Dal tempo antico alla città contemporanea L’architettura fa festa: aperti 170 luoghi – roma.corriere.it

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Che la festa cominci, sabato prossimo. E che continui fino al giorno dopo. Sarà la festa dell’Architettura. Tutta: da quella del tempo antico, celebre ma trascurata, ai resti della Roma medievale, alla città del Rinascimento e poi del Barocco, alla Roma del Settecento, sottovalutata, all’architettura ottocentesca, umbertina, fascista, del secondo Novecento fino alla città contemporanea col suo nuovissimo grattacielo Eurosky dell’Eur.

Decine e decine di luoghi da visitare, conoscere, studiare con guide qualificate e volontarie, due dozzine di eventi a cui partecipare. In giro per la città, a piedi, in bici o con qualsiasi mezzo. Percorsi tematici oppure visite a scelta, alcune libere altre con prenotazione. Tutto gratis. Seguendo lo slogan «Scopri l’architettura della Capitale» e ricordando il titolo di un famoso film del dopoguerra, il prossimo fine settimana si celebrerà una sorta di «Roma città aperta» nel senso che verrà consentito l’accesso gratuito a 145 edifici pubblici ma anche privati suddivisi in sei aree omogenee. Alcuni sono ben conosciuti, molti altri poco, altri ancora sono quasi del tutto da scoprire. È l’associazione Open City Roma, con la collaborazione di tante istituzioni, enti, singoli proprietari, ad aver organizzato questa Festa, la seconda dopo quella della primavera 2012, che si inserisce in un’iniziativa partita da Londra 21 anni fa e ampliata, nel tempo, in una ventina di metropoli da New York a Gerusalemme, da Helsinki a Melbourne sotto l’egida dell’originaria ong «Open House Worldwide». Troppo spesso lo straordinario scenario architettonico di questa città viene trascurato da un’attenzione distratta dal traffico, dalla fretta, dai pensieri che premono sulla quotidianità ma anche da quel grande nemico dell’emozione che è l’abitudine. Usi alla bellezza urbana (piuttosto strapazzata) del centro e della città storica, non ci soffermiamo neppure sul simbolo di Roma, il Colosseo vissuto come una rotatoria viaria. Nemmeno a parlarne di accorgersi di una piazzetta nei pressi di viale delle Milizie, largo della Gancia, composta da interessanti edifici di varie epoche, tutti d’autore, all’interno dei quali si nascondono veri gioielli progettuali come, al n.1, una scala condominiale tra le più belle d’Italia.

Secondo un grande studioso di architettura e ben noto architetto, Paolo Portoghesi, «a Roma ci sono tracce del sovrannaturale dappertutto». L’allusione riguarda le opere d’arte in generale, ivi compresi certi edifici «speciali». Ma Portoghesi, direttore della prima Biennale di Venezia del 1980, va oltre e ci invita a considerarci accompagnati, nella nostra vita di tutti i giorni, non solo dai concittadini di oggi ma anche dall’immenso numero di coloro che hanno lasciato la traccia del loro gusto, della loro sensibilità, delle loro decisioni nelle case, nei palazzi, nella stessa impostazione urbanistica della città stratificata nei secoli.

E dunque questa imminente Festa dell’Architettura (info: www.openhouseroma.org) ci darà il modo di concederci un bel salto (in lungo) nel Tempo per dialogare, seppure per pochi momenti, con i Predecessori, cittadini romani d’ogni epoca, attraverso le loro opere, oltre che con quelle d’oggi. Sebbene il programma delle visite sia molto articolato, offrendo un menu per tutti i gusti, l’iniziativa tende a valorizzare la Città Bella. Purtroppo non possiamo dimenticare quella molto diversa, cominciando dalla Città Trascurata per continuare con la Città Speculativa finendo con la Città Abusiva, poi condonata, decisamente brutta. Tre categorie urbane che in gran parte assorbono i nostri giorni e rendono la semplice percezione della Roma Architettonica una vera e propria festa. L’elenco dei luoghi da conoscere è abbondante. Ma una visita all’Istituto giapponese di Cultura, a via Gramsci, è da non perdere con il suo stile tradizionale Heian, il giardino e il laghetto: un salto nel Sol Levante. E un’occhiata dall’alto del «grattacielo de Roma» di Purini-Thermes ? Ma ci sono anche dei «loft a spazio flessibile» a Trastevere, che fanno un po’ Manhattan. Non manchi l’esperienza di uno studio d’architetti, l’Insula di via Ostiense, con i suoi progetti a Istanbul. Ed un bel giro sul tram 8 a osservare preziosi edifici che ne punteggiano il percorso, con una guida doc (Rosario Pavia). Infine, un’ispezione ai magniloquenti saloni del ministero della Marina Militare, al Lungotevere, un’opera (1928) di Giulio Magni che trasferisce la marina perdente dell’Italietta nelle epiche atmosfere d’altre flotte: Trafalgar, Jutland, Midway… L’architettura serve anche a far sognare.

Fonte [roma.corriere.it]

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