“La Casa dei Cavalieri di Rodi nuovo museo ai Fori imperiali” – roma.repubblica.it

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225021794-63b2dfd6-09c4-4718-829d-9ed9f08312a3Un museo nella Casa dei Cavalieri di Rodi. È l’intenzione della Sovrintendenza capitolina che ha in progetto di lavorare con l’Ordine dei Cavalieri di Rodi e di Malta. L’obiettivo è valorizzare lo straordinario edificio nel Foro di Augusto e inserirlo nel circuito museale dei Fori Imperiali. La struttura è stata oggetto di nuove indagini realizzate con tecnologie all’avanguardia, presentate ieri e oggi nelle giornate di studio a cura di Lucrezia Ungaro, responsabile del museo dei Fori Imperiali, della ricercatrice Letizia Abbondanza e di Richard Neudecker, dell’Istituto archeologico germanico.

Nel convegno, che ha ricostruito la stratigrafia storica del monumento grazie alla scansione a laser, sono stati illustrati anche i progetti elaborati da un master della Sapienza per un’ipotetica trasformazione della Casa in museo. “Potrebbe diventare museo di se stessa e dell’Ordine” spiega il sovrintendente Umberto Broccoli. Che sottolinea: “Vogliamo creare sempre più piccoligrandi poli che raccontino pagine fondamentali della storia di Roma, come quella, in questo caso, della presenza dei monaci basiliani in città”. “Dal 1230 la storia della Casa si è legata a quella del nostro ordine” spiega, infatti, Frà John Cretien, cavaliere conservatore delle raccolte d’arte.

Fu, del resto, il priore romano dell’ordine, il cardinale Marco Barbo, a commissionare la grande ristrutturazione del 1466, in cui furono realizzati gli affreschi che ancora oggi decorano il loggiato. Affreschi che, però, avrebbero bisogno di un nuovo restauro. “Quando la Casa, nel 1566, fu temporaneamente abbandonata dai Cavalieri, che si trasferirono sull’Aventino, Papa Pio V la affidò alle suore domenicane, che intonacarono gli affreschi – racconta Ungaro – Solo il restauro di Guido Fiorini realizzato nel ’46, quando la Casa fu nuovamente data in concessione ai Cavalieri, lì “liberò”. Da allora, per proteggerli, li abbiamo staccati dal muro e deposti su dei sostegni, ma andrebbero restaurati”.

Fonte [roma.repubblica.it]

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