Scavi, scoperte, mappe in 3D il museo diventa virtuale – roma.repubblica.it

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212515264-a1db249c-cc39-451f-ad5d-12fa4f441584Un atlante analogico e digitale del Lazio antico. Il progetto ambizioso, che vede al lavoro docenti e laureandi della Sapienza, è stato presentato lunedì scorso dall’archeologo Andrea Carandini nel corso dell’incontro su “Antichità e innovazione” organizzato dall’associazione Civita. Una naturale evoluzione dell’Atlante di Roma antica (edito da Electa), con cui il team guidato da Carandini e da Paolo Carafa, docente di Archeologia alla Sapienza, aveva ricostruito l’evoluzione dei paesaggi urbani dalla metà del IX secolo a. C. alla metà del VI d. C., condensando 25 anni di ricerche in un’opera mastodontica e senza eguali. Una sorta di museo virtuale con immagini in 3D, per “rendere visitabile e percepibile il mondo antico, con la sua architettura, a tutti i cittadini” ha spiegato Carandini.

Una missione la prossima in cantiere che è prima di tutto, appunto, un work in progress. “Un seminario permanente, alla Sapienza, si sta occupando di aggiornare i dati sulla base delle nuove scoperte: dopo gli scavi del settembre scorso al Palatino, alcune piante sono già state modificate  –  spiega Carafa  –  L’atlante è nato, infatti, da un sistema informativo archeologico, realizzato con il supporto tecnico di Integraph: una banca dati digitale in continuo aggiornamento”. Al momento l’immenso database non è online, ma presto verrà creato un portale web: “Stiamo comprando un nuovo server e speriamo di vedere il sito online entro fine anno”.

Nel frattempo, sono partite le prime tesi di laurea volte a ricostruire, con questa nuova cartografia dedicata ai beni culturali antichi, le trasformazioni del territorio anche al di fuori dei confini dell’Urbe: dopo la completa sistematizzazione di tutta la fascia del Tevere, dalla valle dell’Aniene a Ostia, ci si sta muovendo ora verso i Colli Albani, fino ad Anzio, prima di proseguire in tutto il Lazio meridionale. “Abbiamo scoperto, ad esempio, che già nel V secolo a. C. al di fuori della città si ponevano le basi, attraverso grandi insediamenti agricoli, per il modello di sfruttamento delle campagne che avrebbe caratterizzato lo sviluppo economico di Roma nei secoli successivi” racconta Carafa.

Il potenziale della ricerca, condotta al momento da 18 laureandi e da alcuni collaboratori, è immenso: le carte potrebbero servire come base per lo sviluppo di piani regolatori che tengano conto da subito delle aree a maggior densità archeologica, come è da poco successo nel comune di Castrovillari, in Calabria.

“Grazie al metodo “predittivo”, usato in archeologia, si possono individuare le zone del territorio più a rischio: un lavoro che con la Sapienza abbiamo fatto anche per l’Anas e che si è rivelato utile per decidere dove costruire infrastrutture evitando sorprese inattese che potevano bloccare lavori” aggiunge l’archeologo. Dalle fondamenta del mondo antico, insomma, potrebbe partire uno sviluppo più consapevole di quello moderno.

Fonte [roma.repubblica.it]

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