prevenzione Incendi vale la pena evidenziare quello che mira al superamento dell’istituto della deroga, strumento utilizzato molto spesso a causa della natura prescrittiva della normativa antincendio.

Ricordiamo che l’istituto della deroga nella prevenzione incendi si concretizza in un procedimento tecnico-amministrativo che ha per fine la ricerca, la valutazione e l’approvazione di soluzioni tecniche alternative e con lo stesso grado di sicurezza in caso di inapplicabilità dei precetti normativi nel progetto.

Due le conseguenze negative dell’istituto della deroga: da un lato un rallentamento e appesantimento delle procedure burocratiche e, dall’altro, la continua ricerca di soluzioni tecniche tra loro disomogenee per risolvere casi particolari.

Con il nuovo Testo Unico Prevenzione Incendi, la semplificazione delle norme (stiamo parlando di un documento di circa 200 pagine contro le oltre 1.000 attuali) dovrebbe accompagnarsi a una ricerca di un approccio prestazionale alla progettazione antincendio e non più prescrittivo. Con questo semplice passaggio (che tanto semplice non è), è lecito aspettarsi che il ricorso all’istituto della deroga diventi solo un ricordo (sul tema leggi anche il reportage del Convegno sulla Prevenzione Incendi di Ecomondo 2013).

Il processo di semplificazione dei procedimenti amministrativi di prevenzione incendi è già iniziato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPR n. 151/2011. Il futuro Testo Unico è un nuovo tassello con la predisposizione di una regolamentazione tecnica rinnovata e di un nuovo approccio metodologico più aderente al progresso tecnologico.

Proprio in questi giorni i tecnici del Ministero e i rappresentanti designati delle professioni tecniche si stanno confrontando per dare l’apporto dei professionisti alla bozza del Testo Unico Prevenzione Incendi che, a oggi, ha origine ministeriale. La sensazione è che il nuovo testo condiviso veda la luce molto presto: alcune fonti dicono già prima dell’estate, altre, più prudenti, forniscono un orizzonte ad autunno 2014.

Fonte [ediltecnico.it]

Vizi occulti dell’immobile e termine prescrizionale

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Il termine per la denuncia dei difetti di costruzione decorre dalla loro conoscenza e quando questa è avvenuta lo decide il giudice.

La Suprema Corte con sentenza del 17 dicembre 2013, n.28202 riafferma il principio secondo il quale il termine prescrizionale di un anno per la denuncia del vizio di costruzione dell’immobile non coincide con la manifestazione esteriore del danno, bensì con il momento in cui il danneggiato acquisisce un’apprezzabile grado di conoscenza delle cause tecniche, al fine di poter validamente individuare il soggetto responsabile.

Seguendo questo principio, la Corte ha ritenuto tempestiva la denuncia effettuata successivamente ad una CTU, nel corso della quale è stato accertato il vizio, poiché la riconducibilità causale del danno poteva compiersi solo all’esito di approfondite indagini tecniche.

Compete, tuttavia, al giudice del merito, chiamato ad esprimersi sulla tempestività della domanda, valutare se la conoscenza dei vizi e della loro consistenza fosse tale da consentire una loro consapevole denuncia da parte del danneggiato, pur senza il supporto del parere di un perito e quindi anche precedentemente alla consulenza d’ufficio.

Fonte [Abitanti Online]

Catasto: dal 31 marzo consultazione gratuita dei dati catastali online

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Novità sul Catasto. A partire dal prossimo 31 marzo 2014 la consultazione delle banche dati ipotecaria e catastale gestite dall’Agenzia del Territorio (ora confluita nell’Agenzia delle Entrate) avverrà gratuitamente e in esenzione di qualsiasi tributo.

A confermarlo è la recente circolare n. 2014/31224 dell’Agenzia delle Entrate in attuazione di quanto stabilito dal Decreto sulle semplificazioni fiscali (decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44).

Nel merito, il decreto 16/2012 aveva infatti previsto che l’accesso ai servizi di consultazione dei dati catastali e ipotecari in carico all’Agenzia avvenisse gratuitamente e in esenzione da tributi, qualora venga espressamente richiesto presso gli uffici in relazione a beni immobili dei quali il soggetto richiedente risulta titolare, anche in parte, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento.

Come ottenere l’esenzione da tributi per la consultazione delle banche dati catastali
La circolare n. 2014/31224 dell’Agenzia delle Entrate specifica che per acquisire il diritto alla consultazione gratuita dei dati catastali e ipotecari occorre che, all’atto della richiesta, il richiedente persona fisica esibisca un documento di identità o di riconoscimento in corso di validità presso gli sportelli catastali decentrati dove effettuare la consultazione.

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, la richiesta deve essere effettuata dal legale rappresentante o altro rappresentante organicamente riferibile all’ente, che, oltre ad esibire il proprio documento di identità o di riconoscimento, dovrà anche comprovare la propria qualità di rappresentante – legale od organico – del soggetto cui la visura stessa si riferisce. In questo caso, specificano dalle Entrate, è ammessa anche una semplice dichiarazione sostitutiva.

Fonte [ediltecnico.it]

Restauro del Colosseo: la lunga vicenda giunge al termine, forse – ediltecnico.it

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Al Colosseo partono i lavori di restauro, almeno così sembra: sono arrivati i ponteggi che, una volta montati, permettono di iniziare a lavorare. Una notiza poco golosa, è vero, ma che arriva a conclusione di una vicenda lunghissima, che ripercorriamo brevemente di seguito e che si è intrecciata, quest’estate, con la questione della pedonalizzazione dei Fori imperiali.

Italia Nostra aveva denunciato il rischio crollo del Colosseo causa lavori di scavo per la stazione della linea C della metropolitana. Poi la notizia che il finanziamento di 25 milioni di euro dal gruppo Tod’s di Della Valle avrebbe raggiunto il proprio scopo (salvo ricorsi al Consiglio di Stato). Dopo il ricorso al Consiglio di Stato da parte del Codacons contro il finanziamento Tod’s. Dopo che il Consiglio di Stato ha respinto tale ricorso ritenendo che il Codacons non aveva titoli per presentarlo.

Oggi, nell’ambito del restauro sponsorizzato da Tod’s, al Colosseo arrivano i ponteggi e i lavori veri e propri potrebbero iniziare a ottobre, quando tutti i ponteggi necessari saranno innalzati e forniti delle necessarie utenze elettriche e idriche.

L’apertura dei cantieri al Colosseo è da luglio. Dall’inizio del restauro, l’opera dovrebbe completarsi nel giro di tre anni, ovvero entro il marzo 2016.

Durante la prima fase di restauro del Colosseo, che durerà più di un anno, si interverrà sui prospetti settentrionale e meridionale e verranno sostituite le cancellate delle arcate perimetrali.
La seconda fase del restauro durerà 18 mesi e prevede la progettazione e la realizzazione di un centro servizi con biglietteria e di un bookshop nel terrapieno tra via Celio Vibenna e la piazza davanti al monumento.
La terza fase riguarda gli interni e gli impianti, che devono essere riammodernati. La durata dell’intervento prevista è compresa tra i 18 e i 24 mesi.

Il Colosseo non verrà mai chiuso durante il periodo di restauro. L’intervento è finanziato dal gruppo Tod’s di Diego Della Valle per 25 milioni di euro.

Se vuoi ripercorrere in dettaglio tutta la vicenda leggi gli altri articoli sul restauro del Colosseo.

La vicenda del restauro si è intrecciata con un’altra vicenda che tra luglio e agosto ha acceso gli animi della Capitale: la pedonalizzazione di Fori Imperiali. Massimiliano Fuksas aveva criticato subito la scelta del sindaco Marino. “Un progetto che non mi convince”, spiega, ”perché comincia dalla fine”: dalla pedonalizzazione. E perché ”non elimina il problema sostanziale, quello della frattura nell’area archeologica creata nel 1932 dall’urbanistica fascista”. Per saperne di più sulla pedonalizzazione dei Fori imperiali leggi su Architetti.com Fori imperiali: contro la pedonalizzazione cittadini, negozianti e Fuksas.

Fonte [ediltecnico.it]

Detrazioni 50 e 55 % e Ecobonus 65%: Il testo del decreto-legge – lavoripubblici.it

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Ecco il testo definitivo del decreto-legge relativo al recepimento della Direttiva 2010/31/UE contenete, anche, la proroga degli incentivi fiscali, approvato dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso 31 maggio.
Nel dettaglio gli articoli che interessano la proroga degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie ed il risparmio energetico sono gli articoli 14, 15 e 16.
Con l’articolo 14 del provvedimento viene previsto un potenziamento dell’attuale regime di detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, in scadenza al 30 giugno 2013, che viene innalzato alla quota del 65%, per le spese sostenute dall’1 luglio 2013 al 31 dicembre 2013, con l’esclusione delle spese per gli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia nonché delle spese per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria, concentrando la misura sugli interventi strutturali sull’involucro edilizio, maggiormente idonei a ridurre stabilmente il fabbisogno di energia.
Così, per le spese documentate sostenute a partire dall’1 luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio), spetterà la detrazione dell’imposta lorda per una quota pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Con l’articolo 16 del provvedimento viene previsto che il bonus per le ristrutturazioni resti al 50 % con un tetto massimo a 96.000 Euro e con una proroga sino 1l 31 dicembre 2013.
Ma, anche in questo caso, con una novità sostanziale che riguarda l’estensione degli sgravi anche per l’arredamento. Contestualmente alla ristrutturazione casa è possibile avere un tetto aggiuntivo di 10.000 euro (oltre alle ordinare 96.000 euro) da utilizzare per l’acquisto di mobili relativi all’appartamento da ristrutturare. La somma di 10mila euro rappresenta “l’imponibile” complessivo sul quale si calcola la detrazione del 50%. In pratica, dunque, viene concesso uno sgravio massimo di 5.000 euro, da ripartire poi in dieci quote annuali.

Fonte [lavoripubblici.it]

Riqualificazione energetica, la detrazione fiscale sale al 65% – edilportale.com

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La detrazione fiscale per la riqualificazione energetica sale dal 55% al 65% e varrà fino alla fine del 2013 per i privati, e fino a giugno 2014 per i condomini. Questi ultimi però accederanno all’agevolazione soltanto se gli interventi riguardano ‘almeno il 25% della superficie dell’involucro’.

Il bonus per le ristrutturazioni mantiene invece l’aliquota del 50%, è prorogato fino alla fine del 2013 ed è esteso ai mobili e agli interventi antisismici nelle aree a rischio.

Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri di questa mattina, dando il via libera al Decreto-legge per le misure energetiche nell’edilizia.

La nuova detrazione del 65% – spiega il Governo – si concentrerà ‘sugli interventi strutturali sull’involucro edilizio, maggiormente idonei a ridurre stabilmente il fabbisogno di energia. Un’ultima conferma, e non ne sono previste successive – si legge nella nota -, stabilita per dare la possibilità a quanti non lo avessero già fatto, di migliorare l’efficienza energetica del proprio edificio’.

Per le spese documentate sostenute a partire dal 1° luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013 o fino al 31 dicembre 2014 (per le ristrutturazioni importanti dell’intero edificio) – spiega Palazzo Chigi -, spetterà la detrazione dell’imposta lorda per una quota pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Dalla detrazione del 65% sono escluse le spese per gli interventi di sostituzione di impianti di riscaldamento con pompe di calore ad alta efficienza ed impianti geotermici a bassa entalpia e le spese per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. Questi interventi sono agevolati dal Conto Termico (leggi tutto).

Secondo il Governo ‘l’effetto concentrato nel tempo della proroga e l’aumento della percentuale della detrazione possono dare un forte impulso all’economia di settore e in particolare al comparto dell’edilizia specializzata, caratterizzato da una forte base occupazionale, concorrendo in questo momento di crisi al rilancio della crescita e dell’occupazione e allo sviluppo di un comparto strategico per la crescita sostenibile’.

La detrazione del 50% si applicherà anche ai lavori di miglioramento sismico nelle aree a rischio, come annunciato ieri dal premier Enrico Letta a Bologna, al termine di un incontro a un anno dal sisma. “Il Consiglio dei Ministri di domani – ha detto ieri Letta – affronterà il tema della necessità che il nostro Paese rilanci la politica di ristrutturazioni ecocompatibili e a rischio sismico. Ne va del nostro lavoro di prevenzione i cui costi sono infinitamente più bassi dei costi di ricostruzione. Bisogna riqualificare e ristrutturare”.

Ai contribuenti che fruiscono della detrazione del 50% è inoltre riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, nella misura del 50%, delle ulteriori spese documentate per l’acquisto di mobili finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione delle spese per i mobili sarà ripartita in in dieci quote annuali di pari importo e andrà calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro.

L’estensione della detrazione anche agli arredi è una novità dell’ultima ora e ricalca una proposta avanzata qualche mese fa da FederLegnoArredo (leggi tutto); si tratterebbe di una misura simile a quella già sperimentata qualche anno fa, che consentiva di detrarre parte delle spese (il 20%) sostenute per l’acquisto di arredi nell’ambito di una ristrutturazione.

Il nodo che il CdM ha sciolto oggi è quello della copertura finanziaria. Il testo del Decreto-legge entrato in Consiglio dei Ministri pare contenesse una percentuale di detrazione per la riqualificazione energetica pari al 75%, ipotesi respinta dal Ministero dell’Economia.

Nonostante l’esborso, una Ricerca condotta dal Centro studi della Confederazione Nazionale degli Artigiani (CNA) e dal Cresme ha dimostrato che le due agevolazioni generano un saldo positivo per lo Stato. “Tra il 1998 e il 2012 – spiega lo studio – lo Stato italiano ha incassato dall’attività avviata con gli incentivi 49,5 miliardi di euro, a fronte di minor gettito maturato pari a 31,7 miliardi di euro. Il saldo al 2012 è quindi positivo per 17,8 miliardi di euro” (leggi tutto).

Ricordiamo che il Decreto-legge che dispone la proroga delle detrazioni contiene anche le norme di recepimento della Direttiva europea 2010/31/UE in materia di prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta Direttiva ‘Edifici a Energia Quasi Zero’ (leggi tutto).

Infine, il Decreto legge interviene sulla questione dell’abilitazione professionale necessaria per svolgere attività di installazione e manutenzione di impianti da fonti rinnovabili, dando la possibilità di qualificarsi facendo valere l’esperienza lavorativa già svolta (leggi tutto).

I COMMENTI
“Il provvedimento varato oggi dal Governo coinvolge tutto il comparto del legnoarredo senza alcuna limitazione. Grazie alla lungimiranza del premier Enrico Letta e del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, potranno essere salvaguardati 8.000 posti di lavoro e 1.800 piccole imprese”. Così Roberto Snaidero, presidente FederlegnoArredo. “Quello di oggi è un grande risultato per FederlegnoArredo e per tutte le imprese che hanno dimostrato di credere in un lavoro di squadra che negli ultimi mesi ci ha visti impegnati per favorire l’approvazione di uno strumento che avrà ripercussioni positive sui consumi e sull’intero sistema del legnoarredo” ha concluso Snaidero.

Le misure approvate oggi “rappresentano il segnale che il Governo è sulla strada giusta per il rilancio dello sviluppo del Paese, che non può non partire dall’edilizia, e per quanto riguarda la salvaguardia e la valorizzazione del nostro territorio” ha commentato il Consiglio Nazionale degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. “Fortemente significativa, poi, l’attenzione per le misure finalizzate alla messa in sicurezza degli edifici che da tempo gli architetti italiani hanno proposto alla politica e che considerano prioritarie, tenuto conto dello stato di degrado del nostro patrimonio edilizio”. “È però ora assolutamente  necessario – ha concluso il Cnappc – che si vada verso la stabilizzazione dei bonus e che quello di oggi sia l’ultimo intervento in termini di proroghe”.

“È un decreto che va nella direzione indicata dalle proposte del PAT, ne interpreta bene lo spirito. Per questo il giudizio non può che essere positivo”. Questa la prima reazione di Armando Zambrano, coordinatore del PAT e Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, al decreto. “Noi – prosegue Zambrano – avevamo indicato precise linee di azione in tema di defiscalizzazione degli interventi per la riqualificazione energetica, col doppio scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare del Paese e favorire un rilancio economico di un settore vitale come quello edilizio. Le nostre proposte sono state accolte”. Secondo il coordinatore del PAT, grande importanza hanno anche gli “interventi di ristrutturazione atti a garantire le misure antisismiche e la messa in sicurezza statica delle parti strutturali di edifici, sia per garantire l’incolumità delle persone sia per dare un po’ di ossigeno all’economia”.

“Questi provvedimenti concorreranno a sostenere il mercato italiano delle costruzioni che sta vivendo il periodo recessivo peggiore della propria storia, che ha determinato una flessione del valore, la chiusura di migliaia di aziende e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”. È il commento di UNCSAAL, Unione dei produttori di serramenti metallici. “Questa decisione rappresenta un grande risultato per Uncsaal, frutto anche dalla collaborazione con Spvc e FederlegnoArredo, e di tutti coloro che a livello ministeriale e parlamentare si sono sempre battuti per la riconferma delle detrazioni per la riqualificazione energetica e per la ristrutturazione edilizia. L’impegno ora è aprire un serio e serrato confronto con il governo per studiare insieme le possibili forme di stabilizzazione e di implementazione dell’eco bonus appena prorogato” conclude il comunicato.

“Una boccata d’ossigeno per le nostre imprese” – afferma il Presidente di ANIE Confindustria, Claudio Andrea Gemme. “Diversi i settori presenti nella nostra Federazione, dall’impiantistica elettrica in generale (impianto elettrico, cablaggio) a quella specialistica (impianti di illuminazione, di sicurezza, di automazione integrata, impianti fotovoltaici) che ci aspettiamo risentiranno positivamente della proroga sulla detrazione per le ristrutturazioni”. “Ma le misure approvate oggi devono necessariamente essere un primo e non unico passo – continua Gemme – per far crescere la nostra economia, stimolare gli investimenti, riattivare la domanda interna. Importante il segnale sull’eco-bonus, innalzato al 65%, che risponde anche alla richiesta di maggiore attenzione, più volte segnalata da ANIE, sul tema dell’efficienza energetica. È pur vero, purtroppo, che sono ancora molte, forse troppe, le tecnologie determinanti per ottimizzare concretamente le prestazioni energetiche degli edifici e attualmente non previste dalla detrazione del 65%”.

Fonte [edilportale.com]