I disegni di Daniel Libeskind. Sguardo nel processo creativo dell’Archistar – paesesera.it

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Libeskind-WordTradeCenter_2_2003_57_2x76_2_inchiostro-su-carta_fullUn excursus poetico, anche se molto veloce, all’interno del processo creativo di uno degli architetti più importanti dei nostri tempi: Daniel Libeskind. La Ermanno Tedeschi Gallery mette in mostra 52 disegni, tra cui progetti, schizzi, acquerelli, idee, tutti accomunati dalla stessa tensione e da quella poesia che contraddistingue l’”archistar” polacca.

Esposti sino al 30 aprile, i disegni ripercorrono la carriera dell’architetto dagli anni ’70-’80 e in particolare sono legati a 8 diversi progetti realizzati per la Germania, l’Italia, la Polonia, gli Stati Uniti e l’Inghilterra accanto ai lavori più rappresentativi del grande maestro: Il Museo ebraico di Berlino, il master Plan di Ground Zero, la Fiera di Milano, il Museo di Storia Militare di Dresda. Dopo Roma, l’esposizione viaggerà alla volta di Torino (settembre), Tel Aviv (novembre), per poi chiudere a New York, la “sua” città. «La scelta di Roma, come prima tappa del mio tour – ha dichiarato Libeskind in un’intervista a La Stampa.it – non è casuale. Roma non è una città come le altre. Rappresenta per l’architettura un simbolo assoluto, un punto di riferimento per tutti noi. Per la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura architettonica. Prima di essere architetti Michelangelo o Bramante erano artisti. Disegnavano su carta i loro progetti. Il disegno, il segno umano, il tratto calligrafico è ancora alla base del nostro lavoro».

Nonostante l’invasione della tecnologia Libeskind non dimentica il disegno, che vede come una tappa fondamentale all’interno del suo processo creativo, “«Il disegno? Un esercizio intellettuale per gli architetti – ha proseguito Libeskind – per maturare idee, per verificarne la progettualità. Nonostante l’invasione della tecnologia, dei computer. Un processo umanissimo, come la nascita di un bambino. Vedi la sua evoluzione, i cambiamenti, la speranza e il domani. Quando scelgo un collaboratore – afferma l’architetto – chiedo di disegnarmi qualcosa a matita per verificare la passione, l’autenticità, l’appeal per questo lavoro.”

Da ogni bozzetto, schizzo, approccio di Libeskind al foglio emerge la sua ricerca costante nell’allargare i confini dell’architettura all’arte, alla filosofia e soprattutto alla musica. Come afferma lui stesso in un’intervista uscita su “Il Messaggero.it” il 23 gennaio 2013 «Musica e architettura hanno un forte legame. Nella musica c’è una partitura con battute e note di notevole precisione in termini di composizione. E in architettura c’è un progetto che va realizzato con altrettanta precisione. Ma musica e l’architettura debbono andare oltre il rispetto delle regole matematiche: debbono creare emozioni».

Attraverso questa piccola finestra sul mondo di Libeskind si percepisce quanto l’architetto ami l’arte e quanta arte ci sia in ogni suo progetto. Allo stesso tempo l’architettura deve essere anche funzionale oltre che esteticamente apprezzabile, e come dice lo stesso architetto nella medesima intervista: «È proprio in occasione di crisi economica che l’architettura deve dare speranza. Non è certo il momento di spese eccessive e di materiali costosi. In tempi di risorse limitate, abbiamo forse un’opportunità preziosa: quella di costruire qualcosa di cui noi possiamo davvero avere bisogno per la vita».

Libeskind è una figura internazionale dell’architettura e dell’urban design, conosciuto per aver introdotto una nuova visione critica con un approccio multidisciplinare. Nato in Polonia nel 1946 da genitori di origine ebraica, Libeskind è diventato cittadino americano nel 1965.

“Never Say the Eye is Rigid:Architectural Drawing of Daniel Libeskind”
11 marzo – 30 aprile 2013
Ermanno Tedeschi Gallery
via del Portico d’Ottavia 7

Fonte [paesesera.it]

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