Ecco l’altro ghetto della città la scoperta arriva dopo 270 anni – roma.repubblica.it

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223724143-b85fcb75-7bdc-44a1-9779-41d27334353dRoma fino a tre secoli fa aveva due ghetti. Non soltanto quello che ancora esiste, istituito nel 1555 dalla bolla Cum nimis absurdum di Paolo IV quarant’anni dopo il più antico al mondo, nato a Venezia: nella Capitale ce n’era anche un secondo. Nei documenti dell’epoca era chiamato Ghettarello o Macelletto e il suo portone “dev’essere aperto e chiuso secondo gli orari del ghetto” com’è scritto nelle preziose carte custodite nei faldoni dell’archivio storico della Comunità ebraica.

L’intera collezione fu riordinata nel 1929, e da allora alcuni scatoloni con la scritta “miscellanea” erano stati dimenticati, e sono stati riaperti e studiati solo recentemente. Così è emersa la storia del Ghettarello: sorgeva sul Monte Savello, secondo le mappe del Cinquecento, accanto alla chiesa di San Gregorio alla Pietà che ancora oggi, all’ombra del Tempio maggiore, promette all’ingresso l’indulgenza plenaria ai vivi e ai morti.

Nel Ghettarello vivevano anche cattolici: secondo il censimento pontificio del 1733 gli ebrei a Roma erano 4.060. Nel Macelletto 180 uomini, ossia famiglie, avevano i magazzini di grano, ma anche forni, stalle destinati a mantenere i duemila ebrei poveri (ossia il 50 per cento del totale) e, ovviamente, una sinagoga e una scola detta Porta Leone che si aggiungeva alle cinque storiche che erano raggruppate nella sinagoga abbattuta poi nel 1908 accanto all’odierno Tempio maggiore. Quelle scole da cui poi il nome “Piazza delle cinque scole” si chiamavano Catalana, Castigliana, Siciliana, Nova e Tempio, con Svetonio a testimoniare la presenza degli ebrei a Roma.

La bolla di Paolo IV stabiliva che gli ebrei non potessero avere sinagoghe al di fuori del ghetto, ma il Macelletto aveva vissuto una vita tranquilla fino al 1620, quando arrivò il primo tentativo di chiusura. L’Universitas Hebreorum Urbis l’istituzione progenitrice dell’odierna Comunità ebraica romana per salvarla dovette pagare mille scudi d’oro allo Stato pontificio. Quei soldi andarono al sostentamento della Casa dei Catecumeni, dove venivano portati gli ebrei per essere poi forzatamente battezzati.
Nel 1730 Lorenzo Corsini, già tesoriere generale dello Stato pontificio, fu eletto Papa con il nome di Clemente XII.

Laureato in Giurisprudenza a Pisa, cercò di risistemare le disastrate casse vaticane e riordinare la città secondo una stretta osservanza delle regole, dopo gli scandali anche finanziari che avevano devastato la Chiesa negli anni precedenti. Così il 9 maggio del 1731 la Congregazione del Sant’uffizio decise la chiusura del Ghettarello: la decisione fu comunicata all’allora Rabbino capo Sabato Di Segni. Dopo le riunioni del Consiglio dei Sessanta che guidavano l’Universitas, fu inviato al Sant’uffizio un primo memoriale in cui gli ebrei ricordavano di essere nel Ghettarello “da tempo immemorabile”e di pagare addirittura il 12 per cento di tasse sugli affitti, oltre al pretatico, l’imposta versata ai parroci vicino al ghetto che lamentavano il calo dei matrimoni, dei battesimi e delle comunioni dovuti alla contiguità con l’area abitata dagli ebrei.

Il primo memoriale non ebbe effetto: furono portati a testimoniare anche i cattolici che vivevano nel Ghettarello, dove il principale edificio apparteneva alla famiglia Del Cinque. L’Universitas ne elabora allora un secondo, ricordando il pagamento dei mille scudi di 111 anni prima: il Sant’Uffizio prova a negare quella transazione, poi è costretto ad ammetterla e, in un documento, ipotizza la restituzione di un sesto della somma, per la sesta scola. Resta però la decisione che il Ghettarello debba chiudere: gli ebrei propongono allora di allargare la Sinagoga delle cinque scole, dichiarando che in 1.017 quanti erano i fedeli che frequentavano quelle stanze si stava stretti.

Lo Stato pontificio manda gli architetti che certificano la validità di quegli spazi per 1.123 persone. Poi, l’anno successivo, arriverà il censimento a contare addirittura 4.060 ebrei, tra uomini, donne e bambini nel ghetto. Alla fine, nel 1735, ravh Sabato Di Segni non potrà far altro che dividere le 180 famiglie della sesta scola tra le altre cinque.

Oltre alle vaghe citazioni sui testi più importanti sulla presenbza ebraica a Roma il Berliner del 1883 e quello di Attilio Milano del 1960 oggi del Ghettarello restano le rovine, negli scavi iniziati a Monte Savello nel 1999 e presto abbandonati per mancanza di fondi. Si vedono chiaramente un forno, i resti di una colonna di epoca romana, gli abbeveratoi delle stalle. La storia del secondo ghetto romano è emersa da poche settimane, i resti fisici oltre gli scavi rimangono coperti dal lungotevere e dal capolinea del 63.

Fonte [roma.repubblica.it]

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