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Author Archive for: Crivelli Consulenze

Roma: immobili comunali all’asta per 308 milioni di euro

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I fondi ricavati saranno utilizzati per edilizia pubblica, spazi culturali e manutenzione urbana

Il Campidoglio metterà all’asta circa 600 immobili di proprietà comunale per incassare circa 308 milioni di euro da reinvestire in interventi di pubblica utilità. Read more →

Chiudono le scuole, aprono i cantieri: a luglio 7mila interventi

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Manutenzione straordinaria e ripristino degli impianti: i lavori alleggeriranno il quadro negativo del Censis sul patrimonio scolastico

Con la chiusura delle scuole potranno partire i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici scolastici finanziati dal Miur, Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Read more →

Novità sul fronte del POS per i professionisti

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In una circolare che il Consiglio nazionale forense ha inviato il 20 maggio scorso ai propri membri con alcune precisazioni sui pagamenti tramite POS, il cui uso è stato sancito dall’art. 15,comma 2 del decreto legge n. 179/2012, si mette in forte discussione l’obbligo per tutti i professionisti di dotarsi di POS. Read more →

L’Arena Corinthians per i Mondiali di calcio 2014

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23052_AGCArenaCorinthiansFIFA_ingegneri_LUn design avveniristico distingue il nuovo stadio Arena Corinthians, progettato dall’architetto Anibal Coutinho, costruito per ospitare le partite di Fifa World Cup 2014, che si terranno in Brasile a partire dal prossimo 12 giugno. La partita inaugurale dei Mondiali di calcio si terrà proprio all’Arena, situata a San Paolo del Brasile nella zona di Itaquera. Lo stadio è dotato dello schermo più grande al mondo, peculiarità del progetto, con una superficie di 170 metri di larghezza e 20 di altezza, realizzato con il vetro extra chiaro Planibel Clearvision, fornito dall’azienda Agc.

Scelto proprio per le sue importanti qualità estetiche, Planibel Clearvision è uno speciale vetro float che assicura una straordinaria trasparenza e neutralità. Il basso contenuto di ferro permette agli oggetti di essere visualizzati nelle loro tonalità naturali, mantenendo un “indice di resa colore” ottimale, quando smaltati.

Per realizzare la struttura sono stati impiegati 72.000 metri quadrati di vetro del peso di 1.500 tonnellate per la realizzazione delle facciate, delle balaustre e delle sale Vip. Per dimensioni, l’Arena Corinthians è l’undicesimo stadio Brasiliano, con 48.234 posti a sedere.

Fonte [ingegneri.info]

Il Bosco Verticale di Boeri

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Anche Arup, la società globale di progettazione e ingegneria, ha svolto un ruolo da protagonista nel progetto del Bosco Verticale, il celebre complesso residenziale ‘verde’ progettato dallo Studio Boeri e sviluppato da Hines per l’area di Porta Nuova a Milano, ormai vicino alla conclusione dei lavori. Due edifici pionieristici per l’integrazione del verde in architettura: alte rispettivamente 110 e 76 metri, le torri già ospitano circa 900 alberi tra i 3 e i 6 metri piantati sulle terrazze, insieme a siepi, cespugli e circa 11 mila piante floreali, collocate fino all’ultimo piano dell’edificio più alto, il 27esimo.

Arup ha contribuito alla realizzazione con i design strutturali e geotecnici, e fornendo inoltre servizi di consulenza sul piano dell’acustica, delle vibrazioni e degli scavi. Inoltre ha fornito soluzioni avanzate per gestire le problematiche legate ai due tunnel ferroviari già esistenti al di sotto del sito, che hanno reso necessario su sistema di isolamento per gli edifici principali.

“Essere parte del team di progettazione di un progetto tanto innovativo ci ha messo di fronte a nuove sfide quotidiane, dato che gli edifici e le strutture stesse dovevano relazionarsi con un ambiente in costante cambiamento, e gli inusuali input per il design dovevano essere profondamente compresi e incorporati nel progetto complessivo”, ha commentato Luca Buzzoni, project manager di Arup Milano.

Pensato come un nuovo paradigma di sviluppo urbano, il Bosco Verticale dà vita a un nuovo habitat biologico, una possibile risposta tramite la biodiversità alla sfida dell’aumento di inquinamento della città lombarda. Grazie all’abbondante quantità di verde, l’edificio non solo ottimizzerà l’energia, ma la produrrà. Attraverso la produzione di ossigeno e umidità, le piante inoltre assorbiranno CO2 e particelle di polvere.

Fonte [ediltecnico.it]

Edifici storici: Competenze Professionali

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Il sempre verde argomento delle competenze professionali per gli interventi sugli edifici storici: spettano agli architetti o agli ingegneri? Bella domanda, e stiamo attenti a rivolgerla a voi, diretti interessati, perchè gli animi potrebbero scaldarsi. Giustamente, perchè è un argomento molto interessante, dal punto di vista tecnico e da quello lavorativo. In ogni modo, cerchiamo di capire chi ha le competenze professionali per fare tali interventi, sulla base della normativa.

Il tema delle competenze professionali per la realizzazione degli interventi sul patrimonio edilizio suscita sempre notevole interesse, ma anche rivalità competitiva e controversie tra le varie categorie di professionisti della progettazione tecnica, per imprimere le proprie idee nella progettazione ed esecuzione degli interventi.

Spesso, infatti, insorgono controversie in ordine alla legittimità di determinazioni amministrative che sostanzialmente escludono i professionisti che appartengono alla categoria degli ingegneri dal conferimento di incarichi afferenti la direzione di lavori da eseguirsi su immobili di interesse storico-artistico.

Il diniego implicito è stato adottato in un caso similare dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici in ordine alla comunicazione di subentro di un ingegnere nell’incarico di direttore dei lavori relativi alla concessione edilizia rilasciata dal comune per la realizzazione di lavori su un immobile di interesse storico-artistico e in quanto tale sottoposto al vincolo di tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Il provvedimento è stato adottato sull’assunto che l’attività professionale in oggetto debba ritenersi inibita agli ingegneri, essendo riservata agli architetti, ai sensi dell’articolo 52, secondo comma, del regio decreto 23 ottobre 1925, n. 2537 (recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto).

La parte lesa ha impugnato il provvedimento negativo, deducendo in via principale la sua illegittimità per contrasto con la direttiva del Consiglio CE 10 giugno 1985 n. 384 (cui l’Italia ha dato esecuzione con il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 129) nella parte in cui la stessa, con il proposito di uniformare in ambito europeo le condizioni minime di formazione di coloro che operano nel settore dell’architettura, avrebbe sostanzialmente parificato i titoli di laurea in ingegneria ed in architettura, ricorrendo alcune condizioni minime in relazione ai percorsi formativi dei distinti corsi di laurea ovvero – a titolo transitorio – in relazione ad alcuni titoli rilasciati fino ad una certa data da istituzioni europee di formazione tassativamente indicate.

Da ciò i ricorrenti hanno tratto la conclusione secondo cui ogni discriminazione tra le due categorie professionali sarebbe illegittima alla luce del diritto comunitario e dei principi dallo stesso desumibili.

I Giudici hanno affermato che “è evidente l’arbitraria discriminazione a danno degli ingegneri civili italiani operata dalla norma in esame, i quali, equiparati agli ingegneri civili ed agli architetti europei dalla normativa comunitaria, possono esercitare, diversamente da questi ultimi, l’attività professionale riservata ai titolari di diploma di architetto in tutta l’Europa, ma non in Italia: discriminazione che, trovando causa nel contrasto tra la normativa nazionale e il diritto comunitario, va risolta con la disapplicazione della disciplina interna e la conseguente invalidità degli atti applicativi”.

Al riguardo si osserva:
– che nello stato attuale di evoluzione del diritto comunitario, la disciplina sostanziale dell’attività degli architetti e degli ingegneri non costituisce oggetto di armonizzazione, né di ravvicinamento delle legislazioni, così come risulta allo stato non armonizzata la disciplina delle condizioni di accesso a tali professioni;

– che l’ordinanza della Corte di giustizia del 5 aprile 2004 ha ipotizzato la sussistenza nell’ordinamento italiano di un’ipotesi di “reverse discrimination” in danno dell’ingegnere civile italiano e in favore di ogni altro ingegnere di altri Paesi UE, non ha in alcun modo affermato la sicura sussistenza di una siffatta discriminazione, ma ne ha soltanto ipotizzato la possibilità, al ricorrere di taluni presupposti soggettivi e oggettivi.

In particolare, con la decisione del 5 aprile 2004, la Corte di giustizia ha affermato che tale ipotesi potrebbe verificarsi solo quando il possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato da altro Paese dell’UE fosse espressamente menzionato negli elenchi redatti ai sensi dell’articolo 7 della direttiva 85/384/CEE, ovvero nello speciale elenco transitorio di cui agli articoli 10 e 11 della medesima direttiva e laddove analoga possibilità fosse esclusa nei confronti di un professionista italiano in possesso dei medesimi requisiti.

Fonte [ediltecnico.it]

Il consumo di suolo non risolve l’emergenza casa

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Legambiente presenta il dossier ‘Basta case vuote di carta’ contro la costruzione di case insicure, inefficienti e inutili perché spesso inutilizzate

“Basta case vuote di carta”. È il monito lanciato da Legambiente nel nuovo Dossier che fotografa una situazione caratterizzata da un alto consumo di suolo, ma allo stesso tempo dalla mancanza di abitazioni per le fasce deboli e da case insicure, fragili, non coibentate ed energeticamente costose.

Si tratta, denuncia Legambiente, di abitazioni che spesso rimangono vuote e inutilizzate e che sono quindi inutili. L’associazione ambientalista le definisce “case di carta” perché inefficienti ed insicure.

Nel 2014, si legge nel dossier, in larga parte d’Italia ancora non esistono verifiche sugli attestati di prestazione energetica, ormai obbligatori, né viene utilizzato il libretto del fabbricato, con la conseguenza che le famiglie non sanno nulla della sicurezza degli edifici in cui vivono.

Nasce quindi con l’obiettivo di monitorare e difendere il territorio il portale nazionale stopalconsumodisuolo.crowdmap.com, che ha raccolto le segnalazioni, informazioni, foto e video di oltre 100 aree messe in pericolo da piani urbanistici, progetti di grandi infrastrutture e piccole e grandi lottizzazioni.

Per cancellare questi paradossi Legambiente propone inoltre un progetto di riqualificazione complessiva del patrimonio edilizio che affronti in modo unitario il problema del consumo di suolo, la carenza di alloggi e la riqualificazione delle periferie.

Consumo di suolo
Il tasso di consumo di suolo, lamenta Legambiente, è passato dal 2,9% degli anni cinquanta al 7,3%. Dei 22mila chilometri quadrati urbanizzati in Italia, il 30% è occupato da edifici e capannoni, il 28% da strade asfaltate e ferrovie. A detenere il record di città con superfici più cementificate sono Napoli, Milano, Pescara, Torino, Monza, Bergamo, Brescia e Bari.

Al momento ci sono diversi ddl che mirano a contrastare il consumo di suolo, ma che rischiano di tradursi in un nulla di fatto per i tempi di approvazione tra Camera e Senato. Legambiente chiede quindi che il Governo ponga la tutela del territorio tra le sue priorità, orientando l’attività legislativa secondo cinque linee direttrici: obiettivi vincolanti per sensibilizzare Comuni e Regioni, monitoraggio delle trasformazioni dei suoli da affidare a Istat e Ispra, obbligo per i Comuni di realizzare un censimento del patrimonio non utilizzato o dismesso pubblico e privato, semplificazioni per il riuso e recupero del patrimonio esistente, introduzione di un contributo per la trasformazione dei suoli ad usi urbani, da legare a vantaggi fiscali e procedurali per gli interventi dentro la città e di recupero e riqualificazione.

Emergenza casa
In Italia l’emergenza casa esiste nonostante la presenza di 2milioni e 700mila case vuote. Secondo Legambiente il DL Casa varato dal Governo è uno strumento inefficace e sbagliato perché prevede da un lato fondi inadeguati e strumenti troppo complessi di intervento, legati a 9 decreti attuativi, le solite dismissioni di patrimonio pubblico in affitto e le solite case di edilizia sociale in periferia in deroga agli strumenti urbanistici. Al contrario, sostengono gli ambientalisti, si dovrebbe introdurre un finanziamento per il recupero del patrimonio edilizio pubblico in locazione e per la produzione di nuova edilizia in locazione negli ambiti di riqualificazione urbana. In ogni intervento, inoltre, i comuni dovrebbero prevedere una quota di alloggi di edilizia pubblica in affitto e benefici fiscali per le riqualificazioni.

Rigenerazione urbana
Secondo il dossier di Legambiente, 865mila edifici si trovano in aree ad alto rischio sismico, mentre un milione di edifici sono a rischio frane ed alluvioni. Nonostante ciò, gli ambientalisti denunciano che è impossibile realizzare progetti ambiziosi di riqualificazione di aree degradate o dismesse perché continua a risultare più facile e economico costruire palazzi in aree agricole. Allo stesso tempo, nei condomini è difficile realizzare interventi di riqualificazione edilizia e energetica. Si tratta di problemi legati al consumo di suolo e alla mancanza di alloggi, che potrebbero essere risolti concentrando le risorse nelle aree da riqualificare, dove realizzare alloggi sociali e sostenibili.

Fonte [edilportale.com]

Edilizia scolastica, assegnato il 95,7% degli interventi

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È scaduta lo scorso 30 aprile la proroga di due mesi concessa dal governo agli enti locali per l’affidamento degli interventi del Piano per l’edilizia da 150 milioni di euro previsto dal decreto “fare”. La scadenza iniziale era fissata al 28 febbraio scorso, ma, a quella data, risultavano assegnati 207 interventi su 692 ammessi al finanziamento, per un totale di 35,7 milioni di euro. Quindi meno del 30% degli interventi possibili, e meno di un quarto delle risorse a disposizione.

Allo scadere della proroga di due mesi il ministero dell’Istruzione ha fatto una ricognizione puntuale della situazione da cui risulta affidato il 95,7% delle opere. Gli interventi assegnati dagli enti locali alle ditte che dovranno eseguirli sono infatti 603 su 630 – al totale di 692 vanno tolte le 62 opere da assegnare in Puglia e Campania dove è in vigore una proroga fino al 30 giugno prossimo -.

Restano non affidati 27 interventi, ma le risorse, assicura il ministero, non si perderanno: saranno assegnate ad altre amministrazioni locali che avevano fatto domanda e i cui interventi erano risultati ammissibili al finanziamento.

Fonte [ingegenri.info]

Testo Unico Prevenzione Incendi: addio all’istituto della deroga?

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Nel settore della prevenzione incendi si è assistita a una progressiva stratificazione di norme, pareri e circolari che, nel tempo, ha creato non poche difficoltà non solo ai professionisti tecnici ma anche agli organi deputati a vigilare sulla correttezza delle scelte progettuali effettuate.

Il recente progetto di Testo Unico Prevenzione Incendi, di cui abbiamo dato notizia qualche giorno fa e a cui è dedicato un Dossier Speciale, mira a semplificare la normativa antincendio ma non a banalizzarla.

Vai al Dossier Testo Unico Prevenzione Incendi

Tra gli obiettivi che si pone il futuro Testo Unico Prevenzione Incendi vale la pena evidenziare quello che mira al superamento dell’istituto della deroga, strumento utilizzato molto spesso a causa della natura prescrittiva della normativa antincendio.

Ricordiamo che l’istituto della deroga nella prevenzione incendi si concretizza in un procedimento tecnico-amministrativo che ha per fine la ricerca, la valutazione e l’approvazione di soluzioni tecniche alternative e con lo stesso grado di sicurezza in caso di inapplicabilità dei precetti normativi nel progetto.

Due le conseguenze negative dell’istituto della deroga: da un lato un rallentamento e appesantimento delle procedure burocratiche e, dall’altro, la continua ricerca di soluzioni tecniche tra loro disomogenee per risolvere casi particolari.

Con il nuovo Testo Unico Prevenzione Incendi, la semplificazione delle norme (stiamo parlando di un documento di circa 200 pagine contro le oltre 1.000 attuali) dovrebbe accompagnarsi a una ricerca di un approccio prestazionale alla progettazione antincendio e non più prescrittivo. Con questo semplice passaggio (che tanto semplice non è), è lecito aspettarsi che il ricorso all’istituto della deroga diventi solo un ricordo (sul tema leggi anche il reportage del Convegno sulla Prevenzione Incendi di Ecomondo 2013).

Il processo di semplificazione dei procedimenti amministrativi di prevenzione incendi è già iniziato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPR n. 151/2011. Il futuro Testo Unico è un nuovo tassello con la predisposizione di una regolamentazione tecnica rinnovata e di un nuovo approccio metodologico più aderente al progresso tecnologico.

Proprio in questi giorni i tecnici del Ministero e i rappresentanti designati delle professioni tecniche si stanno confrontando per dare l’apporto dei professionisti alla bozza del Testo Unico Prevenzione Incendi che, a oggi, ha origine ministeriale. La sensazione è che il nuovo testo condiviso veda la luce molto presto: alcune fonti dicono già prima dell’estate, altre, più prudenti, forniscono un orizzonte ad autunno 2014.

Fonte [ediltecnico.it]

Vizi occulti dell’immobile e termine prescrizionale

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Il termine per la denuncia dei difetti di costruzione decorre dalla loro conoscenza e quando questa è avvenuta lo decide il giudice.

La Suprema Corte con sentenza del 17 dicembre 2013, n.28202 riafferma il principio secondo il quale il termine prescrizionale di un anno per la denuncia del vizio di costruzione dell’immobile non coincide con la manifestazione esteriore del danno, bensì con il momento in cui il danneggiato acquisisce un’apprezzabile grado di conoscenza delle cause tecniche, al fine di poter validamente individuare il soggetto responsabile.

Seguendo questo principio, la Corte ha ritenuto tempestiva la denuncia effettuata successivamente ad una CTU, nel corso della quale è stato accertato il vizio, poiché la riconducibilità causale del danno poteva compiersi solo all’esito di approfondite indagini tecniche.

Compete, tuttavia, al giudice del merito, chiamato ad esprimersi sulla tempestività della domanda, valutare se la conoscenza dei vizi e della loro consistenza fosse tale da consentire una loro consapevole denuncia da parte del danneggiato, pur senza il supporto del parere di un perito e quindi anche precedentemente alla consulenza d’ufficio.

Fonte [Abitanti Online]